Isola al centro del Mediterraneo, che ha mosso il desiderio di espansione e di conquista di grandi civiltà, che ne hanno subìto il fascino e vi si sono insediate ridefinendosi in uno scambio di culture, tradizioni, arti, suoni, sapori, visioni… che nessun luogo è riuscito così magicamente a fondere per farne la propria essenza: questa è la Sicilia, dove, secondo Goethe (Viaggio in Italia), si trova “la chiave di tutto”.Qui si è creata una civiltà aperta a cogliere e ad accogliere “assonanze” che giungono da altre terre e a scriverle in un libro di pagine bianche, da riempire man mano con un linguaggio che molti popoli possono comprendere perchè parla di una storia comune di emozioni e ricordi, radici in cui ci si può riconoscere, anche a distanza. È con questa immagine dentro che i viaggi in Sicilia hanno sempre qualcosa di nuovo, ma nello stesso tempo di antico, da scoprire, quando casualmente ci si trova ad assistere a eventi culturali o spettacoli ricchi di suggestioni che vanno ben oltre il luogo e il tempo.

Ed è così che un evento musicale del gruppo Alenfado, realizzato a maggio scorso all’Oratorio di San Mercurio a Palermo, e inserito nella XV edizione del “Festival Settimana delle Culture”, può aprire gli occhi su una pagina nuova che riesce ad amalgamare sonorità che appartengono a diverse tradizioni popolari, che, in qualche modo, si ricollegano a quelle siciliane.

Alenfado deriva dal portoghese “Além do fado” (oltre il fado) ed è il nome che si sono dati sei artisti, cinque musicisti e una voce solista, che sono partiti dal genere che esprime l’anima musicale e culturale più viva e profonda in cui si identifica il Portogallo, e che si richiama al termine latino fatum (destino), per abbracciare destini universali attraverso musicalità mediterranee, ispaniche, arabe, sudamericane… Il repertorio spazia in un registro di spirito e di vita ampiamente umano, che esprime sentimenti di malinconia struggente, di nostalgia di amori lontani, di sacrificio, e di una rassegnazione che, tuttavia, conserva un orizzonte di speranza. Tutto questo avvalendosi di un’articolazione strumentale che richiama la formazione classica delfado, e la arricchisce perchè è além, è oltre.

Il gruppo Alenfado è costituito da: Francesca Ciaccio, voce solista, Toni Randazzo, chitarra portoghese e arrangiamenti, Roberto Buscetta, chitarra classica, Fabio Barocchiere,basso acustico, Mariangela Lampasona, violino, Angela Mirabile, glockenspiel, percussioni, cajòn.
Abbiamo rivolto alcune domande a Roberto Buscetta, chitarrista ritmico e fondatore del gruppo:
Signor Buscetta, Alenfado nasce nel 2015 con una precisa vocazione musicale. Cantare e suonare il fado è senz’altro una scelta dell’anima, e immagino che tutti voi diate voce e suono a una melodia interiore, che si sente emergere nel concerto. Da parte vostra ci sono stati individualmente dei percorsi, o un elemento aggregante, che vi ha portati a unirvi in questo gruppo?
In realtà, una prima formazione in questo senso, nata per diffondere la canzone popolare portoghese dalle nostre parti e per iniziare a far comunicare il fado con altre canzoni popolari dei vari sud del mondo, nacque ben 26 anni fa, nel 2000, col nome di Fadodosol, nome che giocava con la lingua portoghese e con le note musicali. Il primo gruppo era composto da sole due chitarre e la voce. Negli anni a seguire si sono aggiunte le percussioni, si sono avvicendate varie cantanti e il gruppo ha cambiato nel tempo anche il nome: da Fadomundo ad Alemfado con la m, senza però arrivare a una vera e propria stabilità. Così, dopo alcuni anni di pausa, con la voglia di riprendere in mano il progetto, grazie soprattutto alla mia caparbietà, il gruppo riprende la sua attività con l’attuale formazione Alenfado, con un notevole arricchimento strumentale, avendo inserito la tradizionale guitarra de fado, il basso acustico, il glockenspiel e il violino, oltre alla nuova voce, di Francesca Ciaccio. Certamente la nostra scelta non è stata ispirata da motivazioni utilitaristiche o carrieristiche. Tutti noi, componenti del gruppo, proveniamo da esperienze musicali diverse, dalla musica classica al jazz, dal pop alla musica etnica e persino dal rock, ma condividiamo la passione per la musica popolare e per il fado in particolare. L’ispirazione originaria che avevo portato con me, dopo un viaggio in Portogallo, ha, così, risuonato con le pulsioni, le tensioni e le passioni interiori di ciascuno di noi, sia per sensibilità individuali, sia anche perché – ne siamo convinti – tutto il corredo emotivo contenuto e veicolato dal fado è perfettamente sovrapponibile a quello cantato e trasmesso dalla poesia, dalla canzone popolare siciliana, e certamente da altre realtà musicali. Il tipo di sonorità che abbiamo ottenuto viene particolarmente apprezzato dal pubblico e contribuisce ad alimentare il nostro entusiasmo e il nostro piacere di fare musica insieme, in un amalgama in cui le individualità si fondono in un suono di gruppo in cui ognuno di noi si riconosce. Questa esperienza ci ha anche legati molto tra di noi da un punto di vista umano e affettivo.

