Quando pensiamo al teatro ci vengono in mente protagonisti che hanno calpestato il legno, lasciando tracce profonde. Di certo, lo ha fatto Giancarlo Sbragia, che nacque a Roma il 14 marzo 1926. Nel 1944 si iscrisse all’Accademia nazionale d’arte drammatica, ebbe compagni come Tino Buazzelli, Nino Manfredi, Luciano Salce e Marina Bonfigli. Dopo essersi diplomato nel 1947 venne scritturato dal Piccolo Teatro di Milano con ruoli di primo piano. Giancarlo Sbragia lavorò con i grandi del novecento, da Eduardo De Filippo a Luchino Visconti, Giorgio Strehler, Michelangelo Antonioni e Federico Fellini. Sposò in prime nozze Esmeralda Ruspoli, discendente di un’antica e nobile famiglia romana, anche lei attrice ed ebbe tre figli, tra i quali Mattia che proseguirà il mestiere di attore. Negli anni sessanta Giancarlo Sbragia fondò, insieme a Ivo Garrani e a Enrico Maria Salerno, la compagnia di Attori Associati, che proponeva un teatro di ricerca dai connotati sociali. Giancarlo Sbragia fu anche sindacalista e coordinò il primo sciopero della categoria, quando la Rai non corrispose i compensi per le repliche delle trasmissioni. Sbragia fu anche direttore artistico teatrale e diresse spettacoli come: Caligola, Edipo re, poi personali adattamenti di Strano interludio, Piccola città e I demoni, poi ancora Il commedione di Giuseppe Gioacchino Belli. Giancarlo Sbragia fu protagonista televisivo e radiofonico, come attore e presentatore, interpretando la voce fuori campo e narrante dei Promessi sposi di Sandro Bolchi, che andò in onda nel 1967, una pietra miliare delle trasmissioni RAI. Sbragia alternò gli impegni televisivi, teatrali e in radio. Per il teatro diresse, Ricorda con rabbia del drammaturgo John Osborne e poi fu autore e interprete di: Le veglie inutili, Quarta era, tratto dal romanzo inchiesta Gli apprendisti stregoni di Robert Jungk, dedicato alla storia della prima bomba atomica. Giancarlo Sbragia continuò il filone del teatro d’inchiesta con Il fattaccio del giorno, che rievocava l’assassinio di Giacomo Matteotti da parte delle squadracce fasciste. Fu anche protagonista di commedie come Musica e lazzi della commedia dell’arte e Le confessioni della signora Elvira. Per la televisione fu presentatore di rubriche settimanali come L’approdo e Concerto di prosa. Sbragia fu protagonista e dimostrò il suo affetto per i colleghi, come quando nel 1978 venne invitato dalla RAI per presentare Il vizio assurdo di Diego Fabbri e Davide Lajolo, dedicato a Cesare Pavese che era interpretato da Luigi Vannucchi, che si era tolto la vita da pochi giorni. Giancarlo Sbragia iniziò la presentazione e poi vinto dalla commozione dovette abbandonare la diretta televisiva. Dopo la fine del suo matrimonio con Esmeralda Ruspoli, Giancarlo Sbragia si sposò in seconde nozze con Alessandra Panaro, anche lei attrice, famosa per essere stata protagonista del film cult degli anni sessanta, Poveri ma belli. Un curioso episodio accadde alla coppia che abitava davanti alla chiesa di San Giorgio in Velabro, quando un’auto-bomba mafiosa nel periodo stragista degli anni novanta dello scorso secolo esplose provocando seri danni alla chiesa e gli edifici circostanti, correva l’anno 1993 e i due si salvarono dalla deflagrazione perché era il mese di luglio e la finestra aperta attutì l’onda d’urto, distruggendo le suppellettili ma lasciandoli incolumi. Giancarlo Sbragia fu protagonista insieme a Giorgio Albertazzi ed Enrico Maria Salerno, della lettura integrale della Divina Commedia, lesse il Purgatorio, mentre Salerno il Paradiso e Albertazzi l’Inferno. Sbragia partecipò alla compagnia di prosa della Rai con Il barbiere di Siviglia di Beaumarchais e I giusti di Camus. In radio condusse Voi ed io, lo storico programma d’intrattenimento che andava in onda al mattino. Abbiamo già sottolineato il suo impegno sindacale, Giancarlo Sbragia fu anche consigliere comunale a Roma negli anni tra il 1976 e il 1981, eletto nelle liste del Partito Comunista Italiano. Giancarlo Sbragia morì a Roma il 28 giugno 1994 all’età di 68 anni a causa di una malattia incurabile che lo affliggeva da tempo, ma che non gli ha impedito di essere fino all’ultimo protagonista dello spettacolo dello scorso secolo. Giancarlo Sbragia ha speso i suoi anni quasi esclusivamente sulle tavole di un teatro con il suo timbro di voce inconfondibile e quello sguardo penetrante che scavava dentro lo spettatore. Oggi riposa nel cimitero di Panarea, nella cappella dove è sepolta anche Esmeralda Ruspoli, la sua prima moglie, morta sull’isola nel 1988 a causa di un aneurisma.
Giancarlo Sbragia: l’altro teatro
