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Diari Toscani

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Firenze commemora Frederick Hartt e i “Monuments Men”

DiSilvia Meacci

Lug 17, 2023

A Firenze sono arrivate, sabato 15 luglio, le jeep della seconda guerra mondiale che stanno risalendo l’Italia in una staffetta organizzata per festeggiare gli 80 anni dallo sbarco alleato. Per l’occasione le autorità cittadine hanno onorato la memoria dei “Monuments Men” e specialmente del professore Frederick Hartt con la deposizione di una corona sulla sua tomba nel cimitero delle Porte Sante. Presenziando la commemorazione, Maria Federica Giuliani, assessora alla cultura della memoria, ha ricordato: “A Frederick Hartt Firenze deve il salvataggio di molte nostre opere d’arte alla fine della guerra. Era un grande studioso il cui profondo amore per l’arte italiana, dopo essersi arruolato nell’esercito degli Stati Uniti nel 1942, lo spinse a unirsi ai “Monuments Men”, il corpo militare che rivestì un ruolo fondamentale nella salvaguardia e nel recupero di alcune delle opere d’arte più preziose del mondo”. “Per questo Firenze gli sarà sempre grata”, ha concluso l’assessora, “e lo ha insignito della cittadinanza onoraria e accolto, come da suo desiderio, al cimitero delle Porte Sante a San Miniato a Monte“. Presenti alla cerimonia anche la console generale degli Stati Uniti d’America a Firenze, Ragini Gupta, e Filippo Spadi, presidente dell’associazione HMV Italia ( History & Military Vehicles Italia ). I mezzi storici, camion, moto e jeep Willys dell’epoca, sono partiti dalle spiagge degli sbarchi, a Gela, Salerno e Anzio, sono passate da Cassino, sono giunte a Siena e poi nel capoluogo toscano, dove sono anche sfilate nel piazzale degli Uffizi per simboleggiare il ritorno nel museo delle opere d’arte. Dopo la visita ai bunker sul passo del Giogo, sulla linea Gotica sull’Appennino, la staffetta continua fino in provincia di Mantova sulle tracce della ritirata tedesca e sono previste altre fermate a Salò e Desenzano prima di arrivare a Milano, al cimitero del Commonwealth di Trenno in cui riposano oltre 400 alleati caduti durante la liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo. Con una laurea su “Le fonti di Michelangelo” e una tesi di dottorato su “Giulio Romano e Palazzo Te”, Frederick Hartt, professore di storia dell’arte e autore di innumerevoli libri sul Rinascimento e sui suoi maggiori esponenti, servì l’esercito durante la seconda guerra mondiale facendo parte del gruppo MFAA “Monuments, Fine Arts, and Archives Program, ideato dal presidente Roosevelt e formato da circa 350 esperti,  responsabili di mettere in salvo e restaurare le opere d’arte danneggiate nel conflitto. La task force, meglio conosciuta come “Monuments Men”, catalogava minuziosamente i beni artistici, faceva stime del valore e dei danni, ma soprattutto tentava di agire preventivamente, invitando i militari a portare rispetto per le opere d’arte e i monumenti, fornendo mappe aeree su cui erano segnalate le aree da risparmiare, indicando loro come comportarsi anche in caso di primo intervento dopo un danneggiamento. Esemplare fu la messa in salvo del Camposanto di Pisa, in piazza dei Miracoli. Gli affreschi del XIV secolo, rovinati in seguito ad un incendio dovuto ad una bomba alleata, furono almeno parzialmente recuperati e poi riposizionati successivamente.

I “Monuments Men” ebbero anche l’obiettivo di ritrovare i beni trafugati dai nazisti. Grazie ad un lavoro di intelligence e alle intercettazioni dei dispacci tedeschi relativi, fu possibile conoscere i nascondigli delle opere rubate. Si era ormai alla fine della guerra, i tedeschi erano in fuga e nella zona di Bolzano, nel castello di Campo Tures e nella prigione di San Leonardo, Hartt scoprì dipinti di Caravaggio, Cranach, Botticelli, Rubens, Michelangelo, Raffaello e Donatello che a Firenze tornarono il 21 luglio 1945. Sono circa 5 milioni (4 dei quali erano stati rubati ) i beni culturali  recuperati dal  1943 al 1951 dai “Monuments Men”, infatti la loro attività non terminò con la fine del conflitto ma dal 1945 al 1951 un gruppo di circa 60 uomini speciali continuò ad agire in Europa come «Art Detective». Frederick Hartt, attivo in Italia dal 1942 al 1946, fu anche preziosissimo dal 1966, dato che fu membro del “Committee to Rescue the Italian Art” (CRIA), cooperando con le autorità italiane per il restauro dei beni artistici rovinati in guerra ma anche di quelli danneggiati nel corso dell’alluvione che colpì Firenze il 4 novembre 1966.

UFFICIO STAMPA COMUNE DI FIRENZE L’Assessore Maria Federica Giuliani alla basilica di San Miniato per la deposizione di una corona sulla tomba del tenente Frederick Hartt, a cui Firenze deve il salvataggio di molte nostre opere d’arte alla fine della guerra. CGE FOTOGIORNALISMO Firenze, 15 07 2023