foto di Silvia Meacci
A Firenze, le Aziende per il Turismo di Alpe Cimbra, Valsugana-Lagorai e Trento hanno presentato alla stampa la nuova stagione estiva. Territori da vivere lentamente, tra sentieri, silenzi e tradizioni. Colpiscono le comunità locali, la loro cura dell’ambiente e la capacità di rinnovarsi senza mai sradicarsi. Al turista che si avventuri in montagna, arriva chiaro l’amore dei trentini per la loro terra. Sono custodi del territorio gli anziani che ancora tramandano gli usi, coloro che vi lavorano alacremente, i giovani che decidono di rimanere. Quando si sta bene in un luogo, si ospita anche bene. E ciò che viene coltivato, come le patate dei terrazzamenti, o i porri di Nosellari, pur nelle difficoltà di un terreno irto, viene portato a tavola e condiviso. In Alpe Cimbra, così come in Valsugana o nel comprensorio di Trento, fra festival, itinerari gastronomici, attività sportive e iniziative culturali, il calendario estivo si arricchisce ogni anno. Tuttavia la montagna ha bisogno di essere scoperta con meno rumore e può essere vissuta lentamente, senza la fretta di consumarla. In Alpe Cimbra sette punti panoramici sono stati attrezzati con grandi panchine per mettersi in ascolto del silenzio, che, rigenerante, può urlarci dentro. Abbandonarsi ai rumori del bosco, ai profumi di resina e di legno: questa è la forza della montagna. Tornare a viverla come la vivevano i nostri nonni. Assaporarne l’essenzialità e magari ripercorrere le tracce di Freud. Lo psicoanalista scelse Lavarone, nell’Alpe Cimbra, per tre vacanze tra il 1900 e il 1907. Ne rimase incantato e riuscì a trovarvi pace e ispirazione. Si tratta di riappropriarsi della capacità di fermarsi, di gustare un panino con i formaggi d’alpeggio, ‘distinguerne i vari accenti’ (ogni malga ne ha uno) e bere una birra locale o del latte di zona. Si tratta di ascoltare, mentre ci si ascolta dentro. Si tratta di aprirsi al bosco, al vento, all’aria. E riconnettersi.
In Alpe Cimbra si può camminare lungo il Bee Trek, ‘inseguendo’ le api che vivono tra i pascoli. I loro mieli sono puri, ricchi di essenze di erbe spontanee, come mirtillo, rododendro. In Valsugana, da Trento fino al Veneto, come in passato, è possibile ‘adottare’ una mucca, visitare la malga, conoscere i malghesi e portarsi a casa i prodotti del territorio. Per conoscere le tradizioni, i visitatori sono invitati a riscoprire ricette antiche, fare le marmellate, il formaggio.

La montagna la si vive camminando, nuotando, facendo sport, pedalando. In Valsugana, agli 80 chilometri di pista ciclabile (oltre alle salite da mito), sono stati aggiunti otto nuovi percorsi per mountain bike e gravel. A Trento l’area urbana sfuma in quella alpina e, grazie alla Bicipolitana ci si può avventurare nei dintorni o andare ai quattro castelli limitrofi con un trenino privato e fare colazione a bordo con i prodotti locali. Conoscere meglio il Trento DOC, ritrovare nel calice il profumo delle uve trentine, assaporarne il tempo e la manualità della lavorazione può essere un obiettivo piacevole da perseguire nei percorsi di degustazione. E poi c’è il cibo. In Trentino significa frutti di bosco, pane nero, polenta, strangolapreti, spätzli, tagliatelle al cervo, canederli alla trentina (differenti da quelli altoatesini) e strudel: uno scrigno di ‘pasta matta’ come da antica tradizione ripieno di mele renette della Val di Non e pinoli e profumato di cannella.
