Schiuma di onde come trina di pizzo: Martina Alibani ci porta sulla battigia e ci fa entrare nel suo intenso rapporto con il mare.
Guardo il tuo specchio d’acqua che scintilla di pezzi di sole caduti
Guardo le tue piccole onde fragili che giocano rincorrendosi sulla battigia nel calore di una fredda mattina d’inverno
Ascolto il tuo rumore, oggi timido, sempre profumato di salmastro
E mi sovviene l’immagine del pizzo
La sua trasparenza
La sua leggerezza
E mi tornano ricordi antichi e mai vissuti di una vecchia donna che tesse china, con agilità e maestria davanti al focolare crepitante
Mani nodose le sue, che muovono sicure l’ago e il filo come a suon di musica, ma è una musica muta che solo il cuore può sentire
Mani rugose come il suo viso che distoltosi dal lavoro mi sorride affettuosamente con occhi sereni, sinceri, rassicuranti
Sussulto e d’improvviso torno a te, o mare mio
A te, che sei artista di assoluta bellezza
A te, che culli con forza e dolcezza i miei pensieri
A te, che custodisci con saggezza i miei sentimenti
A te, che da sempre conforti l’anima mia.
