“E dove non è vino, non è amore, né alcun altro diletto hanno i mortali.”
Euripide, Le Baccanti
Domenica 3 maggio, nell’ambito della rassegna Colori Diversi, promossa da ArteBellariva APS e giunta alla sesta edizione, il Semiottagono delle Murate ha ospitato Amore e Vino, l’evento artistico che ho presentato con la partecipazione degli attori Aurora Fasano ed Angelo Fabbo, del musicista Maurizio Speciale, del pittore Enrico Guerrini, e gli interventi di recitazione del pittore Giovanni Nicolais.



Nel mondo dell’arte amore e vino, come inebriante binomio, hanno un rapporto stretto in molte rappresentazioni, e l’evento ha voluto renderli protagonisti con una breve carrellata che ha attraversato secoli di poesia e di letteratura, a iniziare dai classici greci e latini e approdando alla messa in scena di alcuni stralci di due libretti d’opera, in cui l’amore va a coniugarsi con il vino in maniera romantica e giocosa, come ne L’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti, o si intreccia fatalmente con gelosia e morte, come nella Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni. I colori diversi in campo artistico, oltre a poesia, letteratura, musica e teatro, si sono arricchiti anche delle opere con cui il pittore Enrico Guerrini ha rappresentato, nel corso dello spettacolo, quattro momenti di recitazione da cui è stato particolarmente ispirato. Uno spazio centrale hanno avuto le poesie di Daniele Ambrosini, l’amico poeta recentemente scomparso, che ci ha accompagnati per due anni al maggio di Colori Diversi alle Murate, e in altri spettacoli, e a cui abbiamo voluto dedicare questo evento artistico.




Daniele Ambrosini ci ha lasciato uno scrigno di liriche preziose, contenute nelle sue raccolte poetiche, a cui spesso ha dato la forma metrica del sonetto. Nella prefazione al suo libro “Fonte del sole” Giovanni Arcidiacono di lui dice :” In Daniele Ambrosini è come se il tempo si fosse fermato al 1200 tanto è presente la lezione stilnovistica in lui, e petrarchesca… egli sotto alcuni aspetti, se non fossero passati tanti secoli… si direbbe possa essere un epigono, o se si vuole un tardo esponente, nelle naturali modifiche e differenziazioni, del “dolce stil novo.”




Concludiamo con una sua poesia tratta da “I cancelli fioriti del tempo.”
“Fu l’incertezza” di Daniele Ambrosini
Fu l’incertezza a farti ancor più bella
al mio innocente e giusto desiderio,
fu quel sentire che si rinnovella,
fu dubbio e fede e con lo stesso imperio.
E tu esitavi, gli occhi bassi e spenti,
che a volte ti brillavano più accesi,
ti vergognavi dei pensieri ardenti
che tra virtù e peccato eran sospesi.
Poi, denso e nero, liberasti il crine
lo sguardo tuo indulgente disse tutto,
fervido e molle, e un riso lieve, fine,
e avvinto fui da fior, da spina e frutto;
il fiore dell’affetto a me devoto,
la spina d’incolpevole partenza,
il frutto del tuo corpo, come un voto
offerto, della tua gentile essenza.
Ci amiamo ancora. E tu sei ben lontana …
Ferisce noi la sconfinata attesa;
la mite voce tua sale a distesa,
aspre ho le vene in una morsa insana.
Partisti sì. Ma non partì l’onore,
ma non partì ogni tuo sentimento,
e fu l’oblìo scacciato dall’ardore
che sfida il tempo ed ogni impedimento.
La sorte ancora tesse la sua trama,
con frasi ben scolpite ed incorrotte.
Ma non si è troppo soli quando si ama.
Ma non si è troppo a fondo… nella Notte.
Si ringraziano ArteBellariva e Orlando Poggi per la gentile collaborazione.
