A pochi chilometri da Verona, adagiato su una riva dell’Adige, è il centro di Pescantina il cui nome si ricollega al latino pisca, l’attività del pescare, ed esprime quello che, da sempre, è un rapporto privilegiato, quasi simbiotico, della città con l’acqua del fiume e con l’economia che, per diversi secoli, si è qui sviluppata mediante la pesca e la navigazione fluviale. Ma questa posizione strategica, nel tempo, è andata oltre i collegamenti e i commerci per via d’acqua, essendo il suo territorio attraversato dall’importante asse viario che conduce al Brennero, e, soprattutto, Pescantina è passata alla storia per la fondamentale importanza che, dal 1943 al 1947, ha avuto la sua stazione ferroviaria presso la frazione di Balconi lungo la linea che collegava l’Italia e la Germania. Questa stazione, oggi in disuso, conserva una delle memorie più terribili e dolorose del periodo della guerra, come testimone del passaggio dei carri merci e bestiame e delle tradotte militari, diretti ai campi di sterminio e di concentramento tedeschi: ebrei, detenuti politici e oppositori del regime, civili e internati militari destinati al lavoro coatto nei lager… in gran parte hanno avuto un transito per Balconi di Pescantina.

Ma la popolazione pescantinese non era ignara e indifferente. Alla stazione la corsa dei convogli veniva rallentata, e questo dava modo a giovani donne di correre verso i vagoni per portare acqua, qualcosa da mangiare, e soprattutto raccogliere sui binari i tanti biglietti lanciati dai prigionieri, indirizzati alle famiglie spesso ignare, che le giovani provvedevano in qualche modo a far recapitare. Bisognava aspettare la fine della guerra perché un alito di speranza arrivasse a lenire il dolore di questa stazione, quando, all’opposto di un terminale di sofferenza e di morte, Pescantina diventò un capolinea di fraterna accoglienza e solidarietà sulla stessa linea percorsa, al ritorno, da quanti sopravvissero ai lager, un’umanità distrutta nel corpo e nello spirito, ma ancora animata dal flebile desiderio di una nuova vita… che la città accolse e sostenne con grande partecipazione.Balconi, a causa dei bombardamenti e delle linee bloccate, divenne l’ultima stazione, l’approdo che vide, tra il 1945 e il 1947, il rientro in Italia di quelli che, si presume, siano stati 700 mila ex internati, militari e civili, profughi e reduci dalla prigionia.

Ogni giorno arrivavano dalle due alle quattro tradotte di trenta, quaranta vagoni, e presso la stazione venne allestito un Centro di Assistenza Reduci dove si riversavano centinaia e centinaia di rimpatriati ridotti all’ombra di se stessi da fatica, fame, malattie, e dove venivano curati, nutriti, ripuliti, vestiti … un’opera immane di accoglienza in cui rifulgeva l’infaticabile impegno di giovani donne volontarie di Pescantina, le stesse che due anni prima erano accorse ai convogli di passaggio, e che ora, al segnale degli arrivi, andavano incontro alle tradotte, salivano sui vagoni per sorreggere quei corpi devastati, quei sopravvissuti che loro stesse non sapevano “se avevano vent’anni… oppure ottanta o cento… perché erano tutti uguali!”, come qualcuna di loro testimoniò. E a tutti esse donavano una parola di conforto, percependo storie silenziose, parole non dette con la voce ma con sguardi carichi di paura: dopo quasi due anni di terribili sofferenze nei lager, in balìa di carcerieri e aguzzini, quello con queste giovani donne fu per i reduci il primo incontro con un’umanità partecipe del loro dolore, a tal punto che le ribattezzarono “gli Angeli di Pescantina”.

L’1 marzo 2007 la città ha ricevuto la medaglia d’oro al merito civile per aver dato “testimonianza dei più elevati sentimenti di solidarietà e di fratellanza umana.”
Di questa importante pagina di storia, assai poco conosciuta, si è parlato il 21 aprile scorso a Palazzo Montecitorio, dove la Sala stampa della Camera dei Deputati ha ospitato la conferenza stampa “Pescantina 1945: ritorno e accoglienza degli internati nei lager nazisti”, promossa dall’Anrp (Associazione nazionale reduci dalla prigionia), un titolo che si tradurrà prossimamente in un progetto di ricerca scientifica e in una mostra didattica destinata soprattutto ai giovani e alle scuole.

