foto di Pietro Marchini
Fissata la partenza dall’abitato di Terrinca (517 m), sulla strada che porta alla galleria del Cipollaio (800 m), si percorrono a piedi un bosco e una mulattiera per circa mezz’ora, fino ad una breve salita che ci porta in località “Il Pianaccio”, sopra un’altura che domina la valle. Possiamo effettuare anche un altro cammino, un po’ più lungo ma molto interessante: dopo Seravezza (50 m) e Ruosina (100 m) si svolta a sinistra nel canale del Giardino, superato il piccolo borgo di Cansoli (170 m) per ammirare il caratteristico Ponte della Zingola (200 m) che consente di attraversare la valle. Proseguiamo altre il borgo di Basati (430 m) e, attraversiamo la velle per raggiungere il Pianaccio. Il masso è lì immobile ad attenderci, noi lo osserviamo in religioso silenzio con la mente carica di emozioni derivanti dai molteplici significati che i nostri antenati, non ancora acculturati, vollero lasciare alle future generazioni. Siamo in presenza di uno dei più significativi e ancestrali “libri di roccia da sfogliare”, che troviamo sulle Alpi Apuane, giunto a noi da alcuni millenni.

Le scene di caccia dovrebbero essere le più antiche, risalenti addirittura all’era Paleolitica, seguita da quella Mesolitica e infine Neolitica con l’uso dei metalli, quindi quando l’uomo era essenzialmente cacciatore. A quest’ultima era dovevano appartenere le numerose incisioni raffiguranti i pennati in onore del dio Silvano signore delle selve. Le formelle avevano probabilmente una funzione celebrativa, venivano riempite con un liquido infiammabile e accese durante la notta per essere osservate dal fondo della valle. Le incisioni cruciformi, salvo altre interpretazioni, furono opere da attribuire all’avvento del cristianesimo. Un consiglio a coloro che volessero guardare dal vivo questa e altre incisioni rupestri: il momento migliore per osservarle è durante l’alba o il tramonto, quando la luce sfiora le montagne creando ombre e contrasti che meglio le mettono in evidenza.
