Quasi tre milioni di cubani affrontano ogni giorno gravi difficoltà nell’accesso all’acqua potabile, in una crisi che da anni si è trasformata in una delle principali criticità sociali dell’isola. In molte aree del Paese l’acqua non arriva con regolarità e, quando lo fa, spesso non ha la pressione necessaria per raggiungere le abitazioni, soprattutto nei piani più alti degli edifici. Il risultato è una quotidianità segnata dall’incertezza, in cui aprire un rubinetto e trovarlo asciutto è diventata un’esperienza comune. Secondo diverse testimonianze e ricostruzioni provenienti dall’isola, il problema non è recente ma strutturale e si è aggravato negli ultimi anni. Le infrastrutture idriche risultano in gran parte obsolete, con tubature danneggiate, perdite diffuse e sistemi di pompaggio che funzionano solo in modo intermittente. In molte zone urbane si osservano vere e proprie fuoriuscite d’acqua dalle strade, causate da condotte rotte, mentre contemporaneamente interi quartieri restano senz’acqua per giorni. La gestione domestica della crisi è diventata una forma di adattamento permanente. Dove possibile, alcune famiglie ricorrono alla costruzione di piccoli pozzi privati, mentre altre acquistano pompe sul mercato informale per riuscire a estrarre l’acqua con maggiore efficienza e riempire cisterne e contenitori. L’acqua, quando arriva, può farlo con intervalli di cinque o sei giorni o anche più, rendendo necessario accumularla e razionarla con estrema attenzione.
Il governo cubano ha più volte riconosciuto le difficoltà del sistema idrico, attribuendo parte delle criticità alla crisi energetica che colpisce il Paese. Secondo dati ufficiali, il sistema di approvvigionamento opererebbe con una disponibilità di combustibile pari a circa il 37% del fabbisogno necessario, una condizione che limita fortemente il funzionamento delle pompe e degli impianti di distribuzione. La situazione si inserisce in un contesto più ampio di crisi energetica, considerata tra le più gravi degli ultimi anni. Le difficoltà sono particolarmente evidenti nei condomini e negli edifici multipiano, dove l’assenza di elettricità impedisce ai motori di sollevare l’acqua ai piani superiori. In queste condizioni, anche quando il servizio idrico è tecnicamente attivo, molte famiglie restano comunque escluse dall’accesso diretto.
Dal 2021 la crisi è stata descritta da molti residenti come in costante peggioramento. La combinazione di infrastrutture deteriorate, scarsità energetica e manutenzione insufficiente ha contribuito a un progressivo collasso del sistema. Le conseguenze sono visibili nella vita quotidiana: persone anziane che trasportano secchi e taniche per lunghi tragitti, file per raccogliere acqua quando viene distribuita e una continua incertezza sui tempi di ripristino del servizio. In questo contesto, alcune famiglie dichiarano di essere costrette a pagare somme elevate, tra i 10.000 e i 30.000 pesos cubani, per ottenere consegne di acqua tramite trasporto privato o informale, mentre altre devono semplicemente attendere giorni senza alternative fino al ritorno della distribuzione. La crisi idrica, intrecciata con quella energetica ed economica, continua così a segnare profondamente la vita quotidiana di milioni di persone, trasformando un bisogno essenziale come l’acqua in una risorsa intermittente e difficile da garantire con continuità.
Non solo mancanza di elettricità e alimenti, non solo immobilità dovuta alla scarsità di combustibile che limita trasporti, servizi e attività quotidiane. A Cuba si aggiunge una carenza sempre più evidente e diffusa di acqua, che completa un quadro di difficoltà strutturali che tocca ogni aspetto della vita quotidiana. In molte città e aree rurali la distribuzione idrica è irregolare o completamente assente per lunghi periodi. Le famiglie vivono con la costante incertezza di non sapere quando l’acqua tornerà nei rubinetti, e quando arriva lo fa spesso con una pressione insufficiente o per poche ore, rendendo impossibile un approvvigionamento stabile. La rete idrica, segnata da anni di deterioramento, presenta perdite diffuse e rotture frequenti che aggravano ulteriormente la situazione. Il risultato è una quotidianità fatta di adattamento continuo. L’acqua viene raccolta e conservata in qualsiasi contenitore disponibile, con cisterne e bidoni che diventano elementi centrali della gestione domestica. Le persone si organizzano attorno agli orari incerti della distribuzione, mentre i quartieri si dividono tra chi riesce a riempire i propri serbatoi e chi resta in attesa per giorni. L’acqua, bene essenziale, diventa così una risorsa intermittente quanto l’elettricità e il carburante, inserendosi nello stesso ciclo di scarsità che condiziona mobilità, alimentazione e servizi di base.
