C’è un punto, poco fuori Siena, dove il tempo sembra scorrere in modo diverso. La Chiesa di Sant’Agnese a Vignano sorge su una collina quieta, a poco più di trecento metri sul livello del mare. Intorno, qualche casa, pochi cipressi, il suono delle foglie e un panorama che toglie il fiato. Da lì la città si mostra nella sua parte più antica, come una miniatura d’oro e mattoni, perfetta nella distanza. Questa chiesa è lì da secoli. Era già in piedi nel 1163, quando intorno vivevano poche famiglie di contadini. Solo più tardi prese il nome di Sant’Agnese, in onore della santa di Montepulciano, alla quale Caterina da Siena sentiva di essere molto legata. Le due donne non si conobbero mai, ma erano fatte della stessa sostanza di fede e determinazione. Si dice che un giorno, in un autunno lontano, qualcuno vide due figure femminili volare sul tetto della chiesa, rivolte verso la città. Da allora gli abitanti credono che le due sante veglino insieme su Siena proteggendola, come madri silenziose e benevole. Quando ci si ferma davanti al sagrato di questa chiesa, in un pomeriggio limpido, si ha la sensazione che Siena laggiù appartenga a un altro tempo, lontano, distante e quasi dimenticato. Il traffico, le voci, le urgenze restano sospese sotto quella luce di ottobre che scivola lungo i mattoni e addolcisce ogni pensiero. Qui, sul muretto di pietra, con la schiena scaldata dal sole, basta poco per sentirsi parte di qualcosa di piccolo e quieto, un angolo di pace riservato solo a noi.

È in momenti come questo che un bicchiere di Ciliegiolo Piallungo trova il suo posto. Il vino – Ciliegiolo “Piallungo” (Azienda Agricola La Montanina). È un vino che porta con sé la grazia discreta della campagna senese di Monti in Chianti, dove nasce. Nel calice risplende di un rosso vivo, chiaro e trasparente come una gemma che filtra la luce. Al naso regala note di ciliegia croccante, petali morbidi e un soffio di erbe dolci; in bocca è gentile e fragrante, con quella morbidezza carezzevole che solo i vini di pronta beva posseggono. È un Ciliegiolo che non ha fretta, che si concede piano, come la campagna d’autunno quando il sole scivola dietro i colli. C’è qualcosa di sensuale e femminile in questo vino: una carnalità quieta, un invito a lasciarsi andare, a respirare la vita senza difese, nel piacere semplice dell’attimo che sfuma e non ritorna.

L’abbinamento: Il castagnaccio.
Per accompagnarlo, scegliete un castagnaccio appena sfornato, profumato di rosmarino, pinoli e olio nuovo. È un dolce povero, antico, nato per chi conosce il valore del poco e la dolcezza del necessario. Con la sua densità bruna e la sua rusticità sincera, si fonde al vino come la terra al cielo, creando una carezza che sa di casa, di legna e di tempo sospeso.

La prescrizione
Sedetevi sul muretto della chiesa, al sole caldo di un pomeriggio d’ottobre. Lasciate che la vista su Siena vi colmi gli occhi e che il vino, lentamente, vi sciolga i pensieri. Ascoltate il silenzio, le voci lontane della città, il fruscio dell’erba che si muove tra le pietre. Prima che la stagione del focolare abbia la meglio, godetevi ancora questi raggi generosi, questa finestra aperta sul mondo che vi accoglie come ospiti d’onore. Perché la felicità, a volte, non è che questo: un calice di Ciliegiolo, un castagnaccio tiepido e una città che vi guarda lasciando che i pensieri rimangano imprigionati lontani da voi.
Le coordinate: 43°19′45.8″N 11°21′35″E
