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Il Laboratorio Bibolotti di Pietrasanta e Icaro

DiPaolo Camaiora

Mag 25, 2022

Forse non tutti sanno che… il Laboratorio Bibolotti di Pietrasanta prese il nome da Pietro Bibolotti (1885-1964), scultore, artigiano e imprenditore pietrasantino del marmo. Bibolotti si formò sotto Antonio Bozzano presso la Scuola di Belle Arti della città, ricevendo nel 1902 un premio per la scultura; allo stesso tempo completò il suo apprendistato presso il laboratorio del fratello Antonio a Pietrasanta. Appena diplomato si recò a Roma, dove tra il 1903 e il 1908 si perfezionò in corsi di scultura presso l’Istituto Superiore di Belle Arti, ottenendo premi e riconoscimenti. Dal 1906 seguì la scuola di nudo all’Accademia di Francia frequentando lo studio di Arturo Dazzi, di cui divenne amico e collaboratore. Nel 1909 vinse il concorso nazionale Stanzani dell’Insigne Congregazione dei Virtuosi al Pantheon in Roma e venne ammesso per titoli alla Scuola Libera del Nudo del Reale Istituto di Belle Arti di Roma. Nel 1913 iniziò la collaborazione con Arturo Dazzi al “Monumento a Pietro Gori” di Portoferraio. Nel 1916 vinse per titoli il concorso del Comune di Pietrasanta per insegnante provvisorio presso la Scuola di Belle Arti, ma dopo pochi mesi venne richiamato alle armi. Terminata la guerra, tra il 1919 e il 1921 soggiornò a Manchester, in Inghilterra, dove lavorò presso uno studio di scultura. Qui eseguì il “Busto di Colombo Toledano”, ed ottenne consensi di critica e di pubblico per alcuni lavori eseguiti a Westminster. Rimpatriato, partecipò con il bozzetto “Vittoria” al concorso di Viareggio (1921), e con “Il Fante” ai concorsi di Pietrasanta, Biella e Montecatini (1922) e Asti (1926). A cavallo del 1927 e 1928 termina (sotto la supervisione di Arturo Dazzi) “L’Apuano” il Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale di Seravezza dello scultore Cornelio Palmerini, questi deceduto durante la realizzazione dell’opera scultorea. Intanto, nel 1923 aveva aperto un proprio laboratorio a Pietrasanta, dove iniziò a lavorare per committenze del Nord e Sud America; nel 1926 venne scelto da Dazzi come collaboratore fidato all’interno dei suoi studi di Querceta e Forte dei Marmi, oltre avergli già fatto tradurre in marmo alcune tra le sue opere più importanti, quali la traduzione degli altorilievi per l’Arco ai Caduti di Genova del 1924, la traduzione della Vittoria per l’Arco ai Caduti di Bolzano del 1925. Con le sue teste-ritratto partecipò nel tempo ad esposizioni regionali e nazionali di grande rilievo: Sindacale Toscana (1929; 1945); Quadriennale di Roma (1943; 1947; 1951); “Mostra del Ritratto e dell’Autoritratto”, Firenze (1947); “Rassegna Nazionale di Arti Figurative”, Valle Giulia, Roma (1948); II Biennale abruzzese, Giulianova (1948). Nel 1955 eseguì il busto di “Padre Eugenio Barsanti”, ora conservato al Museo dell’Automobile di Torino. Nel 1941 Cipriano Efisio Oppo lo incaricò di supervisionare la traduzione in marmo delle statue per il Palazzo della Civiltà Italiana all’E.U.R. di Roma, eseguite nei laboratori di Carrara, Massa, Pietrasanta e Querceta. Molti altri scultori noti si avvalsero delle sue doti di artista. In Versilia partecipò alla “Mostra degli Artisti Versiliesi” presso la Bottega dei Vàgeri di Viareggio nel 1942 e nel 1944 e a Palazzo Borri, Pietrasanta (1946); eseguì il “Monumento all’Alpino” per la città di Pietrasanta nel 1964, anno in cui morì.

Il Laboratorio Bibolotti operò a ritmo serrato soddisfacendo ogni tipo di committenza nazionale ed estera, con incarichi per arredi sacri provenienti soprattutto dalle Americhe.

