foto di Silvia Meacci
Un repertorio di fotografie che si pone come un flusso di ricordi per lo spettatore più attempato e una galleria di stupore per i più giovani. Le opere esposte nella nuova mostra a Villa Bardini, curata da Giovanna Uzzani, raccontano il capoluogo toscano in tre decenni, scandagliando più ambiti a partire dagli anni Cinquanta: musica, arte, storia, moda, sport, vita quotidiana.

È stata la Uzzani stessa a tenere, martedì 19 maggio, una conferenza su come Firenze nel tempo abbia privilegiato la vocazione per certi settori artistici o commerciali, piuttosto che altri. Nel dopoguerra vi era un clima febbrile caratterizzato dall’entusiasmo della ricostruzione, le cui tracce però vanno perdendosi. Recuperarle come vivide testimonianze è uno degli scopi della mostra che vuole narrare ai visitatori anche la ‘città di Rothko’, o per lo meno l’atmosfera che l’artista trovò allorché visitò il capoluogo toscano, innamorandosene. Certamente della città apprezzò l’arte antica: il Convento di San Marco, ma anche la Biblioteca Laurenziana, in cui vide la rappresentazione plastica del dramma umano. Ricordando che al pittore è dedicata una fortunata personale in Palazzo Strozzi (fino al 23 agosto 2026), viene spontaneo rammentare come invece la collezione di Peggy Guggenheim, esposta nel 1949 nella Strozzina, venne stroncata da molti. Pietro Annigoni commentò sul Mattino dell’Italia Centrale: “Arriva a Palazzo Strozzi il baraccone della Guggenheim” e Piero Bargellini introdusse un suo pezzo con il tagliente titolo: “Le commissioni della Signora Peggy”. Firenze si dimostrò infatti riottosa ad accogliere la modernità dell’arte contemporanea, dando piuttosto valore all’antiquariato con l’avvio della Biennale Internazionale.

Attratti dalla bellezza della città, dai set cinematografici, dalle maison di moda ( la primissima sfilata in Italia ebbe luogo a Villa Torrigiani nel 1951), arrivavano anche attori di fama mondiale. Gli scatti in bianco e nero di Gregory Peck, Humphrey Bogart, Anita Ekberg, Clark Gable, Audrey Hepburn, Brigitte Bardot sono un vero tesoro da ammirare. Fu poi merito di fiorentini capaci e intraprendenti come Ragghianti se Firenze fu rilanciata come culla del rinascimento dell’artigianato artistico e se gli artigiani italiani vennero connessi con il mercato newyorkese. Nella metropoli, fino al 1948, rimase infatti attiva una mostra permanente a tre piani, la House of Italian Handicraft, con oltre 1000 pezzi esposti. Nel 1947 era ripartita anche la undicesima Mostra dell’Artigianato. Negli anni ’50 ebbe luogo il First Italian Fashion Show. Grazie dunque alla moda, all’artigianato e all’antiquariato, oltre al patrimonio museale e artistico, Firenze si affermò sempre più come città del turismo, ma non solo.

Percorrere le sale di Villa Bardini è lasciarsi trasportare da un mulinello di eventi in una città vitale e pulsante, ricca di volontà civile e forte impegno. Dalla ricostruzione all’inaugurazione del Ponte Santa Trinita nel 1958, da Firenze capitale della pace nel 1955 grazie al sindaco La Pira, alla solidarietà dei negozianti con gli operai della Pignone in sciopero. Negli anni sessanta le piazze si riempirono di attivisti e negli anni settanta seguirono nuovi slogan e lotte. Esemplare la foto della folla riunitasi al Piazzale Michelangelo contro la fame nel mondo. Molti i momenti di aggregazione gioiosa: per la Festa del grillo, quella della Rificolona, per le partite della Fiorentina o per l’arrivo del circo in città.

La memoria del passato narrato nell’esposizione non ha un intento nostalgico, serve piuttosto a mostrare l’immagine che Firenze si è attribuita e guadagnata negli anni. La curatrice auspica che, oggigiorno, in questa epoca di turismo di massa, sia di utilità per ripensare la città come presidio da tutelare e identità da ridefinire.
Ideata e prodotta da Fondazione CR Firenze, in collaborazione con Archivio Foto Locchi, la mostra sarà visitabile fino al 18 ottobre.
