foto di Silvia Meacci
Difficile non lasciarsi coinvolgere dalla poesia incontrata a “Pitti Fragranze”, evento internazionale dedicato principalmente alle essenze ma anche alla cosmesi, svoltosi a Firenze dal 12 al 14 settembre. Appare evidente come oggigiorno le fragranze rappresentino delle narrazioni. I maestri profumieri sono scrittori di storie e addirittura si stanno evidenziando nel settore nuovi profili professionali: “naming artist”, “packaging storyteller”, “scent editor”. E se il mercato offre profumi etichettati come unisex, vegani, cruelty free, dell’anima e della memoria, su misura, con nomi accattivanti, è anche vero che ogni contenuto olfattivo dovrebbe avere attinenza filologica con il suo nome. Un esempio calzante per coerenza, oltre che per qualità, è costituito dai profumi del celebre naso Meo Fusciuni, originario di Mazara del Vallo e nato come chimico e erborista. Le sue creazioni in mostra a Firenze sono esteticamente belle ed evocative ma soprattutto spiazzanti al naso, veri rimandi sensoriali che riescono a commuovere, trasportare altrove, in luoghi e nel tempo. Tra le molteplici fragranze, “Narcotico”, concepito sugli scalini di una chiesa palermitana. Si respira Mondello, il mercato del pesce, la Vucciria, la casa del passato che reca con sé sentori di infanzia. È un vecchio cassetto vuoto che spalanca la memoria e ipnotizza.”Notturno” è un buio accogliente, utero materno, è il giorno che volge alla fine e che ci accoglie con le attività che ci appassionano. Nel suo richiamare olfattivamente l’inchiostro, è lettura, scrittura, tatuaggi. È odore di bambole di plastica, di Crystal Ball. Si sente in sottofondo ananas, deliziosamente marcescente. È affascinantissimo. “Isola” è Sicilia e Giappone, è come bere una limonata nelle strade di una Tokyo moderna, in estate. La nota pungente è conferita dall’agrume orientale yuzu. Meo è appassionato del Giappone, ci è andato come “esperto di olio di oliva” e ne è tornato carico di suggestioni. “Sogni”, altro suo profumo, è ispirato al titolo di un film di Kurosawa e definisce bene quei momenti al risveglio, evoca la ciotola di riso fumante, l’odore del legno del tatami, la tostatura del tè. È per Meo il “legnoso perfetto” con riso assoluto, aghi di pino, peonia, bambù, tabacco, incenso e molto altro. I profumi nascono dai suoi viaggi e da attimi.”Varanasi” è una fragranza iconica con uno spiccato sentore di combustione. È imprevedibile, un mandala olfattivo, messo in cantiere durante un viaggio in India che lo ha stravolto perché quella nazione è tutto e niente, è bellezza e pire funerarie, è povertà e ricchezza spirituale.

“Pitti Fragranze”ha ospitato alla Stazione Leopolda 258 brand di cui il 75 per cento di provenienza estera e soprattutto asiatica. Oltre alle storiche maison francesi e inglesi, sono infatti fiorite nuove realtà, non etniche ma globali. La Corea, altamente rappresentata, imperversa sul mercato con le sue fragranze dopo il successo della K-beauty e della meticolosa skincare. Il marchio Saranghaevo ( “ti amo” in coreano ) produce vere e proprie storie descritte con il potere evocativo del profumo. L’ideatore, Sung Soo Kim, anche fotografo, memore dei suoi viaggi, realizza “istantanee olfattive della vita”; in “Drive to sunburst”, con neroli, eucalipto e cedro, vuole evocare, riuscendoci perfettamente, la calma mattutina vissuta in Toscana, mentre “Road trip” fissa i ricordi di un viaggio attraverso gli Stati Uniti nel 1996: trecento miglia percorse al giorno, sole, incontri, ricordi.

Special Guest: il giapponese Satoshi Kuwata, vincitore del LVMH Prize for Young Fashion Designer 2023. Fondatore del marchio Setchu, ha presentato un set di cinque fragranze che si ispirano alla calma della domenica, al rituale della cura genitoriale in bagno, a tempi fluidi, alla nostalgia per l’infanzia. Ritorna la narrazione, dunque, perché scrivere con le fragranze è un’arte.
