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Diari Toscani

Giornale di cultura, viaggi, enogastronomia e società

Con-Vivere, come è iniziato: il ricordo di Giovanna Bernardini, tra i fondatori della manifestazione

DiVinicia Tesconi

Set 10, 2023

La maturità anagrafica del festival Con-Vivere, in corso in questi giorni a Carrara, è un traguardo importante e, anche, un’occasione, per ripercorrere la fasi che portarono alla sua creazione. Diari Toscani ne ha parlato con Giovanna Bernardini, docente di Storia e Filosofia, ex assessore alla Cultura del comune di Carrara per due mandati consecutivi e tra i fondatori della manifestazione che, da diciotto anni, è la punta di diamante della programmazione culturale della città.

Come nacque Con-Vivere?

L’idea  si sviluppò a partire da una riflessione sulla necessità di promuovere un’iniziativa culturale di qualità che offrisse alla città l’occasione per comprendere la complessità del proprio tempo. Molti cambiamenti  che in questi diciotto anni si sono evidenziati, talvolta anche drammaticamente, si stavano allora presentando e insieme a questi la sfida per la cultura, le istituzioni, la politica e soprattutto per i cittadini di comprendere il proprio presente. Il sindaco Giulio Conti e  Alberto Pincione, ex sindaco e presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara condivisero quella intuizione con Fabrizio Geloni, ex vice presidente della Regione Toscana. Laureato in Filosofia e amico del professor Remo Bodei, Geloni gli si rivolse, conoscendone e apprezzandone la lucidità di analisi, la sterminata competenza intellettuale e la passione civile. Remo Bodei accettò volentieri l’incarico di direttore scientifico della manifestazione. Un progetto che guardava al futuro: ecco cosa sta all’origine di quella straordinaria opportunità che Carrara ha avuto ed ha  per sedimentare conoscenza. Nel 2006 Bodei propose una cornice tematica che declinava la questione della convivenza nel rapporto fra cittadino e territorio.  Individuò una serie di nomi di levatura internazionale e, per l’attuazione del programma, si formò un gruppo che cominciò a ragionare su come  creare una manifestazione con una  capacità di richiamo per tutta la provincia e non solo e, in effetti, sin dalla prima edizione l’obiettivo venne centrato.

Qual era il contesto storico e culturale in cui partì Con-Vivere?

All’epoca c’era molta attesa per questo genere di manifestazioni che non erano  ancora diffuse  come sono oggi. Esisteva  il Festival della Filosofia di Modena, che era diretto dallo stesso Remo Bodei,  e c’era il Festival della Mente a Sarzana ed altri. A Carrara si manifestò un elemento importante di originalità progettuale. In quel momento, in Italia, vi era un bisogno diffuso di confrontarsi attraverso la cultura con le sfide, le contraddizioni  della globalizzazione, delle migrazioni. Si presagiva la crisi dei partiti e delle forme della politica, quindi si  sentiva l’esigenza di fornire contenuti e strumenti ai cittadini perché si formassero un’opinione aggiornata.  Con-Vivere nacque non  in una prospettiva, pur utile,  di analisi erudita, quanto  come occasione  di confronto e di dibattito. Del resto Carrara, pur essendo una piccola città non era nuova alle sperimentazioni culturali : basti pensare alla Biennale Internazionale di Scultura, nata nel 1957, grazie ad Antonio Bernieri, che ha portato in città, fino all’ultima edizione del 2010, i grandi nomi dell’arte internazionale. Talvolta ingiustamente osteggiata, ha inscritto fino all’ultima edizione, il nome della nostra città nel panorama dei luoghi importanti  dell’arte contemporanea.

Quando cominciò a occuparsi di Convivere lei, professoressa Bernardini?

 Il sindaco Conti e  Remo Bodei, che era stato mio professore  di Filosofia all’università di Pisa e con il quale mi ero laureata, furono concordi nell’indicare il mio nome e fu per me un riconoscimento importante che mi motivò molto all’impegno a favore della città. Con me fu nominata Emanuela Mazzi che continua ancora oggi a organizzare  il Festival con competenza e generosità.

Aveva già avuto ruoli amministrativi, in quel momento?

Ero stata assessore provinciale alla Cultura, Pubblica Istruzione, Formazione professionale. Poi ero tornata ad occuparmi di ricerca e avevo pubblicato vari articoli sul‘700 , ma anche sulla realtà locale. Avevo fatto una tesi di perfezionamento in Storia, incentrata sulle presenze femminili alle cave. Da questa ricerca, all’interno di un  progetto di Maria Mattei,  era nato il volume “Da Stella a stella, volti e mestieri delle donne dei paesi a monte”. Altre ricerche avevano riguardato il ruolo delle donne nella Resistenza civile, le donne partigiane e la rivolta del 7 luglio ‘44. Nel 2007 fui eletta in consiglio comunale come indipendente e poi con l’insediamento della giunta Zubbani ,fui nominata assessore alla Cultura.

Quali erano gli obiettivi a cui doveva puntare Con-Vivere, quando venne creato?

Oltre a ciò che accennavo in precedenza , si può aggiungere che Convivere nacque con una vocazione particolare, centrata sull’idea di raccontare il pianeta per come i suoi abitanti lo vivono, nelle diverse forme della convivenza, ma anche la trasformazione delle città. Su questi temi si è incardinato il giro del  mondo che  ha accompagnato il pubblico in tutti i continenti nel corso di varie edizioni. L’idea era che la conoscenza potesse contribuire a veicolare convivenza ed  empatia. Sia chiaro che la visione non era affatto ingenua o semplificativa: le analisi mettevano, forse,  in luce più problemi che soluzioni, ma indicavano una via. Del resto mi pare che, anche attualmente,  questa cifra caratteristica il Festival l’abbia conservata.

