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Quando l’imperatore Carlo V si fermò a Carrara

DiLuigi Giovanelli

Giu 22, 2022

Dall’Europa alle colonie americane, l’impero di Carlo V d’Asburgo, nella prima metà del ‘500, era quello su cui non tramontava mai il sole. Se poco merito ebbe nell’averlo ereditato dal padre, Filippo il Bello, figlio dell’imperatore Massimiliano I d’Austria, duca di Borgogna e poi re di Castiglia e dalla madre Giovanna la Pazza, figlia del re di Aragona e regina di Castiglia, sicuramente Carlo riuscì a dimostrare di credere veramente in un ruolo che cominciò a piovergli addosso quando aveva solo sei anni, per la morte del padre e la pazzia della madre e che lo portò alla vigilia dei 20 anni ad essere, duca di Borgogna, principe di Olanda, Belgio e Lussemburgo, re di Spagna e delle Indie occidentali castigliane, sovrano dei regni aragonesi di Sardegna, Napoli e Sicilia, arciduca d’Austria e, infine, imperatore del Sacro Romano impero germanico. Il suo destino era scritto, ma lui seppe esserne all’altezza e coltivò seriamente il sogno di mantenere un’enorme impero cristiano unito e in armonia, nonostante le enormi differenze e le inconciliabili tensioni interne. Non ci riuscì ovviamente, ma neppure rinunciò mai a provarci e girò in lungo e in largo, per tutta la vita, nei territori su cui dominava, con l’imponente esercito di lanzichenecchi che lui stesso aveva creato per sedare rivolte, combattere guerre contro i ribelli: la dinastia di Francia con Francesco I, i principi tedeschi sostenitori di Lutero e gli Ottomani che infestavano il mediterraneo e le coste europee. Ma Carlo V continuò a spostarsi di città in città anche in tempo di pace, per far sentire la vicinanza dell’imperatore e per ascoltare direttamente dai regnanti locali, che facevano capo all’impero germanico, lamentele e consigli. Nel suo continuo peregrinare, nel 1536, Carlo V sostò anche in quello che all’epoca era il marchesato di Massa e passò in visita nella signoria di Carrara, città sulle quali regnava Ricciarda Malaspina, già sposata con Lorenzo Cybo. Ad accogliere l’imperatore, ospitarlo e guidarlo nei territori dei Malaspina, fu, tuttavia, il cardinale Innocenzo Cybo, fratello di Lorenzo e amante di Ricciarda, tanto da essere popolarmente indicato come padre naturale del terzo figlio di Ricciarda: Alberico I Cybo Malaspina, in quel momento incaricato da papa Clemente VII di governare su Firenze durante l’assenza del duca Alessandro de’ Medici. Ricciarda da alcuni anni, risiedeva a Firenze e aveva ottenuto, proprio da Carlo V l’investitura di Massa e Carrara con la possibilità di passare il titolo anche alle figlie femmine. Obiettivo fondamentale per la scaltra e abile Ricciarda che non esitò a scagliarsi contro il marito per conservare il governo sui territori della sua famiglia d’origine. Nel 1536, dunque, Carlo V stava risalendo la penisola, dopo la campagna in Tunisi contro Khayr al-Dīn detto il Barbarossa, ammiraglio dell’esercito musulmano dell’impero Ottomano, facendo tappe nei regni satelliti dell’impero. A maggio giunse a Carrara, dove da due anni aveva scelto di risiedere il cardinale Innocenzo III che governava su Carrara e su Massa secondo gli ordini di Ricciarda, temporaneamente trasferita a Firenze. Ecco perché l’imperatore scelse di fermarsi a Carrara, in un evento che ebbe una risonanza notevole per il popolo, tanto da essere ricordato in diverse targhe poste sui muri della città. La porta principale di Carrara era, all’epoca in fondo a Via Ghibellina. L’esercito dei lanzichenecchi si accampò nella piana fuori dalle mura e Carlo V, invece, entrò in città e venne accolto nella rocca Malaspina in pieno centro. A ricordo di quell’evento sul muro di palazzo Sarteschi, Del Medico, Staffetti, all’angolo tra piazza del duomo e via Ghibellina si trova ancora oggi una targa con la scritta:” CAROL. V. IMP. XII MAII MDXXXVI ” (Carlo V 12 maggio 1536). Per celebrare il passaggio dell’imperatore vennero poste epigrafi anche in via Nuova e in via Carriona, vicino a Villa Goldenberg. La visita di Carlo durò solo un giorno e poi proseguì per Sarzana dove l’imperatore fu ospitato nel palazzo degli eredi di papa Niccolò V e incontrò l’ambasciatore genovese, Ansaldo Grimaldo e il procuratore del Banco del Santo Spirito Niccolò Giustiniani. La memoria del suo breve soggiorno carrarese, invece, rimase scolpita nel marmo.

Fonte: “Segni del Profano” di Davide Lambruschi – Pietro Di Pierro (SEA edizioni)

© Foto di Luigi Giovanelli