Il Giappone, in tutte le sue arti e tradizioni, veicola una profonda filosofia di vita e anche negli sport nipponici sono i principi etici a guidare la forza. Il judo è “la via della cedevolezza”: “ju” è infatti flessibilità e capacità di adattarsi e “do” è via, cammino. Nato nel 1882, trasse le sue origini dal jūjutsu ma dell’antica arte marziale dei samurai perse le tecniche più pericolose acquisendo invece i principi di sicurezza e di allenamento reciproco, grazie al suo fondatore, Jigorō Kanō ( 1860-1938) il cui volto, serio e rassicurante, campeggia in quasi ogni dojo ( palestra di arti marziali ) rimanendo impresso a tutti. Il judo diventò sport olimpico maschile nel 1964 a Tokyo. Le donne dovettero attendere il 1992 per gareggiare per la prima volta alle Olimpiadi, a Barcellona.

Naturalmente si può praticare il judo senza intraprendere un percorso agonistico. In ogni caso ci si esercita su un materassino ( tatami ), facendo “Uchikomi”, vale a dire ripetendo mosse tecniche di proiezione che servono a far cadere l’avversario approfittando del suo sbilanciamento. A terra, le tecniche di controllo comprendono immobilizzazioni, leve sul gomito e “strangolamenti”. Si pratica anche il “Randori”, combattimento libero e in sicurezza, per mettere in pratica ciò che si è assimilato.Non è mai troppo tardi per approcciarsi al judo. È comunque altamente raccomandato ai bambini e alle bambine. Sviluppa forza, equilibrio, coordinazione, grande autocontrollo e rispetto, sia delle regole che delle persone. Cementa le amicizie, facilita condivisione, fiducia e spirito di collaborazione. Sul judo sono stati scritti innumerevoli volumi.

Recentemente è uscito un libro dedicato alle donne. Imperdibile e caldamente consigliato sia agli esperti o appassionati che ai neofiti. Si tratta di “Suffrajitsu – Le donne sulla via del cambiamento”. L’autore, Alessandro Giorgi, si è ispirato al film del 2015 “Suffragette” con Maryl Streep. Dopo la prima rivoluzione industriale, in Inghilterra molte donne abbienti si riunirono e lottarono per avere il suffragio universale femminile e poiché furono contrastate con violenza e anche arrestate, cominciarono ad organizzarsi e ad allenarsi per difendersi. A tale scopo finanziarono l’arrivo a Londra di maestri di jujiutsu. Oltre a raccontare sei storie di atlete che hanno lottato contro vènti avversi e prevaricazioni, l’autore inizia la narrazione illustrando con passione le origini di questo sport e anche la sua personale esperienza di judoka e di insegnante di judo:
“Io sono nato nel 1963, ho studiato con un insegnante nato nel 1935 (Cesare Barioli), il quale ha avuto un maestro del 1915 (Kenshiro Abbe) che ha studiato con un maestro del 1884 (Shotaro Tabata), il quale ebbe come maestro un insegnante del 1871 (Hajime Isogai) che studiò con il fondatore del judo (Jigorō Kano) che nacque nel 1860. Un esercizio pensato da Jigorō Kano e tramandato da tutti questi soggetti è arrivato a me e sarà compiuto dai miei allievi coprendo uno spazio di diecimila chilometri e un tempo di più oltre cento anni tra il fondatore e noi; così Kano ci parla e la sua ricerca estetica è più che mai attuale”. Perché si attiva un intenso “ri-conoscimento” reciproco tra allievo e maestro, in giapponese “sensei” ( letteralmente “nato prima” ), un immedesimarsi in cio che si sarà e in quello che si è stati, in una fusione di destini. Davvero appassionante è leggere le storie delle donne judoka: tra le altre, Rusty Kanokogi che vinse una gara travestita da uomo perché non era permesso alle donne di gareggiare. Fu lei a organizzare i primi campionati mondiali femminili al Madison Square Garden di New York, oppure Keiko Fukuda che scappò dal suo destino di sposa e andò per il mondo a insegnare judo. Fondò una palestra tutta femminile e fu la prima ( e unica donna ) nella storia del Judo ad ottenere il decimo dan. A lei è dedicato un interessante video su YouTube: “Mrs. Judo – Be strong, be gentle, be beautiful”.
È auspicabile che le donne possano esprimere tutta la loro potenzialità, fisicità e creatività, senza nessuna discriminazione di genere. “Strong is the new pretty” recita il titolo di un altro meraviglioso volume uscito nel 2017. Un vero libro cult che mostra, per ritratti e brevi testimonianze, il mondo variegato dell’universo femminile perché la vera bellezza non è indossare abiti di una certa taglia, comportarsi come bamboline o modelle, o avere sempre i capelli a posto.

L’autrice del libro, la fotografa Kate T. Parker, ha immortalato bambine e adolescenti che si apprestano a fare sport, nonostante le condizioni avverse o sfortunate della vita, che si fasciano i piedi pieni di calli prima di ballare sulle punte, che gareggiano sudate, sporche, spettinate, che intraprendono una carriera militare, che lottano, nuotano, e conseguono importanti risultati, che pilotano un’imbarcazione, che pensano e che si esprimono. “Un messaggio potente a tutte le ragazze, ai genitori, a ogni allenatore, mentore e insegnante che si è assunto il difficile e meraviglioso compito di accompagnarle nel loro cammino. Che possano crescere salde, forti e sicure di sé, qualunque sia il percorso che sceglieranno”.
“Mrs Judo – Be strong, be gentle, be beautiful”
