Il nome di Vincenzo Micocci, forse, in qualche caso, può risultare sconosciuto, ma per chi ama la musica e ha acquistato i dischi negli anni sessanta e settanta dello scorso secolo, è un’icona. Nacque a Roma il 22 maggio 1923 e la musica fu il suo elemento fin da ragazzo. Vincenzo Micocci amava il jazz e dopo la maturità, si iscrisse alla facoltà di Lettere. Per potersi pagare gli studi, Micocci iniziò a lavorare presso il negozio di dischi di suo zio, Musicalradio, in via della Convertite a Roma. Vincenzo Micocci si occupava dell’approvvigionamento dei dischi e la sua bravura fu notata da un agente della RCA, la casa discografica fondata da David Sarnoff, che era il radiotelegrafista che ricevette il primo SOS da parte del Titanic che stava affondando, ma questa è un’altra storia. Tornando al nostro Vincenzo Micocci fu presentato al direttore di allora della casa discografica, Ennio Melis. Il primo incarico di Vincenzo Micocci fu quello di stimare la quantità di dischi da importare e stampare. La precisione di Micocci si rivelò incredibile, i dischi di Belafonte furono venduti in poco tempo, sfiorando le 500 mila copie. Alla fine degli anni cinquanta iniziarono i lavori per la costruzione dei nuovi studi sulla via Tiburtina a Roma. Nel 1961 furono inaugurati e la RCA assunse nuovi arrangiatori usciti dal Conservatorio che avrebbero fatto una discreta carriera, erano: Ennio Morricone e Luis Bacalov. Vincenzo Micocci, che nel frattempo era stato nominato direttore artistico, mise sotto contratto nuovi cantanti, come Gianni Meccia, per cui venne coniato il termine cantautore, Nico Fidenco ed Edoardo Vianello. Non si dimentica mai il primo amore e quello di Vincenzo Micocci, fu per il Jazz. Per tale motivo curò personalmente alcune collane dedicate a grandi artisti internazionali come, Jelly Roll Morton e italiani come Romano Mussolini e Nunzio Rotondo. Il grande amore per la musica di Vincenzo Micocci fu propedeutico per la sua collaborazione a riviste musicali, da Fiera letteraria a L’Espresso. Pubblicò per le edizioni Cappelli di Bologna, Il libro del jazz, un volume essenziale per gli amanti del genere musicale. In quegli anni Vincenzo Micocci condusse, insieme a Salvatore Biamonte, la trasmissione radiofonica Il Discobolo, che fu ricordata da Francesco De Gregori nel brano, Rollo & His jets. Negli anni sessanta la quantità di dischi venduta era impressionante, numeri da capogiro. Artisti come Nico Fidenco, Rita Pavone, Gianni Morandi, potevano arrivare a vendere milioni di copie e di conseguenza la RCA divenne sempre più economicamente solida e con essa accrebbe la considerazione per Vincenzo Micocci. A Milano esisteva una casa discografica di proprietà di Nanni Ricordi, che si chiamava Ricordi. Attraversò un periodo di crisi e Vincenzo Micocci fu chiamato al suo capezzale per risollevarne le sorti. Si trasferì nel capoluogo lombardo e in poco tempo rivitalizzò un catalogo che aveva artisti come: Sergio Endrigo, Gino Paoli, Luigi Tenco. Vincenzo Micocci mise sotto contratto una giovane cantante di grande talento, il suo nome era Ornella Vanoni. Vincenzo Micocci lanciò in quel periodo Wilma Goich, che avrebbe fatto coppia con Edoardo Vianello e Roberto Satti, in arte Bobby Solo, che partecipò al Festival di Sanremo con Una lacrima sul viso, disco che riuscì a battere ogni record, superando il milione di copie. Vincenzo Micocci fondò una nuova casa discografica, la Parade. Aveva il compito di diffondere le grandi colonne sonore composte da Ennio Morricone e Nico Fidenco. In quegli anni si affacciò un altro grande talento artistico sul quale Micocci puntò e ne fu ripagato, si chiamava Edoardo Bennato. Dopo aver fondato la It, una nuova casa discografica, Vincenzo Micocci pubblicò gli album di Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Giorgio Lo Cascio, Rosalino Cellamare, che poi avrebbe cambiato in Ron. Gli anni settanta portarono una ventata di novità musicali che Vincenzo Micocci seppe cogliere. Lanciò Rino Gaetano, Gianni Togni, Sergio Caputo, Enzo Carella. Ebbe qualche incomprensione con Alberto Fortis che nella sua canzone, Milano e Vincenzo arrivò all’intenzione dell’omicidio. Gli anni ottanta furono in termini economici compatibili a quelli di una parabola, con una grande salita e una discesa altrettanto repentina. Nel 1987 la BMG rilevò la RCA, che a sua volta non rinnovò gli accordi con la It. Si affacciò un nuovo competitor, la Virgin, l’etichetta discografica inglese che sparigliò le carte in tavola. Vincenzo Micocci si ritirò dal mondo che l’aveva visto protagonista per qualche decennio, dopo aver scritto un’autobiografia dal titolo Vincenzo io ti ammazzerò, con la prefazione scritta da Alberto Fortis con il quale nel frattempo aveva fatto pace e che canterà pochi giorni dopo la morte di Micocci che avvenne il 5 novembre 2010, Vincenzo io ti abbraccerò. Fu il giusto epilogo e omaggio a un uomo che aveva vissuto e amato la musica più di ogni altra cosa.
Vincenzo Micocci: mister 45 giri
