Il diciannovesimo secolo è stato per Roma e per l’Italia, che iniziava a pensare come un paese, un secolo di grandi cambiamenti politici e sociali. Nella città eterna nacque, nel rione Campo Marzio, il 27 settembre 1800, Angelo Brunetti, detto Ciceruacchio. Di umili origini, suo padre era maniscalco, ricevette un’istruzione basica presso scuole cristiane. Angelo Brunetti crebbe e divenne un uomo imponente e abile imprenditore. Veniamo al suo soprannome: Ciceruacchio. Secondo alcune fonti deriverebbe dalla sua eloquenza, in omaggio a Cicerone. Secondo altri, dal vezzeggiativo che si portava dall’infanzia, dalla fusione di Ciccio (termine romanesco) e rocchio. Nel 1820 Angelo Brunetti sposò Annetta Cimarra, una ragazza del quartiere e nello stesso periodo acquistò carretti e cavalli per il trasporto della merce, cereali e fieno, anche vino. Restando nel campo delle varie fonti storiche, sembra che Angelo Brunetti avesse aderito alla carboneria, dopo essere stato iniziato alla politica da Pietro Sterbini e Felice Scifoni. Pare certo che nel 1831 Angelo Brunetti, Ciceruacchio, fosse il capo della Fratellanza di Trastevere e poi aderì alla Giovine Italia, introdotto da Mattia Montecchi. Nel 1837, nei rioni popolari di Roma, si sviluppò un’epidemia di colera. Angelo Brunetti indossò i panni di Ciceruacchio e divenne il paladino dei romani, grazie anche al suo eloquio. Nel frattempo Angelo Brunetti, imprenditore, arricchì notevolmente il suo patrimonio, grazie a clienti importanti come l’Istituto dell’ospedale Santo Spirito, che nel 1840 gli affidò l’approvvigionamento delle merci. Grazie alla fama ottenuta, si aprirono strade importanti per Ciceruacchio, come quella politica cittadina che era all’epoca movimentata dall’ascesa al trono pontificio di Pio IX. Il nuovo Papa aveva promesso notevoli concessioni al popolo e Angelo Brunetti si era fatto portavoce e tramite tra la Santa Sede e il popolo romano. Gli anni tra il 1846 e il 1847 furono cruciali per il destino di Ciceruacchio. Partecipava a banchetti con i potenti e il papa e manifestazioni a supporto del popolo, la sua fama aveva ormai varcato i confini di Roma e dello Stato pontificio. A Napoli, Michele Viscuso sollevò il popolo e preparò l’insurrezione del 1848 poi repressa da Ferdinando II di Borbone, ma questa è un’altra storia. Tornando al nostro Ciceruacchio visse una profonda lacerazione interiore, in quanto riteneva Pio IX un papa buono e ciò che non veniva concesso era colpa dei cardinali sobillatori. In quegli anni Ciceruacchio venne in contatto con esponenti del partito democratico: il principe di Canino e il già citato Sterbini. Organizzò la guardia civica e la divisione in Municipi della città. Il 1848 fu l’anno delle grandi esaltazioni, provocate dalle rivoluzioni italiane e dalla guerra. Le riforme liberali e il tentativo di Ciceruacchio di proteggere Pio IX dalle rivolte anticlericali. La violenza prese il sopravvento e Ciceruacchio prese decisamente le parti del popolo oppresso. Pio IX fuggì a Gaeta e dimostrò la deriva reazionaria del suo pontificato, Ciceruacchio accettò di malavoglia l’assenza del pontefice a Roma. A seguito dei moti del 1848, il 9 febbraio 1849 nacque la Repubblica governata dal triunvirato composto da: Carlo Armellini, Giuseppe Mazzini e Aurelio Saffi. L’Italia era una polveriera. Ci furono le 5 giornate di Milano, la dichiarazione di guerra di Leopoldo II di Toscana all’impero austriaco. Furono mesi confusi nei quali Angelo Brunetti, Ciceruacchio, si avvicinò a personaggi di spicco destinati a fare la storia italiana, come Giuseppe Garibaldi e Goffredo Mameli. Nel mese di marzo Pio IX chiese ad una divisione al comando del generale Giovanni Durando di andare da Roma verso Ferrara e Ciceruacchio si unì al battaglione, insieme ai figli Luigi e Lorenzo. L’esperienza della Repubblica Romana finì nel sangue ai primi di luglio del 1849, con l’intervento francese guidato da Luigi Napoleone Bonaparte, che sarebbe diventato il regnante di Francia con il nome di Napoleone III, o, come lo soprannominò Victor Hugo, Napoleone il piccolo. Con la caduta della Repubblica Romana, Angelo Brunetti, il Ciceruacchio decise di lasciare Roma per andare a combattere a Venezia, che stava resistendo agli austriaci sempre più opprimenti. La spedizione della quale faceva parte anche Giuseppe Garibaldi, attraversò gli Appennini e raggiunse Cesenatico e si imbarcò su alcuni bragozzi. Fu intercettato dagli austriaci nei pressi del delta del Po, Ciceruacchio chiese aiuto agli abitanti del luogo, ma questi lo denunciarono insieme ai suoi compagni. Angelo Brunetti, Ciceruacchio fu fucilato, insieme a suo figlio e gli altri compagni, il 10 agosto 1849 a Ca’ Tiepolo. Ciceruacchio è ancora oggi molto popolare nella cultura di massa, è stato celebrato dal cinema fin dal 1915, con il film muto Ciceruacchio e poi nel 1955, fino al 1990 con In nome del popolo sovrano diretto da Luigi Magni, dove venne interpretato da uno strepitoso Nino Manfredi. A Roma esistono varie statue e busti che ricordano Ciceruacchio, una al Gianicolo e un’altra in via di Ripetta, commemorano un figlio di Roma che con il suo animo ribelle ha fatto la storia.
Angelo Brunetti: Ciceruacchio l’anima ribelle di Roma