Il vostro album “Passeando” del 2020 è una tappa e riporta la strada compiuta fino a quel momento: si va dal repertorio della regina del fado, Amalia Rodrigues, a quello di grandi interpreti che ne hanno rinnovato la tradizione, come Dulce Pontes, Madredeus, Mariza, Bevinda… E, passando per brani sudamericani e arrangiamenti che richiamano la tradizione musicale araba, si arriva alle vostre composizioni originali nel solco del canto popolare siciliano, come “A chi vali unni nascisti”, che si incuneano perfettamente in questo melting-pot. Come è maturato questo ampio progetto e come continuerà il vostro “viaggio”?
Il progetto, maturato anche grazie a un lavoro di ascolto e di ricerca musicale, metrica e testuale, ha spinto il gruppo a ricercare affinità, non solo sonore ma anche tematiche, con la musica popolare italiana e, nello specifico, siciliana, e a comporre brani originali, in portoghese o in siciliano, che avevano sempre il fado come fonte di ispirazione, da un punto di vista musicale, testuale o metrico. Col tempo abbiamo talmente imperniato la nostra attività attorno a questa corrispondenza siculo-portoghese, da abbandonare le canzoni in lingua spagnola che inizialmente, sempre con arrangiamenti e reinterpretazioni melodiche, armoniche e strumentali, avevano fatto parte del nostro repertorio concertistico. Inoltre, mentre originariamente eseguivamo anche brani di fado “moderno” (Bevinda, Madredeus e altri), in questa seconda fase abbiamo privilegiato i brani di fado tradizionale. Questa scelta ci ha anche portati a un cambio di strumentazione, concentrandoci sulla chitarra portoghese (limitando l’uso della chitarra acustica), e preferendo, rispetto all’uso delle percussioni quali il cajón, un utilizzo più sistematico del glockenspiel, il quale, insieme al violino, ha prodotto un suono “ibrido” originale che è quello che ci caratterizza e che ci dà riconoscibilità, anche nei brani di nostra composizione. Occasionalmente abbiamo inserito anche altri strumenti, quali la fisarmonica, il clarinetto e il violoncello, in occasioni di particolari eventi, nei quali siamo diventati quasi una piccola orchestra. Per quanto riguarda i nostri brani originali, abbiamo cercato di ricreare le atmosfere lusitane usando nostri testi in siciliano, o anche testi di poeti portoghesi e, ancora, testi ispirati a tradizioni popolari portoghesi, quale quella dei lenços dos namurados. Di questi brani abbiamo anche prodotto alcuni video in studio, visualizzabili su YouTube. Quanto ai nostri progetti, abbiamo in cantiere nuovi brani del repertorio fadista e di nostra composizione, e a breve torneremo in sala di registrazione per nuovi video. Non escludiamo di pubblicare un nuovo album: potremmo, per esempio, pensare stavolta a una pubblicazione limitata in vinile, in aggiunta ovviamente alle uscite su tutte le piattaforme on line. Ci piacerebbe inoltre partecipare ad altri festival e rassegne in Italia e non solo.

Voi venite apprezzati in diverse parti d’Italia e, dopo l’evento di maggio a Palermo, siete stati in Friuli Venezia Giulia. Avete mai pensato all’operazione inversa di portare questo progetto, e in particolare il canto popolare siciliano, in Portogallo? Come vede “Cu ti lu dissi”, resa immortale da Rosa Balistreri, in qualche Casa de fado di Alfama o del Bairro Alto di Lisbona?
È un’idea che ci piacerebbe moltissimo, e che per noi sarebbe la realizzazione di un sogno, anche se, in questo momento, i nostri arrangiamenti, ispirati al fado, di canzoni siciliane, come quelle di Rosa Balistreri, non sono moltissimi, e i nostri concerti hanno ancora una buona maggioranza di brani in portoghese, siano essi tradizionali, riarrangiati o scritti da noi, in base alla metrica, alla sonorità e alle tematiche del fado tradizionale. La nostra scelta di brani quali “Cu’ ti lu dissi” non è casuale, in quanto troviamo forti similitudini tra Amália Rodrigues e Rosa Balistreri, le anime simbolo del fado e della musica popolare siciliana. Prima di esibirci in Portogallo, lì dove il fado è nato e cresciuto, più realisticamente ci piacerebbe far viaggiare il nostro progetto per altre parti d’Italia, dove ancora tali sonorità non sono conosciute che da un ristretto pubblico di nicchia. Ma, certo, se ci invitassero o trovassimo l’occasione per proporre il nostro progetto anche in Portogallo, non ci tireremmo certo indietro. Va detto, però, che l’idea di eseguire brani in siciliano, o nostri brani originali, in una Casa do fado ci sembra quasi utopistico, considerando il format tradizionale e consolidato di questi tipi di locali, dove i frequentatori (turisti o nativi) si aspettano i brani del repertorio abituale dei fadisti. Laddove fosse per noi possibile esibirci in Portogallo, ci aspetteremmo piuttosto un concerto presso un teatro o un’associazione culturale, non legati in modo così stretto al repertorio tradizionale portoghese. Negli ultimi anni alcuni nostri concerti a Palermo hanno avuto il sostegno e il patrocinio dell’Ambasciata del Portogallo a Roma e del Instituto Camões di cultura portoghese. Realisticamente, un nostro eventuale concerto in Portogallo non potrebbe che avvenire su iniziativa e col sostegno di queste istituzioni.

Nel ringraziare e salutare Roberto Buscetta e tutto il gruppo Alenfado, si dà appuntamento al loro prossimo concerto del 28 ottobre al Teatro Agricantus di Palermo, sempre con il patrocinio del Consolato del Portogallo di Palermo, dell’Ambasciata Portoghese di Roma, dell’Instituto Camões, e nell’ambito della Terza edizione dell’evento La Sicilia incontra il Portogallo, con la preziosa partecipazione del Dipartimento di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali dell’Università di Palermo e del Teatro Agricantus.
