A poche ore dalla fine del 2025, vorrei fare alcune riflessioni in occasione della conclusione del quindicesimo anno di apertura del mio orfanotrofio in Kenya. Vorrei innanzitutto esprimere sincera e profonda gratitudine a tutte le persone e le associazioni che, anche in Italia, mi hanno incoraggiato e/o fornito aiuti preziosi e, talvolta, inaspettati che mi hanno toccato profondamente. Al contrario di quanto avviene in Africa, dove i cristiani vivono e lottano per la loro fede, da noi, purtroppo, non è più così semplice, soprattutto per i giovani, vivere il Natale cristiano e mettere Gesù al centro, accogliendo la sua luce e il suo amore. E’ sempre più raro e difficile andare controcorrente rispetto al consumismo, e trasformare la propria vita attraverso la preghiera (anche nel silenzio), la carità e la riscoperta della simbiosi con il prossimo, celebrare la “Buona Nascita” di un inizio nuovo pieno di speranza, pace e gioia, in un’ottica di rinnovamento interiore e di servizio. Viviamo in momento storico in cui certi ceti e correnti politiche esasperano una falsa inclusione e fanatizzano il multiculturalismo. Oltre ciò, in molte fasce della nostra società, si è creata una grossa dissonanza tra un senso di gioia idealizzato dal materialismo imperante e la realtà che in molti dà vita a tristezza, ansia, apatia, irritabilità, rabbia, pessimismo. Recenti studi psicologici hanno definito l’atteggiamento delle persone che odiano il Natale “sindrome del Grinch”, dal nome del celebre personaggio letterario creato dal dr. Seuss, autore e fumettista statunitense. Finchè anche noi non avremo la forza di portare avanti con convinzione, tempra e coraggio le nostre tradizioni, altri troveranno fortezza e fermezza per imporci i loro dogmi. A tale proposito, è mia ferma intenzione, prima dello scoccare della mezzanotte del nuovo anno ringraziare ed ammirare quelli che non si sono tirati indietro, non si sono ripiegati solo su se stessi e non chiudendosi nel loro mondo privato o cadendo in insopportabili mediocrità o sciocchezze mascherate da inclusione dell’immigrato. Ringrazio ed ammiro quelli che non si sono tirati indietro, non per ambizione di esibire delle qualità, ma per la responsabilità di mettere al servizio di tutti i loro talenti. Ringrazio ed ammiro quelli che non si sono tirati indietro non per interesse, ma per una risposta all’aiuto del prossimo. Ringrazio ed ammiro coloro che non si sono lasciati abbattere dai fallimenti e dalla consapevolezza dei loro limiti, poiché essi debbono essere un invito a correggersi, a riflettere, a riprendere e ad andare avanti. Ringrazio ed ammiro quelli che non si sono tirati indietro di fronte al gemito degli “ultimi del mondo”, e si dedicano alla consolazione perché sanno di non poter “aggiustare il mondo”, ma almeno quel “frammento” assegnato a loro. Ringrazio ed ammiro quelli che non si sono tirati indietro nel “fare” e si sono aperti alle opere, al “dare ed al donare”, dopo essersi inginocchiati su una panca per una pur indispensabile preghiera.
Ecco, in questi “grazie”, sono racchiusi anche i miei auspici affinché durante il nuovo anno si moltiplichino l’unità, la determinazione e la fermezza dei cristiani sulle loro tradizioni ed i loro dogmi; si allarghi il dialogo interreligioso sulla pace, sulla libertà e su un cammino di sobrietà, che esorti alla carità e all’ospitalità reciproca.
