Ci sono attori che vengono considerati solo come spalle dei comici più famosi, che, tuttavia, riescono a lasciare una traccia profonda nella storia del teatro e del cinema. Uno di questi è senza dubbio Mario Castellani, che insieme al suo amico Totò, ha interpretato scene memorabili che ancora oggi ci fanno ridere, grazie alla loro disarmante semplicità e al tempo stesso intrise di arte pura. Mario Castellani nacque a Roma il 24 novembre 1906, era figlio d’arte, suo zio era Attilio Pietromarchi, un impresario teatrale. Dopo essersi diplomato all’istituto tecnico, Mario Castellani esordì nell’operetta, molto di voga all’epoca: erano gli anni venti dello scorso secolo. Dopo l’operetta, arrivò l’esordio nella rivista, con gli spettacoli dei fratelli Schwarz e nella compagnia Za-Bum. Nel 1928 Mario Castellani partecipò a Madama Follia e Mille e una donna accanto, dove avvenne l’incontro con Totò, che più tardi sarà determinante per la carriera di Castellani. Nel 1944 recitò accanto ad Anna Magnani e lo stesso Totò, in Quando meno te lo aspetti di Galdieri e poi ancora per Volumeide, correva l’anno 1943. Mario Castellani festeggiò, insieme agli italiani la liberazione e nel 1945, partecipò, sempre con Totò e Anna Magnani, alla rivista, Con un palmo di naso, nella quale si prendeva giustamente in giro il regime fascista caduto e cacciato, ma non abbastanza dal paese. Nel dopoguerra il sodalizio tra Mario Castellani e Totò divenne ancora più solido. In teatro con: C’era una volta il mondo, insieme al comico partenopeo e a Isa Barzizza, Elena Giusti, Gilda Marino, era il 1947. Nel cinema, con una serie di pellicole iconiche, come: Fifa e arena del 1948, Totò cerca moglie e Le sei mogli di Barbablù nel 1950. Poi ancora Totò a colori del 1952, diretto da Steno, il padre dei fratelli Vanzina, film nel quale Mario Castellani e Totò riproposero il celebre sketch teatrale ormai collaudato del vagone letto, con Castellani nel ruolo dell’Onorevole Trombetta, un cognome perfetto per i classici calembour di Totò. Gli anni cinquanta dello scorso secolo videro Mario Castellani recitare in una serie quasi infinita di pellicole. Possiamo annoverare ancora: Il più comico spettacolo del mondo nel 1953, Totò, Peppino e la malafemmina, del 1956, nel quale Mario Castellani vestì i panni di Mezzacapa, un altro cognome calembour, il vicino dei fratelli Capone con la conoscenza di Milano, reputata allora una meta esotica. Mario Castellani debuttò come protagonista a teatro sempre nel 1956 nella commedia di Marotta e Randone, Il malato per tutti, ottenendo un ottimo successo personale e della compagnai detta: Compagnia delle 15 novità. Grazie a tale successo, Mario Castellani fu scritturato dalla compagnia di Peppino De Filippo per la pièce: Le metamorfosi di un suonatore ambulante, era il 1957. L’amicizia con Totò valicò anche il mondo dello spettacolo e dell’arte. Mario Castellani, insieme al principe Antonio De Curtis, che aveva raggiunto il massimo grado, fu iniziato alla Massoneria di Rito Scozzese. Nel 1965 partì il progetto di uno spettacolo televisivo nel quale venivano riproposti i più famosi sketch di Totò, la proposta era di Michele Galdieri, lo sceneggiatore di tanti successi del comico napoletano. Galdieri morì proprio nello stesso anno e Totò chiamò a raccolta i suoi più stretti collaboratori, tra i quali Mario Castellani al fine di portare comunque avanti il progetto. Finalmente nel 1967 la serie vide la luce sulla Rai, diretta da Daniele D’Anza e ovviamente ebbe notevole successo. La sorte era ancora una volta in agguato e nello stesso anno Totò morì e per Mario Castellani fu un duro colpo. Da quel momento diradò le sue apparizioni: solo qualche sporadica comparsa televisiva, soprattutto in rappresentazioni di commedie di Peppino De Filippo. Mario Castellani fu più di una spalla per Totò: fu lo specchio nel quale potersi guardare senza timore, anche improvvisando battute memorabili che ancora oggi vengono citate e che sono diventate immortali. Mario Castellani è morto il 25 aprile 1978, nella ricorrenza di quella liberazione celebrata con uno sberleffo al regime, con la classe e l’eleganza dell’Onorevole Trombetta.
Mario Castellani: l’Onorevole Trombetta
