foto di Silvia Ammavuta
prima parte
A Montemor, in Portogallo, vide i natali un bambino di nome Giovanni, al secolo João, correva pressappoco l’anno 1491, ed era figlio unico di Andrea Cidade, un fruttivendolo, proprietario del negozio che si trovava nella via Verde.

Proprio in quel periodo Cristoforo Colombo stava organizzando una spedizione via mare per recarsi nella Indie, ma fu solo grazie all’intuizione successiva del navigatore fiorentino Amerigo Vespucci che si seppe che si trattava di un Nuovo Mondo e nel 1507 il cartografo Martin Waldseemüller, sulla sua mappa del mondo chiamò quella terra America, rendendogli onore. Una piccola premessa, questa, necessaria prima di entrare nell’ex Ospedale di San Giovanni di Dio che si trova in Borgo Ognissanti a Firenze, nel quale i nomi della famiglia Vespucci e dei seguaci di Giovanni di Dio sono strettamente correlati, in una visita organizzata da Emilio Monciatti del Centro Associazioni Culturali Fiorentine.

I Vespucci erano una famiglia fiorentina originaria della zona in cui oggi c’è l’aeroporto di Firenze, che deve il nome proprio ad Amerigo, figlio di Nastagio, notaio fiorentino. I Vespucci arrivarono in città nel XIII secolo, e si stabilirono in Santa Lucia d’Ognissanti per poter agevolare il loro mercato della seta e del cambio. Inizialmente non riscossero gran consenso nel popolo che abitava nel borgo in quanto arrivavano da fuori le mura della città gigliata, il detto Brozzi Peretola e Campi, la peggio genìa che Cristo stampi,che tutt’ora è conosciuto, ebbe origine nel periodo medievale, e rispecchia l’atteggiamento del popolo di Santa Lucia d’Ognissanti di chiusura e ostilità nei confronti della famiglia Vespucci, ma l’avversione nei loro confronti fu soprattutto da parte dell’Ordine monastico degli Umiliati nei cui centri conventuali veniva lavorata la lana, e nei quali si svolgevano anche altre attività produttive, compresa quella dell’arte, attività, queste, che davano loro una potente influenza economica e culturale in Ognissanti, questo però non ostacolò il lavoro di commercio della famiglia venuta da fuori e non fermò l’intento di Simone di Piero Vespucci che nel 1380 circa fondò lo Spedale di Santa Maria dell’Umiltà, o dei Vespucci chiamato poi San Giovanni di Dio, e lo edificò nelle case che erano di sua proprietà.

Questo Ospedale fu il secondo, a Firenze, per importanza, dopo l’Arcispedale di Santa Maria Nuova fondato nel 1288 da Folco Portinari, padre di Beatrice, l’amata di Dante, che, oltre a essere il più antico della città, è anche uno dei più vecchi d’Europa. Dopo aver eretto lo Spedale, Simone Vespucci esercitò, con l’approvazione del Papa, il diritto di Patronato fino al giorno della sua morte e nel suo testamento datato 12 luglio 1400 affidò lo Spedale ai Capitani della Compagnia Maggiore di S. Maria del Bigallo con tre condizioni: l’ospedale avrebbe dovuto mantenere il nome di S. Maria dell’Umiltà, questo a conferma del forte legame dei fiorentini con il culto della Vergine Maria che è un elemento centrale nella spiritualità fiorentina, fu attraverso l’Ordine dei Servi di Maria, nato a Firenze con molta probabilità nel 1233, che si diffuse la devozione della Vergine Maria e della sua intercessione; l’altra condizione era che lo Spedale rimanesse indipendente dalla supremazia ecclesiastica e perciò sotto la potestà laicale; in ultimo: che si celebrasse un rinnovale ogni anno nell’anniversario della sua morte che avvenne il 19 luglio del 1400.

