Per la storia che racconto oggi, devo necessariamente partire da una confessione laica che farò. Il personaggio di cui vi parlo è stato importante per delineare un protagonista del mio romanzo d’esordio, Il passato inatteso, nel quale si parla di dialogo interreligioso e mondi paralleli. Andiamo con ordine e partiamo dalla nascita che avvenne a Roma il 17 novembre 1954, il suo nome è Paolo Dall’Oglio. Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1975, Paolo Dall’Oglio ha trascorso gli anni più importanti della sua formazione religiosa e accademica dell’Ordine in Italia, per poi approfondire a Beirut, capitale di quel Libano che era e continua ad essere crocevia di battaglie politiche e religiose. Nel 1982 Paolo Dall’Oglio scoprì i ruderi del monastero cattolico siriaco Mar musa, che fu costruito nell’XI secolo e fu occupato nel VI secolo da San Mosè l’Abissino, decise quindi di insediarsi, ne fece la sua base di ritiro spirituale dal mondo. Era un luogo di grande solitudine, che con quello che sta accadendo attualmente, probabilmente ne avrei grande bisogno, ma questa è un’altra storia. Nel 1984 Paolo Dall’Oglio è stato ordinato sacerdote con rito siriaco cattolico ed ha deciso di ricostruire le mura del monastero. Arriviamo al momento in cui la vita di Paolo Dall’Oglio diviene emulazione e riferimento per il mio personaggio di fantasia, correva l’anno 1992. Il religioso fonda una comunità ecumenica mista dal nome derivante dalla lingua araba, al-Khalil, ossia l’amico di Dio. La missione principale della comunità è quella di promuovere il dialogo islamico-cristiano, sotto la bandiera del patriarca Abramo. Paolo Dall’Oglio sapeva bene in quel momento, confermato da ciò che sta accadendo attualmente, che il dialogo interreligioso non piace a molti, perché nelle presunte differenze si muovono forze che strumentalizzano ad arte e fanno politica sulla pelle delle persone. Nel 2011 Paolo Dall’Oglio scrisse e propose un testo che intendeva una soluzione pacifica alle sommosse popolari scoppiate in Siria, un testo basato sul consenso delle diverse componenti sociali e religiose che convivono in Siria. Il risultato è stato quello di un decreto di espulsione da parte di Bashar al-Assad nei confronti di Paolo Dall’Oglio. Il religioso si oppose con tutte le sue forze al decreto del dittatore siriano, tuttavia al fine di non aumentare la tensione già molto elevata nel paese mediorientale, Paolo Dall’Oglio fu convinto dall’allora inviato speciale Kofi Annan a lasciare il paese, era il 12 giugno 2012. Ovviamente il desiderio di aiutare gli altri, quel bisogno di pace tra i popoli, non ha fermato Paolo Dall’Oglio, che nel 2013 è rientrato nel nord del paese, che era controllato dai ribelli siriani e si è impegnato nelle impegnative trattative per la liberazione di un gruppo di ostaggi a Raqqa, la città che una volta veniva chiamata Callinico, dal nome del suo fondatore, il re Seuleco il Callinico. Paolo Dall’Oglio ha continuato la sua missione, quella alla quale ha dedicato la sua esistenza. Mentre si trovava a Raqqa, tentando di ricucire i rapporti tra i gruppi curdi e jihadisti arabi e provava a liberare un gruppo di ostaggi, Paolo Dall’Oglio è stato rapito e dal 29 luglio 2013 si sono perse le sue tracce. Da quel momento è iniziato quel limbo sospeso tra realtà e fantasia, tra notizie date per certe e poi da verificare e smentite. Il 12 agosto 2013 venne data la notizia della sua morte, l’allora ministro Emma Bonino non fu in grado di confermare o smentire l’accaduto. Paolo Dall’Oglio potrebbe essere morto e il suo corpo potrebbe essere stato gettato in una foiba nei pressi di Raqqa. Paolo Dall’Oglio potrebbe essere vivo e ancora attualmente prigioniero dei militanti islamici. Sono passati gli anni tra presunti ritrovamenti delle spoglie e tentativi di scambio di prigionieri ostaggio delle milizie. Paolo Dall’Oglio forse è morto, ma il suo messaggio è più vivo che mai, segno che il dialogo e la teoria dei mondi paralleli, non è troppo campata in aria.
Paolo Dall’Oglio: quando la scomparsa fa rumore
