Diari Toscani incontra Gabriele Niccolai, nato a Firenze, città nella quale vive. È proprietario del Museo delle macchine di Leonardo da Vinci, sito in via del Castellaccio a Firenze nel cuore del centro storico.
Cosa fa nella vita Gabriele Niccolai?
Bella domanda! Me lo sono chiesto anch’io tante volte. Come ho avuto occasione di raccontarti poco tempo fa, cerco di fare quello che mi piace di più, che mi dia soddisfazione e questa la trovo lavorando nell’ambito della cultura e della storia, della quale sono sempre stato appassionato. Vengo dal mondo della moda, un campo un po’ difficile in cui dovevi dare tutto te stesso. Disegnavo collezioni in tempi brevissimi ed erano sempre due, qualora la prima non fosse piaciuta. Era tutto molto frenetico e snervante, a un certo punto ho sentito la necessità di fare qualcosa di diverso, in cui potessi esprimere la creatività seguendo ciò che sentivo più mio.

E arriviamo a quello che poi è diventato il tuo mondo…
Sono entrato nel campo museale e devo dire che piano piano ho avuto la conferma che è stata la scelta giusta e che mi sta dando soddisfazione. Ho dato vita a un museo dedicato a Leonardo da Vinci, che sta diventando uno dei musei più ricercati e più belli di Firenze. Stiamo avendo successo e siamo apprezzati anche nel mercato estero. Purtroppo i riconoscimenti spesso arrivano con maggiore risonanza al di là dei nostri confini nazionali.
Gabriele ci troviamo all’interno del palazzo Sforza Almeni, sede del tuo museo, cosa significa per te camminare in queste sale, respirare l’atmosfera del passato?
In questo palazzo ci sentiamo nel vivo, nel cuore pulsante di Firenze e della sua storia: questo è un palazzo nobile del ‘500, ricondotto alla progettazione di Bartolomeo Ammannati per Pier D’Antonio Taddei, seppure non vi siano documenti che convalidino questa ipotesi. Confiscato in seguito da Cosimo I alla famiglia Taddei, per il suo opporsi al potere della famiglia Medici, lo donò al suo coppiere Sforza Almeni e questo nome è rimasto. Camminare in queste sale, come dicevi tu prima, è respirare la storia del passato.

La passione per Leonardo da Vinci da dove arriva?
Da mio padre, Carlo Niccolai, che era nel mondo della moda e si occupava di accessori: diciamo che il seme del mio precedente lavoro era arrivato da lui anche se si occupava maggiormente di meccanica e io di design. Era lui l’appassionato di Leonardo da Vinci. In casa avevamo un’officina ed era lì che, terminata la sua giornata lavorativa, si cimentava nel ricostruire i modelli delle macchine di Leonardo da Vinci, il tutto, però, restava circoscritto alla famiglia, finché un giorno pensai: perché non facciamo qualcosa di più ampio? E così è iniziata un’avventura che mi ha condotto ai giorni nostri. E questa passione l’ho trasmessa a Leonardo, mio figlio, che collabora e partecipa a tutte le iniziative.

Perciò il Museo delle macchine di Leonardo da Vinci nasce con voi?
Sì, era il 1994. Dopo una settimana di ragionamenti, prese vita un progetto il cui focus era creare un museo dove le persone non avrebbero solo osservato, ma avrebbero avuto la possibilità di toccare e manovrare alcune di queste macchine. Ideale quindi anche per le scuole, per i curiosi e per coloro che erano affascinati dalla meccanica. Così, più di trenta anni fa, nacque l’idea del primo museo interattivo.

Per arrivare alla concretizzazione di un’idea sarà stato necessario trovare uno spazio che fosse idoneo al tipo di esposizione che pensavate...
Esattamente. Il problema principale, quando iniziammo a costruire i primi prototipi, non era tanto fare i modelli, ma trovare uno spazio espositivo importante, e a Firenze all’epoca non era facile. Con caparbietà trovammo lo spazio e riuscimmo a organizzare una mostra su Leonardo da Vinci, unica nel suo genere, sotto la cripta di San Lorenzo, che si chiama Salone Donatello, era settembre del 1999 e presentammo anche dei modelli interattivi con il computer in modo che le persone potessero manovrare, spostare, azionare: un’innovazione, una novità per quel periodo. A seguito di questa mostra nacque interesse anche nel mercato estero e così ci siamo ‘lanciati’ nel mondo.

Cosa vuol dire essere proprietari di un museo, che responsabilità si ha?
Il museo non può essere sempre statico, è una realtà in evoluzione. Solitamente lo si pensa come un luogo di conservazione, ma non è solo questo e non deve essere solo così. Oggi un museo deve essere sempre in evoluzione per stare al passo con i tempi e questo comporta continui ‘stravolgimenti’; così facendo si crea un rapporto in stretto contatto con la società che è in perenne mutamento, quindi il museo necessita sempre più di informazioni e interattività, adesso abbiamo inserito anche l’intelligenza artificiale, questo dà la possibilità al museo di crescere insieme alle persone.

Come si relazionano i fiorentini con il Museo dedicato a Leonardo da Vinci?
Questa è una realtà a portata di famiglia: l’idea classica è quella di musei prevalentemente in funzione dei turisti, qui invece c’è uno spazio per i ragazzi, e in centro a Firenze non esisteva, finché non è nato questo per stimolare la loro creatività. Abbiamo notato, con grande soddisfazione, che molte persone che erano venute nella nostra precedente sede in via Cavour, e che all’epoca erano dei ragazzi, sono tornate a trovarci con i loro figli. Oppure ho trovato persone che mi hanno detto che erano già state qui tante volte, addirittura uno mi disse che era l’ottava! Dobbiamo essere contenti e soddisfatti perché tutti ce lo invidiano anche in altre parti del mondo e questo ci fa capire che un progetto di questa portata, con le dovute modifiche, migliorie e adattamenti, è a dimensione d’uomo.

