Le ultime vittime della Liberazione d’Italia del 25 aprile 1945 si ebbero sulle rive del Po nelle vicinanze di San Rocco, a Bosco Paveri. Accanto a una paratia del Po, quattro partigiani morirono in uno scontro a fuoco il 28 aprile 1945 (data della Liberazione di Piacenza) nel tentativo di ostacolare la ritirata tedesca, che ancora mieteva vittime tra la popolazione civile delle zone attraversate. La pietra della memoria ci rammenta i loro nomi: Anselmo Bertoccio, Rinaldo Lambri, Giuseppe Belmonte e Nordino Bighi. Furono sorpresi da una retroguardia tedesca e massacrati. I quattro facevano parte del1a Brigata partigiana di manovra Oltrepò “T. Vaccari”, inclusa nella Divisione piacentina Val d’Arda e guidata dal comandante Carlo Gaboardi “Carlon” di Castelnuovo Bocca d’Adda. Poi lentamente, giorno dopo giorno la situazione si avviò alla normalità. La guerra era finita davvero.
Ma cosa successe il 25 aprile del 1945, e nei giorni successivi , in alcune località del Basso Lodigiano? Il 24 aprile il Comitato di Liberazione di Zorlesco prese i poteri e chiese la resa al comandante tedesco della Todt (genio pontieri), il cui comando di zona era posto nella villa Vistarini Biancardi. La sera stessa il tenente colonnello comandante del distaccamento accettò la resa, ed il Cln si installò nel Castello. Durante la notte la Todt fu saccheggiata dagli abitanti di Zorlesco e dei paesi vicini, che riuscirono a portar via una enorme quantità di materiale dai magazzini. Il Cln zorleschino era composto da Ambrogio Pizzamiglio, Ernestino Caperdoni, Mario Dossena, Ettore Dossena, Giacomo Garioni, Pietro Torti, Angelo La Bella (sfollato da Milano), Gino Belloni, Antonio Tarantola e Guerrino Mariani. A Secugnago il 25 aprile la notizia della rivolta generale fu data per primi da Gaetano Tortini e da Teresa Ferrari, che, in piazza, davanti al comune, con le braccia allargate gridavano: “Fioi l’è finida“. Erano le nove del mattino, ed i secugnaghesi stavano ancora commentando l’audace gesto dell’ex garzone dello stagnino locale, che il giorno precedente aveva affrontato sulla piazza un tenente della Guardia nazionale repubblicana di Milano, disarmandolo della pistola. Lo stesso giorno un gruppo di partigiani di Secugnago diede man forte a quelli di Brembio, che costrinsero alla resa il contingente tedesco dislocato presso la cascina Olivari. Dopo la Liberazione, a Secugnago fu insediata una giunta municipale provvisoria proposta dal Cln e composta da Fermo Rizzi come sindaco, e da Giuseppe Sozzi, Giuseppe Micheli, Luigi Dossena e Giuseppe Riboni come assessori. I partigiani di Casalpusterlengo, invece tra il 24 e il 25 aprile attaccarono ed occuparono le sedi locali del fascio, della “Resega” e della Gnr. La resistenza dei fascisti si spostò sui tetti, attorno alla chiesa ed al campanile, agli angoli delle strade principali, da dove parecchi cecchini tenevano sotto mira i punti principali dell’abitato. Nonostante la sparatoria, non ci furono feriti, ed i partigiani riuscirono progressivamente ad eliminare tutti i focolai di resistenza. La mattina del 26 aprile il CNL si insediava nel palazzo comunale. Ma la guerra non era ancora finita completamente. Le truppe tedesche in ritirata percorrevano infatti la Via Emilia, e numerosi furono gli scontri.
Il 26 aprile a Casale, all’altezza della chiesa di San Rocco, fu attaccato un autocarro che precedeva una colonna. Al cimitero, alla cascina Cigolona, al cavalcavia per Codogno e più tardi nello stesso centro abitato si accesero sanguinosi scambi di colpi. Il bilancio di poche ore di combattimento fu ben di nove morti: Angelo Cipolla, Ferdinando Fraschini, Luigi Marzagaglia, Angelo Rossetti, Stefano Sianesi, Abele Visigalli, Guido Zamproni, Giuseppe Danzi e Francesco Di Caro. Sempre il 26 aprile, nel tardo pomeriggio, un’altra colonna di passaggio da Casale diede fuoco alle cataste di legname della ditta Saffa, ritenendole possibile nascondiglio di partigiani. L’incendio venne spento solo la mattina seguente. La mattina del 26 la staffetta partigiana Maria Farili, portata dal motociclista Zacceo Bestazza, mentre stava raggiungendo Lodi con un passaggio del CNL casalino, venne ferita ad una gamba da colpi di mitraglia sparati da una colonna tedesca in ritirata all’altezza di Zorlesco. Trasportata all’ospedale militare tedesco di Casalpusterlengo, fu curata, ma riportò conseguenze per tutta la vita.
