Conto alla rovescia per l’inaugurazione dell’opera di Marco Alberti, Il battito dello Stelvio che si terrà il 12 settembre al Passo dello Stelvio. Ecco il racconto del percorso che ha portato alla genesi dell’opera con le parole dello stesso autore:
Nel mio vagare incontrai l’Eco dello Stelvio dodici anni fa, quando, grazie alla collaborazione artistica con Dario Fochi Fox, organizzatore di eventi, fui invitato da Stefano Dalla Valle, direttore dell’Hotel Pirovano, a partecipare allo Snow Festival, una manifestazione di beneficenza. Partecipai insieme alla mia compagna e artista Alessandra Ferrandu, esponendo alcune opere. Da allora, in questi anni, abbiamo avuto modo di collaborare con la struttura del Pirovano e con il territorio dello Stelvio in diverse occasioni. Tra le iniziative che mi piace ricordare c’è “1917”, una grande opera di neve realizzata sul versante del Monte Scorluzzo durante le celebrazioni del centenario della Prima guerra mondiale.
Ricordo inoltre la prima edizione del Girino d’Italia, il premio speciale Cima Coppi – Comune di Bormio, assegnato a Mikel Landa nella centesima edizione del Giro d’Italia. Nel 2025, la seconda edizione del premio Battito dello Stelvio, premio speciale del Bicentenario della Strada dello Stelvio – Comune di Bormio, è stata assegnata all’atleta Isaac Del Toro, vincitore della tappa del Giro d’Italia San Michele all’Adige–Bormio.Da queste occasioni di incontro tra persone e territorio, e grazie alla sensibilità dell’Amministrazione comunale di Bormio, è maturato nel tempo il progetto Battito dello Stelvio, che oggi ha trovato la sua posa. Un girino di 17 tonnellate di marmo apuano, dedicato ai duecento anni della Strada dello Stelvio, sarà inaugurato sabato 12 settembre 2026, alle ore 11.30, al Passo dello Stelvio, tra il 5° e il 6° tornante, chilometro 122,800.

È stato emozionante, e insieme pieno di attenzione, vedere i camion dell’azienda di trasporti Marmo Perlina salire i tornanti dello Stelvio con a bordo l’opera. Sentivo che quell’Eco che avevo ascoltato, quel Battito, stava giungendo al suo ritorno, al suo silenzio, alla sua posa, al suo messaggio. Vedere, durante le operazioni di sballaggio e assemblaggio dell’opera, lo sguardo degli operatori, la gru dell’azienda Galzenati Traspecial sollevare da terra la scultura per posarla sul basamento, la premura, l’adrenalina che accompagna la riuscita della posa; tutto questo mi ha fatto sentire che ogni momento, ogni gesto dedicato a quest’opera, aveva raggiunto la propria importanza. Persone che hanno affrontato un lungo viaggio hanno messo a disposizione i loro mezzi e il loro tempo, partendo prima dell’alba da Verona, impiegando due giorni tra viaggio e trasbordi, per essere presenti nella storia di uno dei passi più iconici d’Italia e d’Europa, nel bicentenario della sua strada. Lo stesso impegno e la stessa disponibilità li ho trovati nelle aziende e nelle persone che, nella loro misura, hanno contribuito alla realizzazione di Battito dello Stelvio: Fratelli Soldati Luca e Mauro, Fratelli Giorgini S.r.l., Fratelli Nardi Piero e Giuliano, Turba Cava Roma S.r.l., Viva IT S.r.l., Trasporti Marmo Perlina S.r.l., Galzenati Traspecial, Vetrugno Marmi di Vetrugno Roberto & C. S.a.s. e Mario Sanguanini S.n.c. Un sentito ringraziamento va al Comune di Bormio, al Comune di Massa, al Comune di Carrara, al Comune di Seravezza, alla Provincia di Massa-Carrara, ad ANAS, a Bormio Turismo, al Parco Nazionale dello Stelvio, all’Hotel Pirovano, al Parco Regionale delle Alpi Apuane, al Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, all’Accademia di Belle Arti di Carrara, all’Associazione Culturale AnarKino APS e all’Associazione Culturale Case Carpano + Rubbia. Un ringraziamento particolare va a Dario Fochi Fox Management, alla sensibilità della sindaca Silvia Cavazzi e all’assessore alla Cultura Paola Romerio Bonazzi, per avermi messo in contatto con i tecnici del Comune e aver contribuito a rendere al meglio la collocazione dell’opera.