L’ospedale in quel periodo contava 18 letti e dava accoglienza a poveri e pellegrini che attraversavano l’Italia per andare a Roma, o per recarsi in Terra Santa. Il valore dello Spedale, seppure lodevole dall’opera che vi veniva svolta, aveva poco spessore e durò due secoli finché venne ceduto ai Frati dell’Ordine di San Giovanni di Dio, un ordine che prese vita con l’operato di João, colui che ebbe i natali in quel di Portogallo nel 1491 e che ebbe una vita avventurosa fin dopo il suo quarantesimo anno di vita. All’età di otto anni Giovanni sparì misteriosamente da casa, il motivo non è noto, forse per spirito di avventura, o forse attratto dalla vita di un vagabondo del quale probabilmente fu strumento per impietosire le persone e indurle a fare l’elemosina, fatto sì è che poco più che fanciullo fu adottato da un dipendente del Conte di Oropesa, luogo in cui il fanciullo si trovava, inizialmente il suo compito era portare il cibo ai pastori per poi divenire pastore anch’egli. Probabile che ‘de Dios’ (‘da Dio’) abbia avuto origine proprio in quel periodo in quanto era un soprannome comune per i trovatelli orfani. Giovanni rimase con i genitori adottivi fintanto che, raggiunta la maggiore età, lo spirito di avventura lo indusse a ripartire: si arruolò come soldato di fanteria nelle fila di Carlo V e sui Pirenei rischiò di morire due volte, però non combattendo: prima cadendo da un cavallo imbizzarrito, e poi per una condanna all’impiccagione in quanto non era stato capace di proteggere il bottino di guerra. Non fu impiccato grazie al Duca d’Alba che commutò la pena con l’ordine di lasciare l’esercito. Il suo girovagare terminò quando con afflizione tornò dai genitori adottivi che lo accolsero con amore, ma la sua sete di avventura non si placò e così partì nuovamente. Si arruolò come attendente del futuro Conte di Oropesa, partecipando alla liberazione di Vienna dall’assedio dei Turchi, finché, rientrato in Spagna decise di lasciare per sempre le armi. Sorse in lui il desiderio di cercare la sua famiglia biologica in Portogallo, ma ebbe la ferale notizia che la madre era morta di dolore a seguito della sua partenza e che il padre, rimasto vedovo, si era ritirato in un convento di francescani in una località poco fuori Lisbona e anch’egli era morto alcuni anni dopo. A seguito di queste notizie riprese il suo vagabondare per la Spagna. Fu proprio l’esperienza di vita che né seguì che egli ricordava come un’occasione che Dio, nella sua infinita bontà, gli aveva porto per fare del bene. Giovanni conobbe un condannato che, per motivi politici, viveva in esilio sulla sponda africana dello stretto di Gibilterra, sposato e con quattro figlie. Decise di essere il suo domestico. Il sostentamento economico di don Luis de Almeida, che non aveva lavoro, terminò abbastanza celermente, ma Giovanni non lo abbandonò, gli rimase accanto provvedendo alle necessità di quella famiglia che lo aveva accolto e si cimentò in un lavoro indubbiamente faticoso: manovale per rafforzare le mura cittadine da un probabile attacco del pirata Barbarossa, erano gli anni 1536-1537.

Fu in quel periodo che un episodio segnò ciò che successivamente avvenne nella sua vita: un suo compagno di lavoro, con il quale era in amicizia, improvvisamente perse la fede, questa repentina apostasia lo mise in ansia, tanto da farlo dubitare della sua stessa fede. Un francescano lo tranquillizzò consigliandogli però di fare rientro in Spagna, e lui rientrò dedicandosi a un nuovo lavoro: libraio ambulante in Andalusia. Nelle iconografie pittoriche in cui è rappresentato San Giovanni di Dio c’è sempre una melagrana, proprio il frutto che un bambino gli offrì dicendogli che quella sarebbe stata la sua croce.
continua…
