foto di Silvia Meacci
Meta turistica tra le più ambite al mondo, Firenze lo è anche in occasione della Pasqua, grazie al tradizionale Scoppio del Carro. Come ogni anno, la domenica mattina sono arrivati in città i buoi per trasportare il “Brindellone” dal suo deposito in via Il Prato fino al Duomo. Dopo l’esibizione acrobatica dei Bandierai degli Uffizi, il corteo delle autorità e il sorteggio per gli abbinamenti delle partite di giugno del Calcio Storico (i Verdi di San Giovanni giocheranno contro i Rossi di Santa Maria Novella, mentre i Bianchi di Santo Spirito sfideranno gli Azzurri di Santa Croce), la colombina ha fatto scoppiare il carro con un volo esemplare: dall’altare maggiore della cattedrale, andata e ritorno, senza intoppi. In passato, il buon esito del volo era di auspicio per il raccolto, oggi ci si augura che porti prosperità, ma soprattutto pace, buonsenso e distensione.

Nei giorni antecedenti la Pasqua, complice il maltempo e la precaria situazione geopolitica, la presenza di visitatori nelle piazze e nelle vie fiorentine è stata visibilmente inferiore rispetto agli anni passati. Le prenotazioni per le vacanze pasquali in Italia hanno risentito dell’instabilità internazionale. Le città d’arte, tuttavia, si confermano destinazioni vincenti e Firenze, con la Toscana, continua a reggere.

Sabato 4 aprile, vigilia di Pasqua, il sole ha favorito il flusso turistico e il centro della città si è riempito. Oltre ai toscani giunti per lo shopping del sabato, erano presenti molti italiani provenienti dal Nord, ma anche da Roma e dalla Campania. Ponte Vecchio strabuzzava di persone, così come piazza del Duomo, i lungarni e piazza Santa Croce, animata dalla mostra-mercato Firenze Craft con prodotti artigianali e agroalimentari. Lunghe file si sono formate davanti alle gelaterie: La Strega Nocciola, Sbrino, Il Gelato di Filo, La Carraia. Il pubblico era come sempre variegato per età, lingue e abbigliamento: turisti tedeschi, spagnoli, americani, francesi, brasiliani, coreani e cinesi (quasi assenti i giapponesi), molti in infradito e canottiera, altri con giacche o piumini. Da una parte c’era chi si sedeva ai tavoli per gustare i panini al tartufo di Procacci in via de’ Tornabuoni o l’aperitivo al Caffè dell’Oro sul Lungarno degli Acciaiuoli, dall’altra chi mangiava panini sul marciapiede o apriva contenitori portati da casa.

La città offre naturalmente soluzioni per pranzo, aperitivo e cena adatte a ogni tasca e a ogni orario. Nei locali più orientati al turismo è facile vedere serviti, anche nel bel mezzo del pomeriggio, pizza, spaghetti o bistecca. Ci stiamo snaturando? Stiamo rinnegando le nostre tradizioni? Oppure è giusto garantire ai visitatori stranieri la possibilità di rifocillarsi ai loro orari? La questione è controversa da tempo.

In periferia, i fiorentini hanno potuto contare su pochi supermercati aperti la mattina di Pasqua e anche a Pasquetta. Filcams CGIL Toscana e Uiltucs Toscana hanno proclamato sciopero e astensione dal lavoro: “È festa: è il momento di liberare il tempo delle persone dalla logica del consumismo e restituire valore alle festività, rendendole un diritto per tutti”. Le giornate festive stanno perdendo la loro connotazione e i lavoratori, pur consenzienti e non obbligati per legge, rischiano di rinunciare a una sana qualità della vita in un mondo sempre più orientato al consumo, dove diventa difficile sbarcare il lunario.
