Il marito ritornava verso casa dopo averci trascorso un tranquillo fine settimana con i figli e dieci anni dopo la moglie ci stava tornando. Per uno strano segno del destino Forte dei Marmi è luogo di partenza e di meta della tragica scomparsa, in due diversi incidenti a distanza di dieci anni uno dall’altro di Edoardo Agnelli e della moglie Virginia Bourbon del Monte.



Nel 1935 Arturo Ferrarin, detto “Il Moro” per il colore scuro della sua pelle, affascinante eroe dell’aria quarantenne che quindici anni prima, nel 1920 aveva realizzato, insieme al fido meccanico Gino Cappannini, il raid areo Roma-Tokyo con una SVA di legno e cartone in centosei giorni, con 18mila chilometri percorsi, centododici ore di volo alla velocità media di 160 chilometri all’ora, vide improvvisamente la dea bendata “Fortuna” giurargli le spalle. La fortuna d Ferrarin finì con un terribile incidente, che causò la morte di una figura italiana importante. Nell’incidente, Moro non aveva responsabilità dirette, ma questo pesò come un macigno sulla sua futura carriera.

Il 14 luglio 1935, una calda domenica estiva, Ferrarin ammarò con un Savoia-Marchetti S.80, immatricolato I-MORO, antistante la spiaggia di Forte dei Marmi. Un pattino portò Ferrarin a terra che si fermò a pranzare con gli Agnelli di ritorno dalla messa domenicale all’aperto nel giardino della pensione Pergola sotto gli alberi, non prima di aver fatto fare ai figli di Edoardo Agnelli, Gianni e Susanna il “Battesimo “dell’aria con un volo a loro dedicato, come ricorda la stessa Susanna nel libro Vestivamo alla marinara. “Papà è di buon umore-ricorda Susanna. Stanno parlando di aeroplani e dice: ‘Su un aereo Fiat e Ferrarin pilota sono pronto a volare da qualsiasi parte’. Purtroppo, non sarà così.


Edoardo è vicepresidente della FIAT, vicepresidente delle Officine di Villar Perosa, vicepresidente del Consiglio Provinciale dell’Economia, presidente del consiglio d’amministrazione del quotidiano La Stampa e presidente del consiglio d’amministrazione del Giornale del Pinerolese. Appassionato al gioco del calcio, fa del FootBall Club Juventus, grazie al suo lavoro nella presidenza della società dal 1923 al 1935, il più antico sodalizio imprenditoriale-sportivo d’Italia, la stella del calcio italiano con la vittoria di sei scudetti in 10 anni, di cui cinque consecutivi. Fonda anche una stazione invernale che diverrà presto prestigiosa e famosa: il Sestrière, dal nome dell’omonimo colle.
Ferrarin riparte con passeggero Edoardo Agnelli, di rientro da Forte dei Marmi e diretto a Genova per poi raggiungere Torino in treno. L’incidente avvenne durante l’ammaraggio all’idroscalo di Genova. I galleggianti dell’S. 80 I-MORO urtarono un tronco vagante sullo specchio d’acqua, l’aereo si ribaltò: il pilota e Edoardo rimasero illesi, ma quest’ultimo si alzò in piedi nell’abitacolo, posto sotto al motore montato su una gondola, e morì colpito alla nuca dall’elica rimasta in movimento. In conseguenza dell’incidente, la casa produttrice modificò la struttura dell’aereo spostando il motore in posizione meno pericolosa.
La morte del figlio fu un colpo durissimo per Giovanni Agnelli, che meditò anche di lasciare la conduzione della Fiat. Infine, rimase, nominando suo erede alla guida della società automobilistica torinese, il nipote Gianni, figlio di Edoardo, ma dichiarò una implacabile guerra contro Ferrarin, sebbene lui non fosse responsabile per l’accaduto.

Una sorte analoga, un terribile incidente stradale, dieci anni più tardi avrebbe stroncato anche la vita della aristocratica moglie di Edoardo. Virginia morì a 46 anni in un incidente automobilistico nei pressi di Pisa: l’auto sulla quale viaggiava, una Fiat 1500 Fuoriserie, diretta da Roma a Forte dei Marmi, sulla via Aurelia si scontrò frontalmente, nel tardo pomeriggio del 30 novembre 1945, nei pressi della pineta di San Rossore, con un grosso camion militare americano e la morte di Virginia fu istantanea.
Forte dei Marmi rimarrà per sempre nel loro destino.
