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Diari Toscani

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Firenze ospita Lucio Fontana al Museo Novecento

DiSilvia Meacci

Mar 27, 2023

Si respira un’atmosfera internazionale al Museo del Novecento, con il suo chiostro, i tre piani, il bellissimo loggiato e la iconica installazione al neon “Everything Might Be Different” di Maurizio Nannucci che ben esprime l’ecletticità del luogo. Si trova in Piazza Santa Maria Novella, all’interno dell’antico Spedale delle Leopoldine e ospita, dal 2014, cicli di mostre temporanee e una collezione permanente di opere di Giorgio de Chirico, Mario Mafai, Felice Casorati, Filippo de Pisis, Gino Severini, Giorgio Morandi, Renato Guttuso. Dal 2018, con la direzione artistica di Sergio Risaliti, il museo ha assunto la forma di un centro d’arte contemporanea piuttosto dinamico. Offre incontri, concerti, presentazioni, proiezioni, laboratori e visite speciali grazie al dipartimento di mediazione culturale. Fino al 3 settembre 2023, ben due piani su tre del museo sono dedicati a una mostra che valorizza l’indagine sulle forze primigenie fatta da uno dei maggiori esponenti dell’arte del novecento, conosciuto per i suoi “tagli” e i suoi “buchi” e spesso anche criticato e sbeffeggiato per questo. Stiamo parlando di Lucio Fontana.

Molti critici hanno parlato della sua nota e inutilizzata abilità accademica e delle sue performance come propaganda o presa di giro. Il taglio della tela come sfregio atto a provocare? O come metafora sessuale? Il  titolo della mostra fiorentina “Lucio Fontana. L’origine du monde”,  ideata da Sergio Risaliti, richiama il dipinto  di Gustave Courbet, celebre primo piano dell’organo sessuale femminile, e intende far riflettere sulle rappresentazioni grafiche, i tagli e i buchi come rimando all’eros, “forza generativa della vita”. Quei fori, quei tagli sono solchi fertili, della terra, della donna. I visitatori potranno ammirare disegni e piccole sculture con cui interrogarsi sulla genesi degli Ambienti Spaziali, dei Concetti Spaziali e delle Nature di Lucio Fontana.

La mostra si avvale del sostegno e del prestito di un consistente nucleo di opere della Fondazione Lucio Fontana e offre anche una vasta selezione di ritratti di donne. L’artista ha sempre continuato ad indagare l’universo femminile. La domenica convocava  le modelle e, nel silenzio del suo studio, vergava  tratti decisi o morbidi, tracciava figure vestite o nude,  ben delineate o evanescenti, ma sempre portatrici della loro duplice natura di creature e creatrici. Artista enigmatico, molto produttivo, da scultore di lapidi in Argentina, a scultore simbolista in Italia, a pittore, ceramista, nel 1946 fondò a Milano il movimento dello spazialismo. Con un gesto semplice e violento andò oltre il limite del campo pittorico, sfondò la tela mettendone in discussione la bidimensionalità di una superficie su cui fissare rappresentazioni illusorie. Fu un gesto demiurgico, di rottura della sacralità dell’immagine. Come soleva dire lui stesso, la sua attività di scultore gli dette da guadagnarsi da vivere, tanto da poter permettersi di indagare sul tempo, sullo spazio, sul cosmo. Affermava: “Il buco è la prima dimensione nel vuoto, la libertà di creare l’arte con qualunque mezzo. I tagli che ho fatto finora rappresentano uno spazio filosofico, ma oggi vado in cerca piuttosto dello spazio fisico. Lo spazio è una dimensione in cui l’uomo può vivere volando con i jet, con gli Sputnik, con le astronavi. Lo spazio è una dimensione umana capace di darci un’angoscia filosofica”. Tale ricerca inizia nel 1949 con il ciclo dei buchi. “Ho fatto quasi trenta palloni in terracotta molto grandi con buchi e tagli”, scriveva Fontana in una lettera a Jef Verheyen, nel 1960, “sono molto contento, è il nulla! La morte della materia, la pura filosofia della vita!”. Dal 1952 al 1958, Fontana assunse un tono barocco, quando sulla tela si condensarono forme materiche arricchite da gessi e toni cupi. L’artista acquistò una cifra più essenziale, invece, quando, dal 1958, cominciò il periodo dei tagli, anticipato da esperienze su carta.

Per gli appassionati di Fontana è raccomandabile, a Palazzo Vecchio, fino al 4 giugno, la mostra “Giacometti – Fontana La ricerca dell’assoluto”.  Nelle prestigiose Sala delle Udienze e Sala dei Gigli, sono accostate le opere dei due maestri. Un doppio appuntamento, quindi,  ideato da Sergio Risaliti per suggerire nuove interpretazioni sulle opere dei due artisti il cui punto in comune è certamente la ricerca dell’assoluto.  Entrambi tesi ad esprimere l’immateriale con la materia che Fontana perforò e tagliò e che Giacometti scarnì ed estenuò.

Per maggiori informazioni:

info@musefirenze.it

foto di Silvia Meacci