Solare, brillante, ma anche con una grande capacità introspettiva: queste sono solo alcune delle caratteristiche che mi hanno colpita quando ho conosciuto personalmente Valentina Laura Rosi, talentuosa attrice di origini versiliesi che ha valorizzato il proprio talento con un percorso di studi iniziato a New York e a Roma, un passato da tennista, e una carriera ancora tutta da vivere di fronte a lei. Un tratto distintivo è sicuramente la sua umiltà, caratteristica solo dei più grandi. Affascinante, camaleontica, magnetica è capace di tirar fuori da sé mile personaggi, l suo attivo ha diverse pellicole cinematografiche e alcuni spettacoli teatrali. Al momento è in teatro con uno spettacolo tratto da una pièce di Schmitt dal titolo “Beethoven è morto e tanti cretini ancora vivono”, con la regia di Massimo Olcese che inizierà la tourneè il 18 gennaio. Si tratta di un monologo in cui si riflette sulla perdita di sensibilità, un viaggio dal disincanto all’ incanto.
Valentina, Che tipo di spettacolo sarà “Beethoven è morto e tanti cretini ancora vivono”?
È il racconto di una donna in una casa di riposo. Una donna forte e intelligente che si accorge, grazie all’incontro casuale con una maschera di Beethoven, di aver perso una sensibilità e quindi tutta una serie di emozioni che prima aveva. Si confronta subito con le sue amiche e anche loro si accorgono della sordità che le ha contagiate. È un testo poetico, ironico, drammatico e profondo, che tratta tematiche molto attuali.

Cosa ha significato per lei questo spettacolo?
Ha significato molto. Innanzitutto perché racconta qualcosa che avrei voluto urlare all’umanità, ma sicuramente le mie parole non sarebbero state così ben scelte, poi perché era tanto tempo che non recitavo qualcosa di impegnativo e in questo spettacolo sono da sola per un’ora ed è faticoso.
Quanto influisce l’arte nella vita di tutti i giorni?
Posso parlare per me: credo che l’arte mi abbia salvata dal dolore che la vita purtroppo alle volte regala. È un rifugio che ti permette di staccarti dalla tua vita e provare emozioni forti. accompagnate da adrenalina e entusiasmo. È come una droga. non puoi piú farne a meno. Non per egocentrismo ma per un’esigenza di essere visti…cioè amati, credo, almeno per me. Cinema e teatro, poi, con la musica sono le forme di espressione che più mi arrivano. Infine credo che l’arte aiuti l’ascolto di se stessi.
Cosa significa essere un’attrice oggi, in questa società così particolare?
Non è facile perché di attrici ce ne sono tante, i ruoli sono pochi, molto meno rispetto a quelli maschili. In più si devono avere determinati requisiti fisici: devi essere giovane perchè accanto ad un 50 enne mettono al massimo una trentenne se non piú giovane. Quindi, alla fine, se per qualche ragione hai fortuna e piaci al pubblico, lavori e di conseguenza impari anche a recitare, nel caso in cui non si venga dalla gavetta. Poi, per continuare a lavorare, comunque devi essere brava. Diciamo che ci sono piú fattori che determinano una carriera. Un po’ come per gli sportivi, solo che nello sport ci sono delle regole diverse, c’è un punteggio e te la giochi alla pari, nello spettacolo no.
Quando ha capito di volere fare l’attrice?
Mi sono innamorata degli attori da bambina. Mio padre era un appassionato e mi portava a teatro, a vedere i classici. Io, mi emozionavo tanto e dentro di me dicevo che da grande avrei provato a salire sopra un palcoscenico. In un primo momento ho preso un’altra strada, che per un po’ di anni mi ha fatto dimenticare la mia idea di diventare attrice. Ho avuto una carriera sportiva, quella che mi ha consentito di “mangiare” ed anche la possibilità poi di studiare recitazione, finalmente.
Come è stato il suo percorso artistico?
Il mio percorso di artista deve ancora cominciare, forse chissà se riusciró a recitare la parte di una nonna fantastica. Ho fatto un p’ di tutto ed ho esplorato dalla produzione alla recitazione. La vita ha messo dei grandi ostacoli di fronte a questa passione e senza una rete di protezione anche emotiva, di amore, a volte, è stata davvero difficile. Peró tutte le volte che ho toccato il fondo a causa di lutti, incidenti, delusioni, è arrivato un miracolo subito dopo. Un opportunità, un regalo, una sorpresa e cosí capisci che la vita toglie e regala. È un pacchetto.

Cosa rifarebbe e cosa non rifarebbe?
Rifarei le stesse cose identiche, questo mi rassicura. Penso sempre al dramma di stare per morire e pensare anche solo per un secondo di non aver seguito la mia natura. Però se devo essere onesta alcune cose che ho fatto le rifarei piú convinta.
Lei è una donna molto profonda, crede che questa caratteristica l’abbia aiutata ad addentrarsi nei personaggi che ha interpretato?
Io credo che un buon attore debba essere empatico per prima cosa. Riuscire a capire un personaggio e un po’ come capire chi ti sta accanto, poi deve riuscire a manifestare quello che ha capito, e qui è predisposizione ed allenamento. Ed io, voglio allenarmi .
Quando le viene assegnata una parte, come inizia a “prepararsi”?
Mi “alleno” tantissimo
Quali sono i suoi progetti futuri?
Adesso penso a portare in giro questo spettacolo, poi ci sono altre storie che mi hanno proposto in teatro. Vediamo, un passo alla volta, ma senza fermarsi. Certo il sogno sarebbe quello di raccontare una storia d’amore di una cinquantenne, sullo schermo. Si parla poco dell’amore over cinquanta, chissà…staremo a vedere.
