Quando dobbiamo metterci in viaggio per raggiungere una meta lontana, l’impostazione predefinita di qualsiasi navigatore satellitare è impietosa: cerca il percorso più veloce, preferisce le arterie a più corsie, calcola i minuti al secondo ed evita accuratamente qualsiasi variazione sul tema. L’autostrada è il trionfo della funzionalità: un nastro d’asfalto recintato, privo di incroci e di sorprese, dove l’unico obiettivo è cancellare la distanza nel minor tempo possibile. Sull’autostrada non c’è paesaggio, c’è solo attraversamento. I paesi restano sagome lontane oltre le barriere fonoassorbenti, le curve sono raddrizzate e la guida diventa un esercizio di velocità costante e attenzione anestetizzata. Eppure, basta un gesto semplice, sfiorare lo schermo e disattivare l’opzione “strade a pedaggio”, per veder trasformare radicalmente il viaggio.
Il recupero del tempo e del margine
Imboccare una strada statale o provinciale significa accettare un cambio di paradigma: compaiono i semafori, le rotonde, i passaggi a livello e i brevi tratti nei centri abitati. La velocità media si dimezza, ma la qualità della percezione si moltiplica. Nella nostra quotidianità viviamo quasi sempre in “modalità autostrada”. Siamo costantemente orientati al risultato, alla scadenza imminente, alla prestazione misurabile. Abbiamo trasformato le nostre giornate in un unico lungo rettilineo dove la lentezza viene vista come un guasto e le pause come una perdita di tempo inammissibile. Ma quando eliminiamo la possibilità di rallentare, eliminiamo anche la possibilità di scoprire. La strada secondaria ci costringe a restituire al tempo la sua dimensione umana
Richiede presenza: Sulle curve di collina o nei tratti urbani non si può inserire il pilota automatico; occorre guardare da vicino dove si mettono le ruote.
Insegna l’imprevisto: Il trattore che procede lento davanti a noi o il pedone che attraversa sulle strisce non sono un ostacolo al nostro diritto di correre, ma la promessa che la strada è viva e abitata.
Ci riconnette con il contesto: Guardare i negozi di un paese, le facciate delle case, i campi lavorati o un fiume che corre di fianco all’asfalto ci ricorda che la vita accade lungo il percorso, non soltanto quando siamo arrivati a destinazione.
La deviazione come scelta di salute emotiva
Scegliere la strada secondaria, nella cura di sé e delle proprie relazioni, non significa essere pigri o rinunciare agli obiettivi. Significa capire che l’efficienza non è l’unico parametro di valore dell’esistenza. Ci sono momenti della vita in cui continuare a correre sulla corsia di sorpasso ci consuma e ci prosciuga, regalandoci solo la stanchezza di un tragitto privo di memoria. In quei momenti, concedersi una deviazione, prendere la strada provinciale, accettare un ritmo più lento, guardare fuori dal finestrino e farsi un po’ di compagnia, è un vero e proprio atto di protezione interiore. Arriveremo magari mezz’ora dopo, ma ci arriveremo interi, con gli occhi pieni di paesaggio e la consapevolezza che il viaggio valeva quanto la meta.
