Una rilevante mostra di opere calcografiche presso “Gadarte” a Firenze, sarà prossimamente uno degli importanti eventi che festeggeranno il settantesimo compleanno della Galleria di Via di Sant’Egidio 27/r, luogo d’arte e incontri culturali tra i più apprezzati e longevi della città. Dal 5 al 18 settembre, con inaugurazione sabato 6 alle 18,00, si potranno ammirare le incisioni di Sonia De Franceschi e Margherita Oggiana, una cospicua rassegna dal suggestivo titolo di “Mondi simbolici”, ispirata ad una corrente artistica contemporanea che possiamo definire “neo-simbolismo”,che abbraccia tutte le discipline dell’arte privilegiando una ricerca interiore e una rappresentazione creativa di simboli personali e universali.

E davanti alla bellezza e suggestione delle opere delle due artiste, ispirate da queste tematiche, non si può non pensare alla loro felice realizzazione mediante una tecnica, la calcografia, che pare avere una sua intima “vocazione” nella raffigurazione di tematiche profonde e spirituali, e nell’esplorazione di realtà metafisiche. Una “vocazione” che, a ben riflettere, ha animato l’incisione fin dai primordi dell’umanità, quando i tratti, scaturiti dalla mente e dalla mano dell’uomo, e diventate opere d’arte incise sulle rupi nell’alto paleolitico, oltre a immagini reali, raffiguravano “ideogrammi”,simboli che volevano comunicare ”l’idea” della realtà che questi primitivi artisti avevano elaborato in sé.

In seguito la tecnica dell’incisione è cresciuta insieme all’uomo e alle sue necessità di rappresentazione artistica nel tempo e nei luoghi : nell’ VIII secolo era diventata in Giappone prerogativa dei monaci buddisti che, con un grande e minuzioso lavoro, realizzavano in rilievo, su una matrice di legno, dei simboli religiosi che poi apponevano all’infinito sui loro testi sacri. Adottavano, in questo modo, la xilografia (letteralmente “scritto, o inciso sul legno”) già conosciuta in Cina nel VI secolo.

In epoche successive la creatività artistica, ampliando la tecnica incisoria, si indirizzò verso un’applicazione che, diversamente dal sistema di stampa xilografica, si serviva di una matrice di metallo che faceva da supporto all’incisione, o veniva essa stessa incisa, e sulla quale, attraverso procedimenti chimici più o meno elaborati, si poteva dare risalto alle figure delineate. È nata così la calcografia (letteralmente “scrittura, incisione su rame”) e, a dare inizio a questa tecnica in Italia, pare sia stato proprio un fiorentino, l’orafo e incisore Maso Finiguerra, che nel 1450 la utilizzava come procedimento inverso alla xilografia, poiché, invece di “stampare” l’opera artistica, la faceva “emergere” da una matrice di metallo.

Le origini della calcografia vedono una sua realizzazione in forma diretta, in cui l’artista incide direttamente la matrice con il suo disegno e poi fa risaltare i solchi, o incavi dell’incisione, riempiendoli con un’amalgama nera di metalli, come faceva Finiguerra, che, in gergo, lavorava “a niello”. Successivamente la tecnica viene affinata con l’esaltazione indiretta dell’incisione, trattando preliminarmente la matrice con una vernice protettiva nella quale si va effettivamente ad incidere il disegno. La matrice viene poi immersa in una soluzione di acido nitrico ed acqua, la cosiddetta acquaforte (aqua fortis), in maniera che vengano corrose le parti incise nella vernice e facciano emergere i tratti del disegno. Quando l’artista giudicherà ottimale il risalto dell’incisione, sarà pronto ad usare il torchio, grazie al quale la matrice imprimerà l’opera sul foglio di carta. Oltre alla tecnica dell’acquaforte c’è quella dell’ acquatinta che, in maniera complementare, aggiunge alla stampa calcografica un carattere sfumato grazie ad una sostanza granulosa apposta sulla matrice. E, da quei tempi, la calcografia ha conosciuto un costante progresso, fino a diventare una modalità espressiva artistica di famosi pittori come Albrecht Dürer, o il Parmigianino – che nel ‘500 portò l’acquaforte alla sua massima esaltazione – o Rembrandt, Francisco Goya… fino ad arrivare a Giorgio Morandi e a tanti artisti contemporanei, che, attraverso apposite Scuole, aderiscono sempre più a questa versatile e suggestiva tecnica di raffigurazione. A tale proposito una delle artiste espositrici, Sonia De Franceschi, effettuerà per il pubblico dell’inaugurazione, una dimostrazione pratica di stampa calcografica.

Sonia De Franceschi è nata a Firenze dove si è diplomata stilista di moda; è laureata in Pittura all’Accademia di Belle Arti fiorentina . Nel 2000 ha frequentato un Master in Calcografia presso “Il Bisonte” consolidando così la sua passione per l’arte grafica, conosciuta negli anni degli studi accademici. Dal 1998 si dedica all’ insegnamento delle tecniche pittoriche e incisorie presso varie scuole, fra cui l’Accademia Fiorentina AD’A, e costantemente al suo lavoro incisorio. Attualmente lavora come insegnante di pittura ad olio per CeaCapa Study Abroad (UNH) di Firenze. Nel 2024 ha pubblicato per i tipi di ALI Associazione Liberi Incisori con sede a Bologna il “Catalogo delle Incisioni 1992/2023”. Sue opere sono presenti presso importanti istituzioni e fondazioni italiane e straniere, e in collezioni private. Ha al suo attivo innumerevoli mostre nazionali e internazionali di pittura e incisione.
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Margherita Oggiana nasce a Ozieri in provincia di Sassari nel 1954. La Toscana è la sua patria d’adozione da oltre quarant’anni : vive e lavora a Pistoia. Quella che era solo una passione, la pittura, è diventata negli ultimi anni il suo principale impegno. Pittrice autodidatta definisce la sua pittura onirico – simbolica : “Sogni, visioni, presagi, ricordi ancestrali, archetipi, vengono ricostruiti sulla tela in una sorta di auto-riconoscimento e auto- guarigione dove – afferma- catartico è lo scorrere del pennello sul colore”. Socia artista della Società delle Belle Arti- Circolo degli Artisti “Casa di Dante” di Firenze e Presidente dell’Associazione Culturale Gadarte di Firenze. Nella primavera del 2023 si iscrive a un corso di incisione, tecnica che l’ha sempre affascinata fin da ragazzina quando guardava estasiata le illustrazioni del Dorè su un’edizione del 1953 della Divina Commedia che suo padre le leggeva.
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