Il Distendino, meglio conosciuto come Ferriera Galgani, ebbe origine nel 1794 ad una altezza di 342 metri s.l.m., fu costruito sopra una precedente struttura del 1500. Si trova nel comune di Pescaglia (504 m) e intanto si raggiunge Piè Lucese (558 m) per proseguire a piedi su sentiero CAI 102 fino alla località San Giuseppe. La ferriera la troviamo immersa nel verde, tra ruscelli azionata dalle forze dell’acqua, funziona ancora oggi, senza il supporto dell’energia elettrica ma, utilizzando esclusivamente la forza dell’acqua del torrente e il carbone di legna di castagno per alimentare il fuoco. Il mantice è sostituito dalla “tromba del vento” per l’aria forzata. È gestita da sempre dalla famiglia Galgani e ancora oggi dall’ultimo rampollo Carlo, per la produzione di vanghe, coltelli e zappe, utilizzando verghe dei treni, pezzi di aerei e altri rottami di ferro. Carlo ogni giorno fin da ragazzino esegue con molta passione il suo lavoro, in un ambiente caratterizzato dal tonfo del maglio e dal nerofumo che avvolge anche le pareti. Senza telefono, non arriva la corrente elettrica, né la televisione, e tanto meno il gas, e il riscaldamento, perché Carlo vive il mestiere come un tempo, e lavora ferro e acciaio usando le stesse tecniche che furono di suo padre, di suo nonno, del bisnonno, e così via, indietro nel tempo, resistendo senza troppa fatica alle tentazioni della modernità. Questo sito è conosciuto in tutto il mondo, richiama turisti da Francia, Germania e Stati Uniti.

L’attualità, percepita dal Distendino è quasi un optional, utile in certi casi, ma assolutamente inutile se non dannosa in molti altri. Il mestiere qui diventa arte e stile di vita. Senza alcuno stampino, con il fuoco, il maglio, l’incudine, il martello, e la forza trasformatrice dell’acqua, ogni oggetto fiorisce da un unico pezzo, come il frutto sboccia da un unico fiore.Quando si osserva quel martello imprimere i colpi nell’acciaio rovente è un intero mondo che si esprime e si realizza ai nostri occhi. Un mondo quasi scomparso, fatto di piccoli gesti, di solide abitudini, ma anche di gran saggezza e di silenziosa fantasia. Quei colpi, fatti di rischio, di certezza, d’intenzione, d’immaginazione e di fatica, trasformano la materia, svelano la sua vera anima, mentre il silenzio, quasi estatico, quasi imbarazzante, separa un colpo dal successivo, divenendo attesa, respiro, come l’intercalare fra un battito cardiaco ed il successivo.
Il Distendino rappresenta così un profondo esempio di armonia e di unità fra l’uomo e la parte più elementale del nostro mondo. Qui, terra, fuoco, aria ed acqua, dialogano e s’intersecano. Qui si realizza il rispetto e l’armonia fra l’uomo ed il mondo che lo circonda, un rispetto reverenziale, fatto anche di sfida, di tradizione, ma mai di oltraggio. L’acqua dà vita al fuoco.
Sono numerosi i macchinari inventati e costruiti da Carlo, realizzati con pezzi rimediati qua e là. Il miracolo della materia che si trasforma e si lascia plasmare, come educata da un esperto domatore, che del paziente e silenzioso incedere ha fatto i segreti della propria arte
