• Dom. Ago 7th, 2022

Giornale di cultura, viaggi, enogastronomia e società

Questo duomo l’ho fatto io

DiMarco Germelli

Giu 28, 2022

Nuova rubrica La segagione del marmo: segagione è un termine famigliare solo ai carrarini. Di segagione, a Carrara, si parla da secoli, praticamente ogni giorno, quando si deve tagliare il mamo. Il termine “segata”, invece, per indicare il marmo appena tagliato, venne usato solo da Manrico Viti che definì il monolite, il più grande blocco uscito dalle cave di Carrara, come la più grande “segata” del secolo. Ma “segata” sulle bocche dei carrarini è assai più frequente di segagione. Con l’accezione volgare per la quale è noto anche fuori dai confini dell’impolverato mondo del marmo, il termine “segata” è rientrato nel parlato carrarese con l’ulteriore traslato che lo porta ad indicare una scemenza. Insomma, una sorta di trucida minimizzazione al cubo. Le segate sono le stupidaggini, le cose ridondanti, i capricci inutili, le paranoie senza fondamento e anche le cose dimenticate o poco conosciute perché ritenute di poco conto. Ecco: su quest’ultimo filone si inserisce la nuova rubrica di Diari Toscani, La segagione del marmo, nella quale, il talento ironico, colto ed eclettico di Marco Germelli parlerà dei risultati della segagione traslata del marmo, appunto. Piccole notizie, particolarità, aneddoti curiosi e sconosciuti relativi alla città del marmo, filtrati dal suo occhio attento e capace di cogliere l’autenticità dentro ogni “segata”.

Facile firmare un quadro. Facile firmare una scultura. Facile firmare un libro od un disco. Meno facile, molto meno facile, firmare un edificio. E non un edificio qualsiasi. Il primo edificio del medioevo ad essere realizzato a Carrara interamente in marmo. Un duomo, per la precisione. Il duomo di Carrara, inavvertitamente. Molto spesso un articolo è accompagnato da una fotografia. Chiamata in gergo testina, essa viene utilizzata principalmente per dare immediata riconoscibilità alla persona oggetto dell’articolo. È proprio con la sua, di testina, non fotografica, ma scultorea, che quel galantuomo che progettò il duomo di Carrara, pensò, giustappunto, di firmare cotanta opera architettonica. Visto che, per quante ricerche abbia fatto, non sono riuscito, minimamente, a risalire al suo nome, che possa almeno questo mio trafiletto, testimoniare il messaggio implicito nella sua originale firma: “Questo duomo l’ho fatto io!”. E, qualora vogliate andare a rendergli omaggio, recatevi presso la navata centrale, gettate lo sguardo in alto alla vostra destra e ditegli: “Bravo, hai fatto proprio un bel duomo!”.