Secondo un’antica leggenda, i fiumi islandesi sarebbero infestati dai Lodsilungur, pesci pelosi immangiabili nati per punire la malvagità umana. Si narrava che, se un uomo avesse mangiato una di quelle trote, sarebbe andato incontro a una gravidanza maschile dalle conseguenze fisiche atroci
( https://www.thevintagenews.com/2017/11/30/fish-wrapped-in-fur/ ).
Tuttavia questi animali non fanno parte solo del folklore nordeuropeo. Infatti, sono popolari anche nel Nord America. La nascita della leggenda oltreoceano risale alla colonizzazione scozzese del Canada, quando un colono scrisse alla sua famiglia che il nuovo mondo era pieno di “pesci e animali pelosi” mai visti prima
(https://www.ripleys.com/stories/fur-bearing-trout).
La mancanza della virgola di Oxford, che gli anglosassoni inseriscono prima della “e” negli elenchi
(https://www.speakup.it/explore/world/virgola-di-oxford-oxford-comma-inglese-scritto_3664),
diede luogo a un malinteso. I parenti del colono, infatti, gli chiesero di spedire loro uno di quei rari pesci pelosi; lui, invece di chiarire il fraintendimento, avvolse una trota in una pelliccia di coniglio e la spedì in patria. Quella fu solo la prima di una lunga serie di storie bizzarre che vedevano come protagonista il pesce mitologico, alcune delle quali sostengono che le trote abbiano sviluppato una pelliccia per proteggersi dal gelo delle acque nordamericane. Quella più bizzarra narra che, negli anni Settanta dell’Ottocento, nel fiume Arkansas fu accidentalmente versato del tonico per capelli, che avrebbe provocato la crescita di peli sui pesci
(https://www.bu.edu/lernet/artemis/years/2020/projects/StudentWebsites/NadiaWebsite/FurrySalmon.html).
Come documentato dal sito di fact-checking Snopes, le trote pelose non esistono; tuttavia, è possibile trovarne presunti esemplari imbalsamati in diversi musei. Uno di essi fu persino esposto nel Royal Museum of Scotland, finché non si scoprì che si trattava di un falso realizzato da un tassidermista che avvolse il pesce in una pelliccia di coniglio
