A Gaiole in Chianti una giornata dedicata allo sport inclusivo ha messo al centro la condivisione, la conoscenza e la capacità di fare rete. Perché le barriere non sono soltanto fisiche: spesso sono anche mentali.

Ci sono giornate che nascono con un intento preciso e che, al di là del risultato finale, lasciano qualcosa di più. Giochiamo insieme, la giornata dedicata allo sport e all’inclusione che si è svolta a Gaiole in Chianti il 13 settembre, è stata una di queste. L’idea, nata da Radici in Chianti un paio di anni fa, aveva trovato una prima realizzazione nella primavera del 2025, con Un Castello per tutti, una giornata organizzata al Castello di Meleto per permettere a tutti i visitatori di avvicinarsi e provare alcune discipline sportive adattate per persone con disabilità. Quest’anno la scelta è stata di portare l’iniziativa nel cuore di Gaiole, dentro il paese, per coinvolgere anche gli abitanti e avvicinare alla realtà dello sport inclusivo chi magari non aveva mai avuto occasione di conoscerla. L’intento era trascorrere una giornata in cui tutti potessero avere accesso allo sport, condividere uno spazio, un interesse e comprendere quali possono essere le barriere. Ed è stato proprio il concetto di barriera uno dei fili conduttori della giornata. Quando si parla di accessibilità si pensa immediatamente agli ostacoli fisici, ma non sono gli unici a impedire alle persone di partecipare. Esistono barriere legate alla comunicazione, alla paura di non sentirsi adeguati, alla scarsa conoscenza. Durante Giochiamo insieme, invece, grandi e piccoli hanno potuto avvicinarsi alle diverse discipline, provarle, osservare e confrontarsi. Il punto non era creare un’attività per le persone con disabilità, ma creare le condizioni affinché tutti potessero partecipare alla stessa esperienza. Un ruolo fondamentale è stato svolto dalle associazioni e dalle società sportive che da tempo lavorano nel campo dell’inclusione. Alla base della giornata c’è stato il loro contributo e quello di altre realtà del territorio, senza di loro Giochiamo insieme non avrebbe avuto modo di esistere. Ad emergere, nel corso della manifestazione, è stata la dedizione delle persone che quotidianamente accompagnano, insegnano, rassicurano e spiegano.

Un lavoro che permette di guardare alla disabilità non come a un limite, ma come a un modo diverso di relazionarsi con lo sport. E proprio qui che si manifesta un’altra barriera, forse meno visibile ma non meno importante: l’imbarazzo di chi non ha disabilità. Talvolta evitando di parlarne con il diretto interessato per il timore di metterlo in difficoltà. Invece è proprio il dialogo, fatto con naturalezza e rispetto, che può permetterci di conoscerci e capire quali sono davvero le esigenze dell’altro. Le giornate dedicate all’inclusione non dovranno necessariamente scomparire quando l’accessibilità sarà migliorata. Al contrario, possono essere occasioni di confronto e di crescita, veri e propri laboratori per individuare ciò che ancora manca e cercare insieme nuove soluzioni. Molti responsabili delle varie discipline hanno raccontato dei tanti passi avanti fatti per quanto riguarda l’accessibilità allo sport. Le giornate come quella di domenica hanno uno spessore diverso da una normale giornata in cui si provano più attività sportive, perché è proprio in queste occasioni che possono nascere idee e suggerimenti per migliorare. Il valore di Giochiamo insieme, dunque, non si esaurisce nella giornata stessa. Sta anche nelle relazioni che riesce a creare e nella rete che si costruisce tra associazioni, società sportive, volontari e territorio. E uno dei principi sui quali si fonda Radici in Chianti è condividere storia, paesaggio e valorizzazione del territorio, nella consapevolezza che da soli si va poco lontano.

La collaborazione con la FIE, Federazione Italiana Escursionismo, ne è un esempio concreto. Grazie al loro contributo e alla presenza di accompagnatori per l’utilizzo della Joelette, anche persone con difficoltà motorie possono partecipare alle escursioni. Una barriera viene così affrontata non soltanto con uno strumento, ma soprattutto attraverso una rete di competenze e disponibilità. Ciò che resta della giornata di Giochiamo insieme sono le persone che hanno sorriso, che si sono cimentate nello sport, parlato, si sono fatte intervistare e hanno curiosato.

E se c’è un’immagine che più di altre è emblematica, è quella dei bambini coinvolti in sport che conoscevano, ma che non avevano mai praticato con quella modalità. Questo è stato il risultato grandioso di quella giornata: i bambini sono il futuro.

Imparare attraverso il gioco che una modalità diversa non significa necessariamente una distanza, ma può essere semplicemente un altro modo di partecipare, è forse uno degli insegnamenti più importanti. L’inclusione, allora, non riguarda soltanto chi vive una disabilità, ma riguarda tutti.

Viviamo in mezzo alla persone e da soli non si va da nessuna parte. Le barriere esistono per tutti: se non sono fisiche, possono essere mentali, e se abbattiamo le barriere avremo un mondo migliore. È questa la prospettiva che sposta l’attenzione dalla diversità alla relazione, dal limite alla possibilità di trovare insieme un modo per partecipare. E forse è proprio qui che si trova il senso più profondo di Giochiamo insieme: non una giornata speciale per qualcuno, ma un’occasione per stare insieme, conoscerci e scoprire che molte barriere diventano più semplici da superare quando si decide di non affrontarle da soli. Fare rete è l’unica possibilità che abbiamo per salvarci dall’indifferenza.











