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Diari Toscani

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Agnese Pini presenta a  Voce all’Autore il suo libro “Un autunno d’agosto”

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Ago 26, 2023

Agnese Pini presenta il suo libro Un autunno d’agosto (edito da Chiarelettere) in dialogo con l’assessore alla cultura del Comune Gea Dazzi e la presidente di ANPI Carrara Almarella Binelli, in occasione del prossimo incontro di Voce all’Autore 2023, in programma sabato 26 agosto, ore 21.00.

Un altro appuntamento da non perdere nell’ambito della rassegna letteraria promossa dall’Assessorato alla Cultura e prodotta dalla Biblioteca Civica “Lodovici”, in collaborazione con le librerie Nuova Avventura di Carrara e Ali di Carta di Massa e che si svolge, nel giardino di Palazzo Binelli in via Verdi a Carrara  grazie all’ospitalità della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

Durante la serata, che si svolge con la collaborazione di ANPI Carrara, sarà ricordato il partigiano Giorgio Mori, scomparso lo scorso maggio.“Un libro che racconta una tragedia collettiva con cui la memoria si confronta ancora a fatica, è il commento dell’assessore Gea Dazzi, proprio  perché, come emerge bene dal racconto di Agnese Pini, nonostante gli eroici tentativi di alcuni,  si pensi all’armadio della vergogna svelato dal procuratore militare Marco De Paolis che abbiamo avuto la fortuna di ospitare a Carrara in due appuntamenti lo scorso gennaio, giustizia non è stata e non sarà mai fatta.  Possiamo solo alleggerire questo peso delle nostre coscienze, anche di italiani, raccontando la memoria senza edulcorarla o distorcerla, proprio come ha saputo fare Agnese Pini nel suo Un autunno d’agosto”.

Agnese Pini, originaria di Carrara, dal 2019 è direttrice de “La Nazione”, prima donna ad aver ricoperto questo ruolo in oltre 160 anni di storia del quotidiano. Da luglio 2022 ha assunto anche la direzione de “il Resto del Carlino”, “Il Giorno” e “Quotidiano Nazionale”. Un autunno d’agosto è il suo primo libro. Una storia di umanità e di amore, perché soprattutto nei momenti in cui vita e morte sono così vicini, l’umanità e l’amore escono più forti che mai. Un viaggio tra passato e presente, tra nuove guerre a un passo dall’Italia e ombre nere con cui il nostro paese non ha mai davvero fatto i conti.

Estate 1944. Lungo la Linea gotica si consuma la parte più feroce della guerra in Italia, una serie di eccidi orribili per mano dei nazifascisti. A San Terenzo Monti, paese di poche centinaia di abitanti tra Liguria, Emilia e Toscana, vengono uccise senza pietà 159 persone, in prevalenza donne e bambini, l’esecuzione accompagnata dal suono di un organetto. Attraverso la storia della sua famiglia, con una scrittura intensa, viva e piena di grazia, una galleria di personaggi che diventano romanzeschi per la forza e l’umanità della narrazione, Agnese Pini ha scritto un grande romanzo civile, con il respiro universale dell’inchiesta-racconto che parla di noi e del presente.

“Una storia così” dice l’autrice “lascia un segno indelebile nelle famiglie che l’hanno subita, e appartiene a tutti i sopravvissuti e ai figli dei sopravvissuti. È una storia di umanità e di amore perché, soprattutto nei momenti in cui vita e morte sono così vicine, l’umanità e l’amore escono più forti che mai. L’ho sentita raccontare fin da quando ero piccola: la raccontavano mia nonna, mia madre, mia zia (nella foto di copertina), ma per molto tempo ho pensato che fosse un capitolo ormai chiuso della storia d’Italia e della mia storia personale. Grazie anche al lavoro che faccio, ho capito invece che quel capitolo era tutt’altro che chiuso, che lì si nascondono gli istinti più inconfessabili di ciò che possiamo ancora essere. L’ho capito con la guerra in Ucraina, vedendo come certi orrori si perpetuino sempre identici al di là delle latitudini e degli anni. E l’ho capito perché nel nostro paese c’è un periodo, il ventennio fascista, che ancora non riusciamo a guardare con una memoria davvero condivisa. La storia raccontata in questo libro può diventare allora un’occasione per tornare a ciò che siamo stati con una consapevolezza nuova. Del resto la resistenza civile di un paese si può tenere viva solo restituendo verità e dignità al destino degli ultimi. Questo è un libro sugli ultimi ed è a loro che è dedicato, perché su di loro si è costruita l’ossatura forte e imperfetta di tutto il nostro presente, dunque anche del mio.”