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Diari Toscani

Giornale di cultura, viaggi, enogastronomia e società

Chianti, numismatica e novella toscana del cantuccio e vinsanto

DiSilvia Ammavuta

Ott 14, 2023

prima parte

“Già – esordisce Claudio, mentre scendiamo in macchina con il castello di Meleto alle nostre spalle – ho dimenticato di dirti una curiosità, forse non è proprio calzante ai fini della tua rubrica, però è interessante.” Tu dilla, rispondo, e faccio partire la registrazione. “L’intento dei Ricasoli era quello di rafforzare il loro dominio soprattutto nell’alto Chianti e verso il Valdarno Superiore. Nel 1258 i Ricasoli vennero in possesso di terre e castelli situate appunto in questi territori per la cifra di 80 lire di moneta pisana. La numismatica è un’altra mia passione, è anche attraverso la storia delle monete e della sua evoluzione che si comprende meglio la storia del territorio e i modi di dire usati tutt’oggi.”. “Ovvìa – esclamo, mentre rientriamo a Barbischio – racconta!”.

Denaro Lucchese

“A proposito di Barbischio e del mercato del quale abbiamo la prima notizia risalente al 1052 e che ebbe termine nel 1077, la moneta che veniva usata era sicuramente la moneta lucchesein quanto, agli albori dell’anno Mille, Lucca era una delle quattro zecche principali, le altre erano Pavia, Milano e Verona, e il grosso della circolazione monetaria a nord di Roma era rappresentato dai denari di queste quattro zecche.” .

Denaro di Carlo Magno zecca di Pavia

Moneta, denari, lire…  chiedo a Claudio di  aiutami a capire. “Passo indietro e partiamo dal via.– risponde entusiasta – Il conteggio monetario nasce dalla riforma di Carlo Magno. All’epoca dell’impero romano si ragionava di monete d’oro. C’erano gli aurei, i solidi, e i tremissiche erano un terzo dei solidi. I Longobardi continuarono con la monetazione romana finché, nell’800, Carlo Magno riformò il sistema monetario europeo, totalmente. Da quel momento non venne mai più utilizzato l’oro.

Fiorino d’oro di Firenze

Il fiorino d’oro, per esempio, la moneta fiorentina, quando fu coniato nel 1230 era d’argento; quello d’oro fu coniato nel 1252 ed è stata la moneta che ha dato il via all’importanza di Firenze, per il commercio locale e non solo. Quindi, prima del 1230 la moneta fiorentina non circolava e non era conosciuta da nessuno. Tornando a Carlo Magno: fu con la sua riforma che fu creato il denaro fisico: la moneta, e sarà l’unica circolante per almeno 200 anni. Quella moneta era il denaro.”.L’espressione: “un sacco di denari”, immagino risalga a quel periodo. “Esattamente: le monete, infatti, venivano portate in un sacchetto. Ma denaro non è l’unico termine inerente a monete che non esistono più, che continuiamo ad usare senza saperne l’origine. Un altro molto comune è soldi, per cui chiedo a Claudio di illuminarmi al riguardo.

Quattrino di Firenze del ‘300

“Il soldo non esisteva fisicamente, era un multiplo. Per fare un soldo ci volevano 12 denari, per fare una lira 240 denari. Molto usato è anche il termine quattrini. Il quattrino lo dice la parola stessa, nasce da quattro, ovvero: il quattrino aveva il valore di quattro piccioli o piccoli cioè i denarini. La moneta quattrino fu battuta dal quattordicesimo secolo al diciannovesimo secolo quasi in tutte le zecche italiane. Tre quattrini formavano un soldo, in Toscana cinque quattrini formavano una crazia, anche se il passaggio non fu immediato in quanto la crazia venne battuta successivamente.

Barile di Firenze del ‘500

Il valore di dieci soldi veniva chiamata carlino o battezzone, questoperché c’era raffigurato San Giovanni che battezza Gesù Cristo. Il battezzone fu chiamato anche barile o gabellotto,ed era il valore del dazio che si pagava a Firenze per introdurre un barile di vino e anche per acquistare un barile di vino costava un barile.” E come mai si dice non avere il becco di un quattrino? Chiedo ormai entrata nel vortice di nomi, conii e modi di dire. “Be’, non ne sono certo, ma pare che l’origine di questa espressione arrivi dalla raffigurazione sulla moneta di uno sperone delle navi romane e che, per l’appunto, assomigliava a un becco, in questo caso, forse, poteva voler dire non avere nemmeno un pezzetto di soldo. Il linguista Giovanni Gherardini, tuttavia  dice su questa espressione: la voce becco ci stia per disprezzo e avvilimento, non parendo che dar si possa oggetto più vile e spregevole di quell’uomo il quale si contenta che la moglie gli sia infedele.”.

continua…