A palazzo Mediceo di Seravezza (costruito nelle seconda metà del XVI secolo per volontà di Cosimo I Medici) veniva spesso a ritemprare le fatiche della vita di corte Cristina di Lorena, figlia del duca Carlo III di Lorena e moglie del granduca Ferdinando I Medici e quindi granduchessa di Toscana. Uno dei suoi passatempi preferiti era la pesca, un giorno dell’anno 1603 nel fiume Vezza presso Ruosina, agganciò all’amo una trota del peso d 13 libbre, circa 6 chilogrammi. La cosa non passò inosservata, tanto che un artista locale scolpì una trota nella pietra e la collocò sopra un piedistallo lungo l’argine del torrente. Analoga trota la troviamo sopra il pozzo nel giardino del palazzo Mediceo.

Seravezza è sempre stata una cittadina industriosa grazie alle cave di marmo ma anche alla lavorazione del ferro e del legno. Nelle immediate vicinanze troviamo la comunità di Querceta, un borgo da secoli dedito alla pastorizia e all’agricoltura. Fra le due realtà non è mai corso buon sangue a causa delle differenze economiche e culturali. Le cose iniziarono a cambiare il I° febbraio 1862 con l’apertura a querceta di una stazione ferroviaria, sulla linea proveniente da Pisa-Genova. Nacquero intorno a questa stazione negozi e sportelli bancari portando una boccata di ossigeno a tutta la collettività. Ma il definitivo balzo in avanti avvenne il 18 marzo 1956 quando, un gruppo di giovani goliardi, con l’intento di prendere in giro il celebre Palio di Siena, inaugurò il Palio dei Micci riscuotendo un grande ed inaspettato successo tanto che ancora oggi si tiene questa competizione che vede impegnate varie contrade di Querceta.

Galvanizzati dal successo ottenuto, vollero dimostrare a quelli di Seravezza di non sentirsi più inferiori a loro. Un gruppo di giovani, la notte del I° aprile 1956, penetrò nel cortile di Palazzo Mediceo e asportò la trota che ivi era posta con tanto orgoglio da parte dei paesani. La trota fu portata a Querceta e tenuta nascosta. Accortisi del furto i seravezzini capirono immediatamente chi ne erano gli autori, vendetta tremenda vendetta. Alcuni giovani, a loro volta organizzarono una squadra e, alcuni giorni dopo, salirono sul campanile della chiesa di Santa Maria Lauretana a Querceta (distrutta durante la II guerra mondiale, ricostruita nel XIX secolo) e ne discesero con un sacco sulle spalle.

La mattina successiva il sacrestano si recò nel campanile per suonare le campane all’ora consueta, tirò le funi, queste si muovevano ma non suonavano. Allarmato andò a svegliare il parroco che subito accorse e intimò al sacrestano di salire le scale per verificare il perché dell’accaduto. Con enorme sorpresa si accorse che i batocchi delle campane erano stati tolti. A questo punto fu facile al parroco venire a capo della vicenda. Convocò immediatamente gli anziani delle due località e insieme decisero che le refurtive dovessero tornare al loro posto. Così fu fatto e insieme ristabilita la pace fra le due comunità. Però si dice che ancora oggi fra loro non scorra buon sangue.
