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Più forte del destino: il regno di Alberico I Malaspina (terza e ultima parte)

DiVinicia Tesconi

Gen 25, 2023

Giulio tentò due volte di prendere il marchesato di Massa e Carrara con la forza. La prima volta nel 1545, contando sull’aiuto di Galeotto Malaspina, marchese di Olivola, che gli assicurò venti archibugeri, ma non riuscì a catturare la madre fuggita da Carrara a Massa e dovette fuggire per non essere accerchiato dai fedelissimi della madre e la seconda volta nel 1546, con l’appoggio del padre Lorenzo Cybo e di Andrea Doria, cugino di sua moglie Peretta Doria, ma, pur contando sulla rabbia di massesi e carraresi, sfiniti dal governo duro e dalle tasse imposte da Ricciarda, e pur essendo riuscito temporaneamente a prendere possesso della rocca Malaspina di Massa, dopo alcuni mesi e l’accusa di aver fatto uccidere il camerlengo Pietro Gassani, dovette ugualmente, dopo alcuni mesi, rinunciare al marchesato. In seguito venne coinvolto nella congiura francese contro l’imperatore Carlo V, per questo, venne arrestato a Pontremoli e poi condannato a morte a Milano nel 1548. Ricciarda non si agitò per l’arresto e la condanna del figlio, ma si preoccupò soprattutto di rientrare in possesso delle sue terre. Ma dopo cinque anni dalla morte di Giulio, anche la terribile Ricciarda morì e quel marchesato per cui aveva lottato con le unghie e con i denti per tutta la vita, passò nelle mani del suo figlio prediletto, quello che portava il nome di suo padre, quello che, con ogni probabilità, era figlio di suo zio.

Alberico divenne il capostipite della nuova linea marchionale dei Cybo Malaspina, ennesimo successo ottenuto dalla madre presso l’imperatore che aveva accettato di riconoscere anche la sua casata. Ecco perché il suo nome fu Alberico I Cybo Malaspina. Salì al potere a soli 21 anni, anche se l’età prevista per l’investitura feudale erano i 25 anni. Acuto come la madre, Alberico, tuttavia, prese le distanze dalla durezza e dalla capacità di tessere trame spietate di Ricciarda e puntò piuttosto a mantenere buoni rapporti anche con quelli che erano stati i nemici della madre. Dalla madre prese, invece, l’amore per il marchesato di Massa e Carrara scegliendo di risiedervi, al contrario di Ricciarda e di apporvi moltissime migliorie e fortificazioni. Si ingraziò il granduca Cosimo I de’ Medici, odiato dalla madre, mandando il suo esercito in sostegno di Firenze nella guerra contro Siena. Grazie ai Medici entrò alla corte spagnola di Filippo II re di Spagna e qui venne nominato ciambellano. Si spostò poi a Roma, dopo l’elezione di Papa IV De’ Medici, da cui ricevette la nomina a governatore di Monteleone. Si sposò due volte, con Elisabetta Della Rovere, figlia del duca di Urbino e poi con Isabella di Capua figlia del duca di Termoli. Nel 1563 tornò a Massa e si dedicò a un faraonico progetto di ampliamento e abbellimento della città, la cosiddetta Massa Nuova o Massa Cybea. In totale controtendenza rispetto alla madre, che non aveva saputo farsi amare dai suoi sudditi, Alberico si adoperò per migliorare realmente la vita dei massesi ripavimentando strade, costruendo palazzi e fortificando i borghi. Incentivò agricoltura, artigianato e una prima forma di protoindustria, garantendo riduzione delle tasse per le attività di lavorazione della seta, della lana, del vetro, del sapone e dei metalli.

Nel 1568 ottenne l’elevamento dei suo regno a principato di Massa e marchesato di Carrara, dall’imperatore Massimiliano II, assicurando a se stesso e ai suoi eredi il titolo di principi del Sacro romano Impero. Il successore di Massimiliano II, Rodolfo II, invece gli conferì il titolo di Illustrissimo, nel 1588, e la possibilità di creare conti palatini e di mettere la scritta Libertas e l’aquila imperiale nel blasone della casata. Nonostante provenisse da una famiglia che, in vita, si era sostanzialmente odiata, Alberico cercò di ricomporla, almeno, nella morte. Provvide a far seppellire nel duomo di Massa sia il padre, sia la madre e, facendo traslare la salma da Roma dove era stata tumulata, riportò vicino ai genitori il corpo del fratello Giulio.

Albericò regno per quasi 70 anni, lasciando nella memoria di una popolazione fra le più ostiche a concedere il proprio apprezzamento, un ricordo di unanime positività capace di cavalcare i secoli. Morì a Massa, il 18 gennaio 1623 e dispose di essere sepolto accanto a Lorenzo e Giulio Cybo e a Ricciarda: quella famiglia che era stata tale solo da morta.

Prima parte

Seconda parte