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Diari Toscani

Giornale di cultura, viaggi, enogastronomia e società

Dall’inferno alla serenità: il viaggio di Giulia Ponsi, ex del Grande Fratello 2004

DiSelenia Erye

Lug 7, 2022

Quando la vita ti mette di fronte a dure prove è necessario reagire, ed utilizzare il dolore originato da esse per trarre forza verso il futuro. Non lasciarsi abbattere dalla vita non è facile, ma chi vi riesce è dotato sicuramente di grande forza e coraggio: in questo senso, Giulia Ponsi è una donna d’immenso coraggio e di tenace caparbietà. Giulia Ponsi, ex gieffina dell’edizione 2004, ha raccontato la sua storia nel libro “La ragazza che aveva sete” edito da Porto Seguro e iniziato a scrivere durante il lockdown. Ponsi è nata a Viareggio e vive tra la costa toscana e Milano con il proprio compagno. La sua è la classica storia della fenice che riesce a rinascere dalle proprie ceneri. Il suo percorso l’ha vista prima in picchiata, preda delle dipendenze e poi in faticosa, ma costante risalita verso la serenità, rafforzata proprio dalla capacità di aver saputo trarre il meglio da situazioni molto difficili che l’ha resa inarrestabile. Giulia desidera, con la sua testimonianza, accendere la speranza in chi si ritrova, come è capitato a lei, ad attraversare gravi difficoltà. Mettersi a nudo non è facile, ma facendolo si diventa inattaccabili.

Può raccontarci come si è avvicinata alla scrittura e cosa, la scrittura, rappresenta per lei?

Mi sono avvicinata alla scrittura durante il lockdown della primavera 2020. In quei mesi rinchiusa in casa ho ritrovato me stessa, ho aperto il vaso di Pandora chiuso da 25 anni, facendo uscire tutti quei demoni passati che avevo rimosso da decenni. Grazie alla scrittura sono riuscita a comunicare il mio malessere in modo chiaro, a descrivere le mie emozioni, a dare forma ai miei incubi. Sono tornata alle mie origini, mettendo a nudo il mio cuore, scrollandomi di dosso tutta la rabbia e la frustrazione che mi portavo dentro. Scrivere è stato terapeutico, è stata la mia salvezza, un cerchio che si è chiuso. Condividere con i lettori il mio dolore mi ha aiutato a cancellarlo definitivamente una volta per tutte.

Il suo libro è molto intenso e ricco di particolari personali, può parlarcene?

Nel mio testo sono molti i particolari personali: descrivo l’estate del 1997 a Viareggio, fra svenimenti, coma etilici, risse, vomitate, violenze sessuali, pianti, incidenti in motorino, sfide pericolose, primi amori. Affronto il tema del bullismo subìto agli scout, la violenza psicologica della mia ex maestra e dei coetanei alle scuole medie, oltre alle amicizie femminili tossiche nell’adolescenza. Tratto inoltre il mio folle amore platonico per Luca, ma anche il mio amore fisico per Alessandro vissuto anni dopo. Racconto i miei sentimenti e le esperienze di diciassettenne nell’estate che cambierà la mia vita, per dimostrare che io ce l’ho fatta, sono uscita dalla dipendenza psicologica dell’alcol.

Oggi che rapporto ha con l’amore e cosa rappresenta per lei?

Oggi finalmente ho un rapporto sano con l’amore, basato sul dialogo e sull’empatia, sulla pazienza e scambio, nonostante 13 anni di convivenza continua. Dopo anni di amore platonico ho trovato una persona che mi ama quotidianamente. L’amore sano è rispettare i propri spazi, i propri desideri: bisogna averne cura, è un privilegio riservato a pochi. Amare non è vivere in simbiosi, azzerando gli spazi individuali. La mancanza di aria mi soffocherebbe, non potrei mai stare con un uomo geloso e possessivo, che mi crea dei problemi, se per dieci giorni stacco e fuggo nel mio rustico versiliese lontano da tutti; sarebbe una sotto forma di amore insano e patologico. L’amore è rispetto dell’altro, cura ed attenzione, ricordandoci sempre di salvaguardare il rapporto di coppia, tenendolo al riparo dalla noia. Inoltre, per me, l’amore non è solo nei confronti di una partner. L’amore è anche quello che si prova per un amico, per un familiare, per un animale. E infine, amare se stessi, secondo me è fondamentale.

Lei tratta il tema della dipendenza: secondo lei come si può modificare questo modo di affrontare la vita, come se ne può uscire vincitori?

Uscire da una dipendenza è l’impresa più ardua della vita di una persona. Io ho iniziato ad abusare di alcol a 17 anni appena compiuti, e per tutti i tre mesi estivi ho bevuto fino a svenire. Uscivo di casa con l’intento di perdere i sensi, priva di qualsiasi autocontrollo sulla sostanza, rimanendo incastrata nella dinamica bevuta-svenimento. Negavo i danni e gli effetti nocivi dell’alcol sui nostri corpi spinti al limite, fregandomene delle conseguenze. Bevevo per anestetizzare il vuoto provato dal mio amore non corrisposto: non riuscivo a gestire le mie emozioni negative e l’ansia provata dal rifiuto di Luca.

Quando ha raggiunto il limite?

Sono riuscita ad uscire da questa condotta autolesionistica solamente quando Luca è diventato padre. In quel momento decisi di partire per Londra. Cambiare aria mi fece bene: evitare le cattive compagnie ed i soliti luoghi mi aiutò a staccare la spina. Non vedere più Luca produsse in me il primo cambiamento comportamentale disinnescando il circolo vizioso.

Fu allora che smise di bere?

 Fu allora che iniziai il mio percorso per uscire dalla dipendenza. Continuavo a bere, ma in maniera più moderata, frenando meglio il craving, cioè l’impulso verso la sostanza. La consapevolezza dei danni che ti crei è il primo passo verso la guarigione, in secondo luogo c’è l’impegno a non cedere alla tentazione, programmando un obiettivo finale raggiungibile, trasformando il tuo stile di vita. Io ne sono uscita da sola, senza aiuto psicologico o farmacologico, con la semplice forza di volontà imparando a volermi bene. Ora sono astemia da anni.

Come si definirebbe oggi, come donna, cosa l’aiuta a proseguire nel suo cammino?

Oggi sono una donna che ha fiducia in sé stessa, emotivamente indipendente, che riesce a stabilire relazioni sane ed equilibrate. Mi sento capace di sopportare tutto, resiliente come mai prima, i periodi difficili del passato sono stati utilissimi verso un miglioramento della mia persona. Cerco di essere serena e positiva, lavoro molto su me stessa ogni giorno, credo nella gentilezza e nelle buone maniere, nelle anime belle e nel potere immenso del miglioramento personale. Vedo il lato positivo in ogni avversità, tratto gli altri come vorrei che trattassero me.

Lasci un messaggio alle persone che ci stanno leggendo…

Il mio è un messaggio di speranza. Sono frasi di autori celebri che riporto: “Ogni giorno è un dono immenso, apprezzate ogni singolo minuto. Dietro le nuvole c’è sempre la luce. Finirà anche la notte più buia e sorgerà il sole. Se puoi sognarlo puoi farlo. Il mondo appartiene agli ottimisti.” E poi ne aggiungo una mia: Non sprecate il tempo prezioso che ci viene concesso, io in questa vita ne ho sprecato fin troppo.