Se Jeremy Clarkson e i suoi compagni di Top Gear dovessero scegliere cinque auto vintage da mettere in garage, probabilmente ne nascerebbe una discussione infinita. E forse è proprio questo il bello. Perché quando ci mettiamo a parlare di auto molti di noi sono convinti di avere ragione, quando in realtà il gusto è soggettivo. Ma una regola, almeno per me, rimane sempre valida. “Dimmi che auto hai e ti dirò chi sei”. Sia chiaro, a me ogni tanto l’auto zarra piace, ma sempre nei limiti di Dominic Toretto.
Ci sono auto che vorrei cattive, basse e un po’ esagerate, altre impeccabili, come appena uscite dalla catena di montaggio. O almeno apparentemente. Perché nel vintage “tutta originale” è un’affermazione da prendere sempre con una certa cautela.Oggi viviamo nell’epoca dei SUV, enormi, tecnologici e pronti ad attraversare il Sahara, anche se spesso la prova più estrema è trovare parcheggio davanti all’Esselunga. Le auto un po’ datate avevano meno tecnologia, più difetti, ma spesso molta più personalità.
Il cinema lo aveva capito benissimo. La Ford Mustang GT 390 di Bullitt è Steve McQueen su quattro ruote. Americana, muscolosa, senza bisogno di esagerare. Una T-shirt bianca indossata bene. L’Aston Martin DB5 di James Bond è l’esatto contrario. Smoking, eleganza inglese e quel pizzico di pericolo che non guasta mai. La Ferrari 250 GT California di Una pazza giornata di vacanza è talmente bella che anche da ferma sembra andare veloce. E soprattutto ci ha insegnato una cosa. Se qualcuno vi dice “tranquillo, te la riporto perfetta”, nascondete le chiavi. La Porsche 911, inseparabile dall’immaginario di Steve McQueen e del cinema automobilistico, ha fatto qualcosa che riesce a pochi. Cambiare negli anni senza perdere la propria identità. Un po’ come certi uomini eleganti. Aggiornano il guardaroba, non la personalità. E poi la DeLorean DMC-12 di Ritorno al futuro. Non sarà stata l’auto perfetta, ma parcheggiata oggi accanto a un SUV da centomila euro e vediamo dove vanno gli occhi.
Poi ci sono le auto che non hanno bisogno del cinema per entrare nel nostro immaginario. Io, per esempio, ho sempre avuto un debole per le BMW. Da bambino rimasi folgorato dalla Serie 8 degli anni Novanta, quella bassa, larga, quasi futuristica. Pochi mesi fa ho avuto il piacere di guidarne una per un’intera mattinata e, per qualche ora, sono tornato quel bambino. Con qualche anno in più e la patente, fortunatamente.
E parlando di cinema e stile, non possiamo ridurre tutto a McQueen e Bond. C’era anche un’altra maniera di stare accanto a un’automobile. Quella di Marcello Mastroianni, fatta di eleganza italiana apparentemente distratta, occhiali scuri e quell’aria di chi non aveva bisogno di dimostrare nulla. In fondo le vere icone, uomini o automobili, funzionano proprio così.
Donne e motori, gioie e dolori, dicevano. Forse oggi possiamo aggiornarlo. Una bella auto vintage assomiglia a una bella donna. Non deve essere perfetta, deve avere carattere. La guardi, ti giri una seconda volta e sai già che probabilmente sarà impegnativa. Ma ormai è troppo tardi.
Oggi abbiamo tablet, sensori, telecamere, assistenti vocali e cinquecento cavalli per andare a trenta all’ora sul lungomare.
Poi passa una vecchia Mustang, una DB5 o una 911.
E ci giriamo.
Perché mentre alcune forme invecchiano… altre sono puro stile.
