Monica Guerritore lo ha scritto, diretto e interpretato. Realizzarlo e portarlo nelle sale è stato imprevedibilmente complicato. Pur essendo stata un’attrice molto celebrata, la Magnani donna non era mai stata ritratta in un film: mai nessuno aveva narrato la trama della sua vita, che si complicò dopo la vittoria dell’Oscar anche a causa dei profondi cambiamenti avvenuti nel mondo del cinema. La sceneggiatura di Monica Guerritore, dedicata ad Anna e alle sue fragilità, ha faticato a trovare qualcuno disposto a crederci: si riteneva che il soggetto non potesse interessare al pubblico.

“Io ero sicura, ma la mia parola non contava. Non mi sono demoralizzata: sono andata nelle piazze, ho letto la mia sceneggiatura, trovando consensi tra la gente”, ha raccontato Monica al Cinema La Compagnia di Firenze dove ha presentato in anteprima il suo film al Festival di Cinema e Donne 2025.

“Oggi non abbiamo figure femminili di questa potenza. Quelle proposte dal cinema sono prototipi di donne incerte, spezzate, e tale fragilità viene portata avanti non solo da sceneggiatori e registi uomini, ma anche dalle attrici stesse. E nel 2025 non può essere cosi! Se una donna ha esperienza e idee, queste devono contare!” Il film è dedicato ad Andrea Purgatori — giornalista e sceneggiatore scomparso nel 2023 — che, come ha ricordato la Guerritore, “ha letto e amato subito la sceneggiatura”. “Ringrazio lui e mio marito che ha sostenuto il progetto” ha aggiunto.

Il film ha un andamento anni ’50. “Non uso la macchina, non sposto la dolly”, ha spiegato la Guerritore. “Anna” ha un ritmo e una fluidità rétro con scene e primi piani magnifici. Racconta la vita di Nannarella che va lentamente spegnendosi a partire dalla notte degli Oscar in cui la Magnani attende a Roma il verdetto per il film “La Rosa tatuata”. La notte incarna il suo passato di creatura notturna, istintiva, verace, spontanea — più a suo agio con gatti e cani che con le persone. Poi giunge l’alba, con la vittoria dell’Oscar: una “false victory”, però, da cui comincia il vero film, trapuntato di momenti amari, crudi, reali, malinconici. Con intimità e potenza la Guerritore ci mostra ciò che la Magnani non ha detto, non ha urlato. È un film-denuncia di ciò che non denunciò: il dolore per il figlio poliomielitico, l’amore spezzato, il disinteresse del cinema nei suoi confronti, il declino. Grazie al punto di vista femminile di Monica sceneggiatrice e regista, Anna è finalmente una donna rappresentata nella sua interezza, non una porzione. La Guerritore attrice le restituisce colore, dandole carne, corpo. Bravissima nella prossemica e nella gestualità. Pare che Nannarella riviva grazie a lei. Al suo fianco attori di gran talento chiamati a impersonare personaggi come Rossellini, Moravia, Fellini — uomini veri, pratici, talvolta, forse in ombra rispetto alla centralità e il magnetismo della protagonista.

A Firenze, insieme alla Guerritore, erano sul palco del Teatro della Compagnia, anche le bravissime attrici Alvia Reale e Francesca Cellini, che nel film interpretano rispettivamente, la governante — forse l’unica figura materna che ha avuto Anna Magnani — e Suso Cecchi D’Amico — la più grande sceneggiatrice italiana, che talvolta riusciva a frenare l’istintiva Anna. Il film, presentato in prima mondiale a Roma alla Festa del Cinema, uscirà nelle sale italiane il 6 novembre, prodotto da Notorious Pictures.”Quando Isabella Rossellini mi ha aperto una porta le ho detto: Ecco, ci hai messo la pezza!” Così ha scherzato la Guerritore alludendo alla tormentata relazione della Magnani con Roberto Rossellini che la lasciò per Ingrid Bergmann.
