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Diari Toscani

Giornale di cultura, viaggi, enogastronomia e società

Chi fuma, chi si sveglia dal letargo, chi si incanta davanti a una polena e chi Thiaw(ciao)

DiDiari Toscani

Ott 23, 2023

TUTTO IL TIFO MINUTO PER MINUTO NONA GIORNATA

parte prima

Sassuolo – Lazio 0-2

di Pierluigi Califano

Al Mapei Stadium di Reggio Emilia, si affrontano il Sassuolo, una città che se viene pronunciata da Jovanotti si rischia il diluvio, e la Lazio. Il tecnico dei biancocelesti è in tribuna e fuma l’impossibile, il suo collaboratore è costretto a usare i fendinebbia. La compagine (ho sempre sognato di scrivere questo termine) laziale parte forte con pressing alto e schemi convincenti. Il Sassuolo schiera in difesa un paio di elementi che hanno acquistato a via Sannio (per quelli fuori del Raccordo anulare, è un mercato di Roma dove vendono cose a prezzi concorrenziali, come le scarpe Duma e le magliette Nacoste). In particolare il difensore che si chiama Tressoldi, che è un brasiliano con i piedi montati al contrario, perde palloni in continuazione, il suo allenatore che si chiama Dionisi, diventa un’imprecazione da parte dei tifosi emiliani. Su uno di questi svarioni, Luis Alberto, sempre più convincente nel ruolo di leader, ruba un pallone che smista su Castellanos, il quale vede arrivare Anderson, che finalmente ha smesso i panni di Pamela e porta in vantaggio la Lazio. La squadra romana continua ad attaccare, anche perché il Sassuolo sembra stia giocando dopo un pranzo nel castello delle cerimonie. Dopo un miracolo di Consigli, la Lazio raddoppia con un delizioso scavetto (che non esiste in italiano, ma lo dicono i telecronisti), con Luis Alberto protagonista del goal. Dionisi non vede l’ora che finisca il primo tempo per sostituire i giocatori acquistati a via Sannio con altri comprati alla Rinascente. Finisce il primo tempo e ascolto gli inutili commenti degli addetti ai lavori. Inizia la seconda parte dell’incontro e il Sassuolo sostituisce tre giocatori e per qualche minuto sembra una squadra diversa. Sarri in tribuna, scansando la nebbia di fumo che lo circonda, fa operare dei cambi e la Lazio riprende in mano la gara. C’è il tempo di guardare Provedel che si sente l’uomo elastico dei fantastici 4 e allunga le mani per prendere un pallone all’interno dell’area di rigore, lasciando il corpo a centrocampo. In un primo momento viene espulso, poi il Var o la Var (non ho mai capito se sia maschio o femmina), rimette le cose a posto e l’uomo elastico resta in campo. Cataldi colpisce il palo con un bel tiro e la Lazio potrebbe dilagare se Vecino e altri attaccanti fossero più precisi. Luis Alberto viene sostituito e la prende bene distruggendo il Duomo di Reggio Emilia. Finisce l’incontro e ho ancora il tempo di ascoltare gli inutili commenti degli esperti che invece di incensare la grande prova della Lazio, evidenziano la pessima prova del Sassuolo, ma quanto state a rosicà…

Torino Inter 0-3

di Francesco e Ludovico Begali

Finita la pausa nazionali si ricomincia la rincorsa al campionato. Trasferta sempre insidiosa a Torino contro un Toro senza anima (e, ovviamente, pronto a rianimarsi contro di noi). Il presagio dei primi minuti non è dei migliori: ritmi di gioco da Rsa, zero grinta e nessun tiro. Primo tempo che dire narcolettico è poco. Dieci minuti dopo la ripresa, entra il Vate Dumfries (incredibilmente ispirato in questi primi mesi) e serve l’assist per il gol di Tikus (liberatorio). Il seguito è un monologo dei giocatori nerazzurri che sembrano finalmente avere attaccato la spina della corrente ed essersi svegliati dal letargo. Da angolo di testa il Toro (Martinez) incorna il Toro (sono già 11 questa stagione) e nel finale il rigore glaciale di Chala fissa sul 3 a 0 il punteggio. Incredibilmente siamo riusciti a vincere la partita dopo la sosta, cosa che non accadeva dai tempi di Garibaldi. Adesso riposo di 48 ore e poi di nuovo pronti (tesi come sempre) martedì sul tardo pomeriggio per la Champions. Amala!

Milan Juventus 0 -1

di Vinicia Tesconi

Ciao ciao. Cioè: ciao Thiaw (che si legge ciao). E soprattutto: grazie. Grazie di aver placcato Moise Kean, senza accorgerti – o forse no – che eri l’ultimo uomo. Quindi lo ammetto un po’ di “culo” sulla stupidità altrui lo abbiamo avuto. Del resto lo diceva anche la Rappresentante di Lista a Sanremo: …con le gambe, con il culo, coi miei occhi, Thiaw. Magari non lo scriveva così, ma il suono e il concetto sono gli stessi. E dunque volendo essere sinceri: è vero, l’uomo in più ci ha fatto comodo. Ancor di più ci ha fatto comodo il contraccolpo psicologico all’espulsione di Thiaw che ha letteralemente stordito il Milan. E principalmente ci ha fatto comodo che Locatelli si sia ricordato che esattamente il 22 ottobre di sette anni fa, con la maglia del Milan ci aveva inflitto un terribile, bellissimo gol e che, quindi, la cabala diceva che era giunto il momento di espiare quella colpa. Anche lì, con un po’ di “culo”, per la deviazione di Krunic che ha lasciato il miracolato Mirante a … mirare la beffa del destino, e la rete di Locatelli, che non segnava dal paleolitico, e che, forse, ha finalmente deciso che il suo sport preferito è il calcio. La Juve è rappezzata, ma ha cuore – e questo, per noi tifosi, vuol dire molto -. Ci prova, pasticcia, s’inciampa, tira in tribuna o liscia i pali. Non ci concede mai la grazia di star seduti comodi su un vantaggio un po’ più corposo, però lotta, però c’è, e tanto basta. Allegri tenta di far esplodere gli occhi fuori dalle orbite e si lacera le vesti, e forse tutti i torti non li ha neppure, ma almeno urla a una squadra viva e non agli zombie. Dusan e Fede rientrano – alleluja – ma devono essere ancora registrati. Danilo manca, Rabiot porta con dignità la fascia di capitano della Juve e persino il giovanissimo Hijmen entra che sembra Stanlio, ma poi fa volare fuori un avversario come Robocop. E siamo a meno due e a meno uno da Milano. Lo sentite il nostro fiato, vero?

Atalanta-Genoa:2-0

di Marco Germelli

Per il ciclo “Qualora non lo sapeste”… presso il Museo Tecnico Navale alla Spezia, è conservata una misteriosa scultura lignea femminile: la polena di una nave recuperata nel 1866 dalle acque dell’Oceano Atlantico e che si crede possa stregare con il suo fascino inquietante chi la guardi troppo a lungo.

Deve averla guardata troppo a lungo l’arbitro odierno, che prima annulla il vantaggio dei padroni di casa, poi lo convalida su suggerimento dell’amico VAR. Deve averla guardata troppo a lungo il Grifo, che, a seguito di questa ennesima beffa, va sotto nell’umore, prima che nel punteggio, e si fa nuovamente infilare in pieno recupero da parte di un avversario oggidì davvero concreto, ordinato e spietato.

2-0 e a cà. Ah, dimenticavo… “Atalanta”, è denominata la polena ammaliatrice di cui Vi parlavo in apertura….

continua…