La conferenza stampa è stata aperta dal vicepresidente della Camera dei deputati, Giorgio Mulè, che nel suo intervento ha ricordato che c’è dell’eroismo anche nella solidarietà di Pescantina, che seppe meritare la medaglia d’oro perché i suoi abitanti fecero un atto d’amore verso quei militari che rientravano, quei militari che dopo l’8 settembre seppero dire di no all’adesione al regime nazifascista e all’adesione alla Repubblica di Salò. L’on. Mulè ha evidenziato che quelli che riuscirono a tornare avevano addosso le stesse divise estive del settembre ’43, con le quali trascorsero in quei campi di concentramento al lavoro coatto il periodo di venti mesi infiniti, con una ripetitività di umiliazioni quotidiane.

A seguire l’intervento di Aldo Vangi, sindaco di Pescantina, che ha sottolineato di portare con sé la responsabilità di una memoria che per molto tempo è rimasta confinata nei confini locali, ma che oggi può tornare finalmente al centro di un racconto nazionale. Con riferimento al Centro di Assistenza Reduci sorto a Balconi, il Sindaco rileva che era un luogo dove si curavano le ferite, si offriva ristoro, ma soprattutto si restituiva dignità. Le giovani che prestavano servizio furono chiamate “gli Angeli di Pescantina”, un nome che non è retorica, ma suona come memoria viva di quello che è successo.
Riguardo al progetto dell’Anrp, l’obiettivo è quello di fare di Pescantina non solo un luogo di memoria, ma un luogo nazionale di riferimento, simbolo del ritorno e soprattutto dell’accoglienza degli internati italiani. Il progetto è indirizzato soprattutto alle nuove generazioni perché vogliamo che i ragazzi conoscano non solo i fatti, ma le scelte, il coraggio, l’umanità concreta. E, a questo proposito, Pescantina non è grande per ciò che ha subìto, ma è grande per ciò che ha scelto di fare… Anche nei momenti più bui l’umanità è una scelta, e qualcuno a Pescantina ha scelto di non perderla.
L’intervento di Anna Maria Isastia, docente di Storia Contemporanea, si è concentrato principalmente sul progetto dell’Anrp, di cui è curatrice, e che verrà realizzato insieme all’Amministrazione Comunale di Pescantina. La Professoressa evidenzia come c’è una memoria viva nella popolazione di questi avvenimenti, ma c’è molto da approfondire sul piano scientifico. Esistono i diari e le memorie di quanti passarono per Balconi, ma si dovrà cercare nella stampa locale del biennio 1945-1947, negli archivi locali, presso la Croce Rossa, la Pontificia Opera di Assistenza… che erano presenti perché se nei primi tempi è stato tutto volontariato della popolazione di Pescantina, poi i numeri sono stati talmente enormi che si sono formate una serie di strutture organizzate sul territorio. La recente legge che ha istituito la giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda Guerra mondiale, fissata nella data del 20 settembre, sicuramente ha incentivato una memoria che per decenni è stata ignorata, ed ora bisogna ripartire con una ricerca finalizzata non solo a un lavoro scientifico, ma a un progetto destinato ai giovani e ad un’ ampia diffusione nelle scuole.
Ci si augura, in conclusione, che possa realizzarsi un progetto che, come auspicato dal sindaco di Pescantina, possa entrare nelle scuole, nei luoghi di cultura, che porti con sé non solo informazione, ma soprattutto emozioni e consapevolezza.
Si ringrazia, per il materiale fotografico e la gentile collaborazione, l’Anrp, il prof. Giannantonio Conati, storico della Valpolicella, e il Presidente del CTG Valpolicella Genius Loci, Riccardo Pinamonte.
