“Agosto 915. Reverendissimo Signor Arciprete, al rombo del cannone sto scrivendogli una misera lettera….”. Questo è l’inizio di una delle lettere scritte dal fronte della Grande Guerra del 1915-18, da un contadino del basso lodigiano, uno dei tanti contadini-soldato preso come simbolo per spiegare, per far conoscere e capire alle giovani generazioni i dolori e gli orrori di una guerra che ha visto protagonisti i loro nonni e che loro oggi studiano, in modo a volte superficiale, sui libri di testo. Ecco quindi due libri per far comprendere attraverso questi stralci di lettere il dramma che ha vissuto una intera generazione. Un doppio appuntamento con la storia vista da una “angolazione diversa” cioè dalle corrispondenze dei soldati semplici lodigiani che vi parteciparono.
Così il libro “Soldato Signorini Giacomo di mestiere contadino” curato dall’architetto casalino Giacomo Massimo Bassi per l’associazione Compagnia Casale Nostra guidata da Ottorino Buttarelli raccoglie alcune di queste missive. “Sarei molto contento se potessi tornare a casa a mangiare fagioli e zucca”, si legge nelle lettere inviate dal fronte da Giacomo Signorini di Zorlesco, che mantiene i contatti con la famiglia ed il paese attraverso lettere indirizzate al parroco e scritte dal commilitone Giuseppe Frignati, sotto dettatura. Oppure trovando un lodigiano “Il cuore mi batteva forte a vedere uno delle nostre parti che mi pareva di essere a casa” senza dimenticarsi mai di “pregare per il ritorno a casa” o senza vergognarsi di “piangere” quando riceveva una lettera della moglie, oppure chiedendole “come stava il maiale”, autentico “tesoro” della loro vita contadina.
Una vita difficile, ragazzo orfano, poi padre che perde il figlio neonato, ed una morte “da stupid” come dirà il suo amico commilitone in una lettera, perchè non aveva potuto leggere, in quanto analfabeta, i cartelli che preavvisavano il pericolo dei “cecchini” austriaci, che poi lo uccideranno.
La vita di Giacomo Signorini, un contadino del basso lodigiano, uno dei tanti contadini-soldato della prima Guerra Mondiale, un uomo semplice, analfabeta, sposato, con un figlio, gran lavoratore della terra, improvvisamente proiettato in uno scenario di guerra mondiale a combattere una guerra che non riesce a capire, con nel cuore il dolore per la famiglia lontana, per il lavoro abbandonato, per le piccole cose quotidiane. Una guerra vista attraverso le corrispondenze dal fronte dei soldati semplici che vi parteciparono. Giacomo Signorini, è uno dei tanti, un soldato sconosciuto, un caduto dimenticato. Viveva alla cascina Colombarone di Zorlesco. Le sue lettere sono commoventi, sono scritte con parole semplici, in un italiano stentato, spesso maccheronico, che trasmette comunque, nonostante la censura degli organismi militari, il dramma di questi contadini strappati alla loro terra, alle loro famiglie e proiettati in una realtà per loro incomprensibile, in cui il sentimento dominante è il rimpianto delle piccole cose di casa quotidiane. Signorini non tornerà mai più alla sua casa, colpito a morte sul Col Bricon il 20 ottobre del 1916, a soli 29 anni.
Un altro libro che raccoglie lettere dal fronte ormai destinate al macero, ma che rappresentano un documento insostituibile di via vissuta, è quello reaizzato da Giuseppe Mascheroni di Casalpusterlengo: “ Lettere dal fronte. Caro e molto reverente signor parroco”. Queste lettere venivano inviate al parroco del paese perché le leggesse alle famiglie, spesso composte da persone analfabete, provvedendo poi alle risposte, lettere piene di strafalcioni grammaticali ed errori e spesso sottoposte a parziale censura dalle autorità militari ma veri documenti d’epoca.