Chi faceva parte di quel primo gruppo?

Erano tante le persone ed è impossibile ricordarle tutte: con ruoli diversi, tutti svolgevano il proprio lavoro con entusiasmo e l’impegno non era una fatica. Nella prima edizione, ad esempio, il segretario della fondazione era Pierluigi Boni, che si spese moltissimo nella parte organizzativa. E ancora, Roberto Ratti, segretario della Fondazione, il cui staff ha condiviso ogni fase, dando il  meglio di sé con uno spirito di condivisione che è stato, ed è, uno dei perché del successo della formula. Tilde Corsi responsabile della sezione cinema ha portato a Carrara grandi registi e grandi film. Inoltre va ricordata la geniale realizzazione  delle foto/manifesto di Ernesto Tuliozi, ispirate  ogni anno ai temi del Festival con immagini di persone che esprimono amicizia e vicinanza, incorniciate in arancione, il colore del Festival. Poi arrivò Antonio Bergamo  e oggi per Convivere lavora anche suo figlio Andrea: entrambi  hanno dato un grande contributo alla realizzazione del Festival. Infine devo citare Davide Gabrielli che è stato presente in tutte le 18 edizioni della manifestazione.

Quali elementi sono rimasti immutati nel festival? 

Il coinvolgimento dei giovani, ad esempio.  Da subito capimmo l’importanza di farli partecipare con ruoli precisi, per cui vennero creati gruppi di studenti, coordinati il primo anno da Carlotta Orlandi,  che svolgevano attività di  assistenza ai relatori e agli spettatori per tutta la durata del Festival. La sezione cinema, gli spazi dedicati  la gastronomia; ovviamente la musica. La formula iniziale mi pare sia stata mantenuta, pur con le trasformazioni che si sono rese necessarie con il tempo.

Cosa ricorda della prima edizione del 2006 il cui tema era “Città, territori e cultura”?

Ricordo che partimmo subito ad un livello molto alto. Basti pensare che tra gli ospiti avevamo invitato addirittura Zygmut Bauman, che, tuttavia non potè partecipare per un problema di salute della moglie. Ricordo che Bauman ci mandò un testo bellissimo che proponemmo al Corriere della sera  e che venne pubblicato integralmente. Era un articolo che sintetizzava aspetti salienti  del pensiero del filosofo, sempre attento ai problemi  della convivenza e trattava ovviamente il tema di cui avrebbe dovuto parlare a Con-Vivere, gli squilibri che portano al risentimento. La pubblicazione del testo sul Corriere della sera portò una grandissima visibilità al festival che era appena iniziato. In quella stessa edizione avemmo ospite Gad Lerner, che presentai io, e che  fece un profondo e divertente  discorso sull’identità e  sulla sua pericolosità, quando ci si attacca a identità troppo strette che diventano esclusive delle altre. Ma anche nelle successive edizioni il livello degli ospiti rimase altissimo. Ricordo Anita Nair, una delle maggiori scrittrici indiane, studiosa di storia e tradizioni dell’India, che aveva pubblicato libri bellissimi per Einaudi, sulla condizione femminile in India, ricordo il regista israeliano Amos Gitai, Padre Enzo Bianchi, solo per citare i primi che mi vengono in mente.

Per quanti anni si è occupata di Con-Vivere?

Nell’anno successivo alla prima edizione sono stata nominata assessore alla Cultura, ruolo che ho ricoperto per dieci anni consecutivi, ma ho continuato  ad occuparmi del Festival ad esempio insistendo nel 2013 per l’inserimento della musica lirica fra gli eventi della Manifestazione. Il successo del concerto in programma in questa edizione, che si è tenuto  venerdì 8 settembre, dedicato alla Callas, conferma la bontà di quella scelta.

Le sembra che vi sia stato un ridimensionamento del Festival?

In realtà no, perché il festival ha continuato ad andare in crescendo per numero di dibattiti e iniziative proposti. L’associazionismo cittadino ha portato un grande contributo, le scuole pure. Anche con minori risorse e un aumento notevole dei costi dei servizi, la qualità del Festival è sempre alta come il numero delle persone che lo seguono.

Quali cose, invece, sono cambiate in Con-Vivere rispetto alle prime edizioni?

Vi sono stati molti cambiamenti, ma è immutata l’atmosfera, come la finalità. Manca Letizia Leviti, giornalista intelligente e affascinante, una cara amica, che sempre ricorderemo con nostalgia. Manca Remo Bodei. Senza nulla togliere a chi annualmente lo ha sostituito assolvendo al  difficile compito  di mantenere l’interesse e la qualità della programmazione. La città aveva per il Professore stima e affetto e sono convinta che le sue attesissime  relazioni  abbiano lasciato una traccia. Ho ascoltato molte persone che di lui ricordano la forza nel trasmettere la curiosità del conoscere, la sua fiducia nella cultura come comprensione del presente per affrontare il futuro. Per questa sua eredità  e per mille altre ragioni, lunga vita a Convivere.

Foto tratte dal volume Con-Vivere Il giro del mondo in dieci anni 2006-2015 Carrara Festival