foto di Silvia Meacci
Ancora due aperture serali straordinarie al Museo Bardini di Firenze per immergersi nella bellezza e nella varietà delle opere d’arte che il collezionista e antiquario Stefano Bardini decise di lasciare in eredità alla città. In occasione del centenario dell’apertura del museo, sarà possibile per due lunedì visitare lo spazio espositivo che racconta molto del suo fondatore. Un vero personaggio, spesso discusso, questo Bardini: uomo ambizioso che dapprima fu studente di pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze e successivamente restauratore, perché aveva realizzato che la vita di artista non gli avrebbe garantito l’agio che perseguiva. Diventò presto antiquario e grazie all’Esposizione Nazionale del Regno d’Italia nel 1861, ebbe modo di conoscere tanti esperti del settore. Determinante fu la conoscenza di Wilhelm von Bode, creatore del Kaiser Friedrich Museum di Berlino, ora Bode-Museum, che gli permise di entrare in contatto con il potente mondo dei magnati tedeschi. Bardini comprò la chiesa e l’ex convento di San Gregorio dalla Pace in Piazza de’ Mozzi a Firenze, facendone un elegante atelier per esporre le opere di sua proprietà, ricevere compratori di un certo calibro e portare a termine le contrattazioni. Era dotato di talento e buon gusto. Nell’atelier aveva dipinto le pareti di una tinta che ora è celebre come “blu Bardini”, forse traendo ispirazione dagli interni di dimore eleganti e internazionali della nobiltà russ. Fatto sta che il “blu Bardini” spopolò, tanto che si può trovare a Dublino, a Parigi, in Germania. Molti aristocratici lo vollero come vernice da comprare per tinteggiare le loro dimore.

Organizzò numerose aste, soprattutto a New York, che contribuirono a diffondere il gusto neorinascimentale. Per far fronte alle tante richieste, spesso gli originali non bastavano. Le opere d’arte venivano così smembrate e riadattate, a volte replicate: il palazzo includeva infatti anche magazzini e laboratori di restauro. Bardini ebbe anche la fortuna di operare nel periodo della formazione del nuovo stato italiano che tardò circa 40 anni ad avere un proprio impianto di leggi per la tutela sul patrimonio. Con il vento favorevole, quindi, Bardini comprava a poco e vendeva a tanto.

Quando nel 1922 morì, Bardini lasciò in testamento ciò che era rimasto dalla vendita dei suoi beni artistici al comune di Firenze. Un vero regalo per la città. Ma all’apertura del museo nel 1925, dopo un restauro dei locali, il “blu Bardini” dovette cedere il passo ad un triste grigio e solo nel 2009 fu riportato alle pareti con il suo stile peculiare. Bellissime le Madonne, opere per devozione familiare, tra cui spiccano la Madonna della Mela, attribuita a Donatello o a Luca della Robbia e la Madonna dei Cordai, attribuita a Donatello. Di alto interesse i cassoni delle doti, le statuette in marmo, bisquit o ceramica raffiguranti San Giovanni, tipiche per la devozione casalinga. Interessante la collezione di armi da combattimento e da parata, i tappeti di cui Bardini era un grande estimatore e i cuoi ( famosi quelli spagnoli di Cordoba ), pannelli che si usavano per tappezzare e isolare le stanze dal freddo.
Una curiosità: nel museo troverete la statua originale in bronzo del “porcellino”, la fontana con il cinghiale realizzata da Pietro Tacca, allievo del Giambologna, su commissione di Cosimo II de’ Medici. La copia si trova nella Loggia del Mercato Nuovo a Firenze ed è quella che quotidianamente centinaia e centinaia di turisti toccano per avere fortuna, dopo aver messo una monetina in bocca all’animale. “La storia di Stefano Bardini e del suo lascito alla città di Firenze è una storia di profonda generosità, di amore per l’arte e di straordinaria visione. Per questo, l’iniziativa di tenerlo aperto la sera per quattro lunedì consecutivi, dando la possibilità a tutti di ammirare le sue collezioni e lasciarsi ispirare dal suo inconfondibile blu, è un modo per onorare il suo grande contributo e per ammirarlo”, ha detto l’assessore alla cultura Giovanni Bettarini.
22-29 settembre: l’orario delle visite si estende dalle ore 17 alle 23
