foto di Pietro Marchini
Sono strutture costruite sotto una sporgenza rocciosa o una grotta naturale, da cui proviene il nome di “abrì” che in francese significa “riparo” o “rifugio”. Sulle Apuane sono molti i siti in cui questa si trovano: monte Roccandagia, Orto di Donna, monte Tambura, monte Cavallo, valle di Vinca, ecc. ecc.
Gli abrì furono edificati, sfruttando la roccia, come rifugi temporanei per pastori e agricoltori o magazzini. Molti di questi ebbero una funzione religiosa: l’Eremo di Calomini nel territorio di Fornovolasco, la Madonna Vecchia di Vinca nell’omonima valle, l’eremo di san Viano. Quest’ultimo si trova arroccato, a 1090 metri di altezza, contro la strapiombante parete del monte Roccandagia che domina la valle di Arnetola chiamata “il salto del cane”, il titolo deriva dalla macabra usanza di gettare da questa rupe i cani ritenuti non più utili dai loro padroni. Il sito lo si può raggiungere superando Campocatino. Viano, o Viviano secondo altri, era un vescovo pellegrino di origine scozzese vissuto nell’VIII secolo che trovò rifugio in questa parte delle Apuane dandosi alla vita mistica e contemplativa, cibandosi di cavoli selvatici.

Il santuario e la scalinata di san Viano
Il pastore e l’uscio di san Viano. Mosca era un pastore di Vagli di Sopra. Era un uomo avido e sempre bisognoso di accaparrarsi la roba altrui per dimostrare a sé stesso che lui aveva più degli altri. Un giorno, mentre si trovava a pascolare le pecore nei pressi del santuario di san Viano, gli venne in mente che la porta della chiesetta avrebbe potuto ben servire per sostituire l’uscio della stalla dove ogni sera rinchiudeva le sue pecore. Quella sera, Mosca si attardò sui prati affinché facesse buio e nessuno potesse vederlo; poi si avvicinò alla chiesetta, pensando di non commettere un grande furto in quanto lui, al Santo, ci credeva poco e poi, qualcuno avrebbe pur provveduto a rifare l’uscio alla porta della chiesa.
In un batter d’occhio Mosca riuscì a togliere l’uscio dai gangheri e svelto svelto, se lo mise sulle spalle; poi, con il gregge che lo stava a guardare, scese gli scalini della chiesetta. Ma a ogni scalino che scendeva, l’uscio aumentava di peso e diventava sempre più difficile sostenerlo. Così Mosca pensò di poggiarlo per terra; poi però non seppe più come fare, perché ogni volta che tentava di rialzare l’uscio, questo era sempre più pesante, come se fosse diventato un grosso lastrone di marmo. Si rese conto che lì non lo poteva lasciare e si raccomandò a san Viano che lo ispirasse su ciò che era meglio fare. Mosca non era uno stupido; aveva capito che ciò che aveva commesso doveva in qualche modo essere riparato e quindi, la cosa migliore era quella di riportare l’uscio dove l’aveva preso. Infatti, appena risalito uno scalino Mosca avvertì subito che il peso della porta era diminuito e poté così sollevarla con minore fatica. Man mano che saliva i gradini del santuario con l’uscio, il peso di questo diminuiva e si faceva sempre più leggero.
Mosca lo sistemò come lo aveva trovato, si fece il segno della croce e da quel giorno divenne devoto di san Viano e anche una persona più felice, perché non desiderò più nulla che non fosse suo.
