Joseph Priestly nacque a Birstall in Inghilterra il 30 marzo 1733, ma, nonostante il padre fosse un fabbricante di tessuti, la famiglia non aveva una buona stabilità finanziaria, per cui, com’era uso all’epoca, una zia paterna si prese la briga di accoglierlo in casa sua e di allevarlo. Joseph era molto intelligente e soprattutto aveva una memoria incredibile, questo gli permise di imparare molte lingue: il latino, il greco, l’ebraico, il tedesco, il francese e l’italiano, più alcune lingue orientali che gli permisero di mantenere in prima persona i collegamenti con alcuni mercanti, al fine di aiutare il padre nella sua attività. Studiò in un seminario calvinista, divenne professore di due lingue, unendo gli studi teologici e filosofici con quelli sulla chimica. Insomma, era facile con lui parlare di religione, di filosofia ed anche di scienze sperimentali. Un vero dotto, che non si fermò lì, anzi, proseguendo nelle diffusione delle sue dottrine religiose, non sempre aderenti al pensiero corrente, divenne prete calvinista, si sposò ed ottenne anche una laurea in legge. Sorvolando sulle sue teorie religiose e filosofiche, Priestley è passato alla storia per alcune sue scoperte scientifiche in ambito chimico, ovvero per aver scoperto l’ossido di azoto, l’anidride solforosa, l’acido cloridrico, l’ammoniaca e soprattutto l’ossigeno. Leggenda vuole che, osservando una pinta di birra per capire come si formavano le bollicine d’aria all’interno della sua bevanda, dopo mesi di studio, riuscì a riprodurre il fenomeno inventando niente meno che l’acqua gasata, che altro non è se non acqua in cui viene immessa dell’anidride carbonica. Conscio o meno di ciò che aveva appena fatto, rivelò questa scoperta al mondo, senza però brevettarla, tanto che un altro personaggio, Johann Jacob Schweppe se ne appropriò, mandando all’aria la sua attività di gioielliere ed orologiao ed investendo tutti i suoi soldi in questa nuova impresa. Cominciò così a vendere quello che divenne il suo prodotto, a cui diede il nome di soda, in contenitori di terracotta, come se fosse un medicinale, alla modica cifra di sei penny l’una: un po’ come se oggi si vendesse a circa venti euro. Il problema della terracotta era che, essendo la terracotta molto porosa, la bevanda si sgasava velocemente quindi tra le soluzioni a disposizione vinse, quella di utilizzare un altro contenitore, ovvero una bottiglietta di vetro che, proprio in quei tempi, aveva subito degli sviluppi decisivi. Aveva inventato niente meno che l’acqua gasata in bottiglia, ma, vedendo che otteneva il riscontro della gente, decise di non venderla più come medicinale, abbassò i costi ed ottenne il meritato successo economico.

A questo punto della storia, entrò in scena re Giorgio d’Inghilterra, il quale, volendo sfruttare i successi commerciali della Compagnia delle indie Orientali, cercava di trovare un rimedio al problema delle malattie che colpivano i marinai imbarcati in questi viaggi lunghi ed estenuanti verso i paradisi tropicali. I marinai soffrivano, per lo più, di febbri malariche, e la soluzione a tali patologie giunse quando vennero scoperti gli effetti curativi di una sostanza estratta dalla corteccia di una pianta sudamericana, la “chinchona”, che prese il nome di chinino. Per assumerlo i marinai scioglievano un po’ di corteccia tritata in acqua, ma poichè il sapore era davvero sgradevole, per addolcirla vi aggiungevano un po’ di zucchero e limone. In seguito finirono per aggiungervi anche del gin, che faceva parte della loro razione alimentare giornaliera. L’uso di questa bevanda si diffuse tra i soldati inglesi a tal punto che, una volta sbarcati dalle navi presso le quali facevano servizio, la ricercavano nei locali che frequentavano. Il signor Schweppes, intuitone il potere commerciale, aggirando alcune leggi che impedivano di commercializzare alcol al di fuori di Zurigo, dove aveva sede la sua azienda, decise di commercializzare la sua acqua gasata con aggiunta di aromi naturali tra cui il chinino, dandogli il nome di acqua tonica. Nacque in questo modo uno dei cocktail più famosi del mondo: il gin tonic. Ogni volta che ne sorseggiate uno, in riva ad una spiaggia o sul bancone di un bar ricordatevi sempre che ad inventarlo furono un prete con la fissazione per la filosofia e la chimica ed un gioielliere svizzero con uno spiccato senso degli affari.
