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Diari Toscani

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Pietro da Cortona: l’apoteosi del barocco per quattro papi

DiPierluigi Califano

Mar 25, 2023

Pietro Berrettini che nacque a Cortona, come il nome d’arte –  se così vogliamo chiamarlo – suggerisce, è stato uno dei massimi rappresentanti del barocco romano. Pietro nacque nella città toscana il primo novembre del 1597. Era di umili origini, tuttavia le sue doti artistiche erano già palesi fin dall’infanzia. Dopo essere stato allievo di Andrea Commodi, si trasferì a Roma appena quindicenne. Nel primo periodo si dedicò alla pratica e lo studio del barocco sulle orme di Rubens, Guercino e Lanfranco. Nel 1616 gli venne commissionata la sua prima opera: affrescò la villa Arrigoni a Frascati. Quello che accadde nel 1620 fece da spartiacque nella carriera lavorativa e personale.

I fratelli Sacchetti, mecenati dell’epoca, lo presero sotto la loro ala. Galatea e Sacra famiglia, oggi conservata ai Musei capitolini, sono rappresentazioni dello studio di Pietro da Cortona verso i maestri, Raffaello e Tiziano. Pietro continuò nel suo percorso formativo. Papa Gregorio XV gli diede l’opportunità di approfondire con la scuola bolognese. Fu con il papa che succedette a Gregorio, urbano VIII Barberini, che Pietro da Cortona riuscì a dimostrare tutta la sua arte. Il papa, amico dei fratelli Sacchetti, gli commissionò gli affreschi di Santa Bibiana, mentre gli stessi Sacchetti furono i fautori di due capolavori di Pietro da Cortona: il Trionfo di Bacco e il Sacrificio di Polissena. Il nome di Pietro da Cortona iniziò a girare tra i nobili romani e il collezionista Asdrubale Mattei gli commissionò gli affreschi del suo palazzo: le Storie di Salomone. La famiglia Sacchetti lo assunse quasi a tempo indeterminato e per loro affrescò la villa di Castel Fusano e una al Pigneto, andata purtroppo distrutta. La prima vera opera barocca di Pietro fu il Ratto delle Sabine, sempre su commissione dei Sacchetti.

I papi furono altri importanti committenti di Pietro da Cortona. Per il Vaticano realizzò varie pale d’altare: l’Adorazione dei pastori per la chiesa di san Salvatore in Lauro. In modo particolare, Urbano VIII fu il papa che più di ogni altro credette nelle doti di Pietro. Gli affreschi di Santa Bibiana nel 1626, nei quali collaborò con Gianlorenzo Bernini, furono i primi dei tanti lavori commissionati dal pontefice. Per Urbano VIII realizzò un edificio alle Quattro Fontane e il Trionfo della Divina Provvidenza, una delle massime espressioni del barocco romano. Nel 1633 fu la volta degli angeli musicanti per la sacrestia della chiesa di Santa Maria in Vallicella. L’anno successivo realizzò il rifacimento completo della chiesa dei Santi Luca e Martina. Si trattava di un interno a forma di croce greca, le colonne ioniche e un grande rigore costruttivo, quasi penitenziale. Quegli anni furono pregni di grande fervore artistico. Pietro da Cortona concluse gli affreschi nella cappella della Santissima Concezione di San Lorenzo Damaso e la Pietà per la cappella privata di Urbano VIII in Vaticano. Nel 1637 dipinse il suo autoritratto, per una raccolta di uomini illustri di Cassiano del Pozzo. Aveva ormai raggiunto la notorietà, avrebbe potuto partecipare al Grande fratello vip, tanto uno più, uno meno.

Nello stesso anno sentì il richiamo della patria natia. Tornò a Firenze e per Ferdinando II de’ Medici decorò la sala della Stufa a Palazzo Pitti. Poi ancora, le Età dell’uomo, liberamente tratte dalle Metamorfosi di Ovidio. Ritornò a Roma, per poi tornare a Firenze e completare le Sale dei pianeti. Pietro da Cortona entrò in conflitto con i Medici e decise di tornare a Roma. Realizzò per i Barberini il Trionfo dei Barberini per l’omonimo palazzo e il Sant’Alessio morente, santo al quale i Barberini erano devoti. Nel 1644 morì Urbano VIII e il nuovo papa Innocenzo X Pamphilj fu una spina nel fianco dei Barberini, accusati di aver gestito per tornaconto le casse pubbliche, dei Marcinkus ante litteram. Pietro da Cortona rientrò definitivamente a Roma nel 1647 ed iniziò a collaborare con il nuovo papa, avendo come concorrente diretto solo Mattia Preti. Nel 1650 portò a termine la Gloria della Trinità e completò la chiesa dei Santi Luca e Martina, particolarmente amata dall’artista. Innocenzo X gli commissionò Le Storie di Enea, per il suo palazzo in piazza Navona e alcuni mosaici per la campata destra della Basilica di San Pietro. Nel 1655, il nuovo papa Alessandro VII Chigi rivoluzionò nuovamente le gerarchie, richiamando i Barberini, che erano stati esiliati in Francia. Pietro ricevette una commessa importante, la realizzazione della galleria del Palazzo del Quirinale, la sede papale dell’epoca, che prese il nome di Galleria Chigi. In quel periodo, realizzò l’Angelo Custode che oggi si trova alla Galleria nazionale d’arte antica di palazzo Barberini e l’Assunzione della Vergine, una tribuna della chiesa di Santa Maria in Vallicella. Tra il 1656 e il 1657 si dedicò al rifacimento di Santa Maria della Pace e di Santa Maria in Lata. Nel 1661 Innocenzo X gli chiese una pala per il palazzo di Castel Gandolfo e Pietro da Cortona realizzò La Crocefissione. Le gesta di Pietro varcarono il confine e Luigi XIV, il re di Francia, gli commissionò i lavori di rifacimento del Louvre. Nel 1667 venne eletto il nuovo papa, il quarto con cui Pietro da Cortona ebbe modo di collaborare. Clemente IX Rospigliosi gli commissionò il Cristo appare a Sant’Ignazio, per la chiesa dello Spirito Santo a Pistoia. L’ultima opera fu la cupola di San Carlo al Corso a Roma. Vinto dalla gotta morì il 16 maggio del 1669 e volle essere sepolto nella chiesa dei Santi Luca e Martina di Roma, che sentiva come una sua creatura. Pietro da Cortona ha lasciato una traccia importante nell’arte barocca del seicento. Nel suo testamento ha disposto che ci fossero dei finanziamenti per i nuovi artisti, in nome dell’amore per l’arte che ha in sé l’eternità.