Stelvio alla tua Eco
Ci sono panorami e bellezze di un luogo
che ti emozionano e ti fanno battere il cuore.
Ma esistono luoghi che vanno oltre l’emozione: interagiscono con l’individuo e con la sua sensibilità, creando una sorta di Eco che perdura e aggiunge al presente una capacità di partenza e di ritorno.
È questa la sensazione che mi porta a esplorare e a tradurre attraverso l’arte la percezione di questo Eco.
Se dovessi dare una definizione al sentiero artistico che ho intrapreso dopo anni di osservazioni e di studio “esplorativo”, potrei dire che la mia opera è un susseguirsi di creste, vette e profondi canaloni, di abissi che portano lo sguardo dentro la geologia della montagna.
Là dove, nonostante l’assoluto, il buio e i luminosi orizzonti del nostro limite e della sua apparente immensità, qualcosa ci accompagna verso una coscienza profonda del rapporto tra vuoto, spazio e universo.
Credo che, per un artista, nei confronti di un’opera, come può essere nel mio caso Battito dello Stelvio, non esista nulla di definitivamente compiuto.
Le sensazioni nei confronti di questa non mutano, ma si avverte una sorta di eco, un fermento, un’instabilità matura che accompagna e resta insita nell’opera, prima e dopo la posa.
In fondo, l’opera era già lì, sul Passo dello Stelvio.
L’ho cercata, ho avvertito nell’aria la sua assenza , la sua presenza, lo stesso carattere di luogo dato dal piccolo podio che affianca la scultura, dove il viandante, salendovi sopra e alzando le braccia al cielo, si collegherà alla linea dell’opera e idealmente, con l’altra mano, al profilo della montagna.
Un semplice gesto che interagisce tra vuoto e pieno, instaurando con l’opera e con il paesaggio un rapporto di non finito.
L’opera è stata realizzata interamente a mano e scolpita all’aperto.
Il mio lavoro veniva interrotto nei giorni di pioggia. In quelle giornate osservavo dalla finestra dello studio i marmi di Battito che, sotto la pioggia battente, ravvivavano le loro venature.
E in quel trascorrere di nubi, pioggia, luci e ombre, l’opera viveva già, nello scorrere delle acque, la sua unione con i territori alpini.
Battito, oggi, è qualcosa di concreto che, innegabilmente, unisce i territori montani, ma nella sua genesi può essere inteso anche come un seme; nella sua capacità di radicarsi, di esporsi, germogliare e schiudersi verso le nostre culture.
È accaduto qualcosa di inverosimile durante la messa in opera di Battito, sopra i cieli di Case Carpano + Rubbia, il nostro studio nelle Apuane di Forno.
Sorvolò un grande uccello e pensai subito a una nostra aquila, viste le grandi dimensioni.
Poi mi accorsi, con mia meraviglia, che si trattava di un gipeto.
Lo riconobbi proprio perché, in questi anni, diverse volte l’ho visto volare presso il Passo dello Stelvio.
Una coppia di esemplari mi aveva sorvolato alcuni giorni prima, proprio durante il montaggio dell’opera, allo Stelvio.
Forse l’eccezionale presenza del gipeto nelle Apuane può essere stata un segno propizio per la riuscita dell’opera.
Oppure la montagna ci sta annunciando nuovi orizzonti e nuovi punti di partenza.
La realizzazione di Battito dello Stelvio,dall’origine dei blocchi, 45 tonnellate di marmo apuano , fino alla posa dell’opera, è stata documentata dall’Associazione AnarKino APS, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Carrara, dove verrà realizzato un cortometraggio e sarà presentato il trailer durante lo svolgimento dell’inaugurazione.
Nel corso delle riprese, tra gli scorci dello Stelvio, ho osservato l’Ortles, il suo cappello di ghiaccio.
Un soffio ha sfiorato il mio sguardo.
Un nuovo Eco?
Magari una semplice emozione portata dal vento.
Battito dello Stelvio vi aspetta a braccia aperte.