Nel 1990, il Laboratorio Bibolotti venne acquistato dallo scultore Igor Mitoraj (la città di Pietrasanta sta realizzando un museo dedicato a questo celebre scultore scomparso alcuni anni orsono grazie all’impegno determinante del Senatore ed ex Sindaco Massimo Mallegni), il quale donò al “Museo dei Bozzetti” di Pietrasanta il nucleo dei gessi custoditi nel laboratorio. Tra questi, una Vittoria alata di due metri di altezza il cui marmo è oggi collocato nel cortile esterno dell’Istituto d’Arte “Felice Palma” di Massa, insieme a cinque bassorilievi a soggetto mitologico e militare. Le sculture facevano parte di un unico gruppo di opere destinato a villaggi agricoli delle ex colonie italiane, Libia ed Etiopia, commissionate nell’immediato anteguerra da Italo Balbo a quel gruppo di scultori ferraresi che all’epoca gli gravitavano attorno: Ulderico Fabbri, Enzo Nenci e Giuseppe Virgili. La traduzione delle opere avvenne nei laboratori della Versilia, ma lo scoppio della guerra impedì a queste di giungere a destinazione, bloccandole presso la stazione ferroviaria della città di Massa. Da qui furono poi trasferite presso la sede del Genio Civile, il quale, a sua volta, le destinò al “Palma” (un destino simile alla scultura della “Grande Madre” di Fausto Melotti che giace all’interno dello Studio Nicoli di Carrara e che mai raggiunse Roma e il quartiere EUR).

A partire dal 1941 Pietro Bibolotti ricevette importanti incarichi dall’Ente EUR (Esposizione Universale Roma). Furono probabilmente Arturo Dazzi e Marcello Piacentini a suggerire a Cipiriano Efisio Oppo, vicepresidente dell’ente e suo effettivo direttore artistico, il quale lo investì del compito di supervisionare la traduzione in marmo delle statue per il palazzo della Civiltà Italiana. Fu un incarico di grande fiducia e considerazione nei confronti di Bibolotti, il quale si adoperò egregiamente nel coordinare l’attività di ben nove laboratori, oltre al suo, ubicato nell’area apuo-versiliese (Bovecchi, Nicoli, Dell’Amico; solo per citarne alcuni). Al Laboratorio Bibolotti vennero affidate le sculture de Il Genio Militare e La Pittura dello scultore bolognese Angelo Biancini e La Matematica del marchigiano Giuseppe Tonnini.

Interessante, leggendo nella corrispondenza (conservata presso l’Archivio Bibolotti di Pietrasanta) alcuni importanti dettagli, quali ad esempio “…lavori da eseguirsi in marmo bianco chiaro Ravaccione di Carrara…”. Bibolotti ricevette commissioni anche da altri organi ed apparati statali. Tra l’otobre e il marzo del 1942 il Partito Nazionale Fascista (PNF), nella sezione della Gioventù Italiana del Littorio (GIL), invitò Bibolotti a ben sei licitazioni private per l’appalto di lavori relativi all’esecuzione di opere scultoree in marmo, fra queste (che non cito per non appesantire il testo) vince l’appalto per la realizzazione della scultura di Francesco Saverio Paolozzi denominata Icaro destinata al Collegio Aeronautico di Forlì. La sua offerta è del 29 ottobre 194, la sua lettera di accettazione comprensiva di tutte le clausole indicate nel contratto riporta la data del 6 novembre 1941 e del 27 novembre 1942 è la data della raccomandata inviata al Comando Generale della GIL, per informare che la statua Icaro è terminata. Nell’archivio Bibolotti è conservata una fotografia originale dell’epoca che raffigura la statua in marmo finita e il relativo modello in gesso, affiancati nel piazzale esterno del laboratorio. La foto presenta un’affettuosa dedica dello scultore Paolozzi: “al caro Amico e collega Bibolotti. F. Saverio Paolozzi, 19/11/1942”.

Questi prestigiosi incarichi statali contribuirono ad estendere la rete di rapporti che Bibolotti già intratteneva da anni con alcuni tra i più importanti rappresentanti del panorama artistico della capitale, ovvero i già citati Oppo, Piacentini e Dazzi. La conoscenza di nuovi scultori nel cantiere EUR gli procurò ulteriori commissioni per opere sia pubbliche che private. Bibolotti, oltre che artista, fu anche un esecutore particolarmente sensibile ed intelligente, dote riconosciutagli da enti ed artisti che di lui si fidarono ciecamente, essendo trattato come un vero e proprio collaboratore; non si limitava, riproducendo opere altrui, al mero uso di qualcuno dei vari pantografi inventati dal fratello Antonio, la tempra dell’artista, decisa e sicura, lo spingeva oltre, consentendogli di interpretare – pur nel rispetto dell’idea iniziale contenuta nel bozzetto – il soggetto, imprimendo nel lavoro alcune vampate della propria personalità creativa.

© Paolo Camaiora Architetto. Carrara. 21.V.2022 – Tutti i diritti riservati – Fonte immagini: immagine in b/n archivio personale. Immagine a colori reperita dalla rete e di pubblico dominio priva di copyright