Gabriele, il tuo primo pensiero la mattina?
Il primo pensiero va al museo dato che gli impegni e le cose da fare sono tante, ogni mattina speri che tutto vada al meglio, che non ci siano problemi legati a svariati fattori, da quello legato al meteo, tipo se ha piovuto molto verificare che non ci siano state infiltrazioni, a quello tecnologico, il più banale, ma che non lo è: un computer che si blocca, o la Wi-Fi che ha problemi.

Quando tuo padre a iniziò a costruire le macchine di Leonardo da Vinci, dove trovava le ‘istruzioni per l’uso’?
Questa domanda è molto importante. Aveva solo qualche piccolo libro dal quale prendeva dei riferimenti, poi arrivò il momento in cui volle costruire un modello più complicato e mi chiese se, quando fossi andato verso Santa Croce, dove avevamo dei fornitori per la nostra attività, avrei potuto fermarmi a Vinci per trovare un libro, per lui, ideale al fine di portare avanti la costruzione della macchina che voleva fare. Mi fermai proprio a Vinci per cercare questo libro, trovai una coda incredibile di ragazzi, era durante l’anno scolastico, erano lì per la curiosità di sapere e conoscere la vita di Leonardo. Rimasi colpito da tutto questo interesse, pensavo che questo fosse circoscritto solo a mio padre e pochi altri. Anche a me piaceva, ma non avevo questo grande coinvolgimento. Parlai con il proprietario della libreria e realizzai che il mondo di Leonardo era molto vasto, c’erano tante persone che lo amavano, e fu in quel momento che abbracciai anch’io quella passione.

Trovasti il libro?
Sì, più di uno, ma di lì a poco capii che dato che mio padre necessitava di più testi e fonti, suggerii di prendere un Codice vero di Leonardo. Presi di riferimento il Codice di Madrid che era quello dove Leonardo teneva tutti gli appunti di meccanica, dopo alcune ricerche andai alla libreria Chiari, qui a Firenze, è una libreria storica e c’è ancora, oggi gestita da Massimiliano, figlio dell’allora proprietario. Trovai il libro e quando seppi il prezzo, se non ricordo male, erano sei milioni di lire, dato il costo notevole, rimasi un po’ perplesso. Raccontai al proprietario quello che mio padre stava facendo e dopo un po’ venne dimezzato. Lo comprai! Tornai a casa con il cofanetto con dentro i quattro libri, quando dissi la cifra a mio padre lo vidi sbiancare.

Quando hai deciso di metterti in ‘gioco’ anche tu?
Più o meno in quel periodo, dando una mano a mio padre, avvantaggiati in quanto in casa ci occupavamo tutti di meccanica. Iniziai anch’io a interpretare, a disegnare e a realizzare i modelli. Da quel momento è nata una collezione che si aggira intorno ai 700 modelli distribuiti in tutto il mondo. La nostra è la più grande esistente, mai realizzata da altri.

Perché ci sono anche altri che ricreano modelli di Leonardo da Vinci?
Sì, ci sono, dopo che noi abbiamo iniziato a fare questa collezione, purtroppo, è nata la concorrenza perché alcuni nostri ex collaboratori hanno preso l’idea e si sono messi a copiare il progetto, però limitato perché hanno ricostruito i 50 modelli più classici di Leonardo e lì si sono fermati, anche perché al turista o allo studente questo può bastare. Noi abbiamo un museo con oltre 120 modelli, ciclicamente li cambiamo per avere pezzi nuovi e mai realizzati. Nel nostro, al contrario di altri musei su Leonardo, ci sono pezzi unici.

C’è ancora una ricerca?
Sì, ed è continua: i modelli di Leonardo, i Codici, sono circa di 14.000 pezzi, abbiamo ancora tanto da lavorare.

Come si fa una ricerca? Con quale spirito?
Nei Codici ci sono dei pezzi eccezionali, non solo per la loro meccanica, ma anche per il loro design e lo spirito è questo: stupirsi, restare affascinati, ed è quello che avviene quando li realizziamo. I disegni hanno quel qualcosa di magico che attira l’attenzione con il desiderio di studiarli come se fossero un bellissimo dipinto e in questo c’è anche il segreto del modellista, che in fondo è quello che siamo: estrapoliamo da un disegno un modello per trasformarlo in un 3D, una scultura. Quando lo vediamo realizzato è una grande soddisfazione.

Hai parlato di interattività e intelligenza artificiale: oggi e futuro. E con il passato che relazione hai?
Sono dell’idea che presente e futuro debbano essere sempre connessi al nostro passato. Gli sbagli dei nostri avi sono un insegnamento: è attraverso uno sbaglio che ci si evolve, o meglio, dovremmo evolverci, purtroppo abbiamo sotto gli occhi il mondo che tende a ripetersi senza fare tesoro degli errori del passato, che invece dovrebbe aiutare a vivere meglio il presente e per affrontare con maggior consapevolezza il futuro.

Dato che parliamo di futuro, progetti?
Siamo andati anche oltre le nostre aspettative, negli ultimi anni abbiamo aperto un gradissimo museo permanente in Corea del sud, in una città vicino a Seul, ne stiamo aprendo uno bellissimo in Colorado anch’esso permanente, e infine nel 2026 in Cina ne apriremo un altro. Ovviamente sono tutti musei dedicati a Leonardo da Vinci e questo ci rende orgogliosi: abbiamo realizzato ciò che non avremmo mai pensato di realizzare. Saremmo contenti se riuscissimo ad aprire un’altra decina di musei in tutto il mondo.

