Assalti, minacce e rapine. Ma ora, le bambine e le donne, spesso, sono aggredite e private anche dei loro capelli, che possono venire tagliati con un coltello, in episodi di grande violenza, per essere presumibilmente rivenduti. Questi episodi riaccendono l’allarme sulla sicurezza nelle strade cubane, soprattutto durante i blackout e nelle ore notturne. A Cuba il valore di ciò che può essere rubato sembra non avere più limiti. Telefoni cellulari, denaro, biciclette, motociclette, alimenti e oggetti personali sono da tempo al centro di numerose denunce. Ma un episodio avvenuto all’Avana introduce un elemento particolarmente inquietante: anche i capelli possono diventare un bottino.
La denuncia è stata resa pubblica nei giorni scorsi da CiberCuba. Secondo il racconto diffuso dalla parrucchiera cubana Aimée Díaz, una sua cliente sarebbe stata aggredita poco più di tre mesi fa nel quartiere di Lawton, all’Avana. La donna sarebbe stata bloccata da almeno due persone, minacciata con un coltello e derubata del cellulare, di un caricatore portatile e di altri effetti personali. Gli aggressori le avrebbero inoltre tagliato i capelli con il coltello, presumibilmente per rivenderli nel mercato informale.
Non si tratta, almeno sulla base delle fonti indipendenti consultate, di un fenomeno del quale sia oggi possibile stabilire l’ampiezza nazionale. Non esistono statistiche affidabili che permettano di affermare che bambine e ragazze con capelli lunghi siano sistematicamente prese di mira in tutta Cuba, ma non è di certo nemmeno un episodio isolato, ma si inserisce in un quadro più ampio di aumento delle rapine e della violenza. E il particolare più sorprendente della vicenda è proprio il valore economico attribuito ai capelli naturali.
A Cuba il mercato informale dei capelli è diventato un fenomeno noto. I capelli lunghi e naturali possono essere venduti a prezzi elevati e, in una società segnata dalla scarsità e dalla perdita del potere d’acquisto, possono rappresentare una fonte di reddito per chi decide volontariamente di tagliarli. C’è però una differenza enorme tra vendere i propri capelli per necessità e vederseli tagliare con la forza durante un’aggressione. Infatti, il taglio non sarebbe stato un semplice furto di un bene materiale: sarebbe avvenuto durante una violenta aggressione, mentre la vittima era minacciata. È questo l’aspetto che rende la storia particolarmente inquietante, perché l’episodio non arriva in un vuoto.
Secondo il rapporto sull’insicurezza pubblica del 2025 elaborato dall’Observatorio Cubano de Auditoría Ciudadana (OCAC), sono stati registrati 2.833 episodi criminali attraverso il monitoraggio di informazioni provenienti da social network e mezzi di comunicazione. Il dato rappresenta un aumento del 115,11 per cento rispetto ai 1.317 episodi registrati nel 2024. Lo stesso osservatorio precisa che si tratta di un sottoregistro, perché l’assenza di statistiche pubbliche complete rende impossibile conoscere la reale dimensione della criminalità.
Particolarmente significativo è il dato relativo ai furti: nel 2025 l’OCAC ne ha registrati 1.536, con un aumento del 74,55 per cento rispetto all’anno precedente. Sono numeri che non descrivono necessariamente tutti i reati realmente commessi sull’isola, ma indicano una tendenza difficile da ignorare. Anche elTOQUE ha documentato nel 2026 una situazione caratterizzata da un aumento dei furti e delle aggressioni, collegandola alla profonda crisi economica e agli effetti dei blackout sulla sicurezza delle strade.
In questo scenario, il problema dell’illuminazione assume un’importanza particolare. Gli interminabili blackout che colpiscono Cuba non significano soltanto frigoriferi spenti, attività commerciali paralizzate e famiglie costrette a vivere per ore senza elettricità. Significano anche strade immerse nel buio, minore visibilità e maggiore vulnerabilità per chi deve spostarsi a piedi.
Le inchieste di elTOQUE hanno documentato episodi di violenza e furti avvenuti proprio in un contesto caratterizzato dalla crisi energetica. Il problema riguarda soprattutto le persone costrette a rientrare a casa durante le ore notturne o a percorrere zone scarsamente illuminate. In queste condizioni, una strada deserta e senza illuminazione può diventare un luogo particolarmente pericoloso. Secondo Cubalex, nel luglio 2026 sono stati registrati 168 episodi di violenza e insicurezza cittadina. Nello stesso mese l’organizzazione ha documentato 37 omicidi, il numero mensile più alto dall’inizio del suo monitoraggio, tra cui almeno nove donne uccise per motivi legati alla violenza di genere.
Questi dati non dimostrano che gli omicidi, le aggressioni alle donne e il furto dei capelli facciano parte di un unico fenomeno criminale. Sono episodi diversi e devono essere trattati come tali. Ma raccontano una stessa preoccupazione: la sicurezza delle donne nello spazio pubblico è diventata una questione sempre più urgente.
In un contesto simile, le raccomandazioni che arrivano dalle testimonianze raccolte sono semplici, ma importanti. Evitare, quando possibile, di camminare da sole nelle ore notturne. Non appartarsi in luoghi isolati. Prestare particolare attenzione durante i blackout. Preferire strade illuminate e frequentate. Informare familiari o persone di fiducia dei propri spostamenti.
Mettere in allarme però, non significa sostenere che ogni ragazza con capelli lunghi sia un potenziale bersaglio, significa, invece, riconoscere che, in presenza di un aumento documentato di furti e aggressioni, è ragionevole adottare maggiori precauzioni. Non è corretto affermare che a Cuba esista già una “caccia alle ragazze dai capelli lunghi”. È invece corretto dire che episodi di questo tipo si inseriscono in una più ampia situazione di crescente insicurezza, furti e violenza documentata da organizzazioni e media indipendenti cubani. Perché raccontare la paura non significa alimentare il panico. Significa dare un nome a ciò che sta accadendo, verificare ciò che è verificabile e mettere in guardia le persone senza trasformare le denunce in fatti che le fonti non consentono ancora di dimostrare.
Una domanda che resta aperta è: Quanto è diventato vulnerabile il cittadino comune in una Cuba attraversata dalla crisi economica, dalla scarsità, dai blackout e dall’aumento della criminalità?
