C’è un momento, mentre cammini, in cui non sai più se sei ancora dentro la realtà o già dentro il ricordo. Presciano comincia così, con un bivio dimenticato e una strada che pare voler tornare indietro. L’aria è ferma, e il silenzio ha quel suono strano che viene dopo l’ultimo rumore. È un paese che non c’è più, eppure qualcosa continua ad esserci. Le case hanno le porte socchiuse, come se invitassero ad entrare, e ci sono ancora dettagli che resistono: una sedia che aspetta, una persiana mezza aperta, una tenda all’uncinetto ingiallita che trattiene ancora il vento. In questi dettagli si annida la dolcezza, ma è una dolcezza amara. Perché tutto parla di vita: stratificata, vissuta, finita, un paese non si svuota mai del tutto: resta il respiro di chi ci ha abitato, resta la memoria come il profumo di qualcosa che ha appena smesso di cuocere.

Mi piace pensare alla contessa Caetani Lovatelli, che qui visse e che di tutto questo si innamorò. Me la immagino negli anni Venti, affacciata al suo balcone ottocentesco, con il colletto alto e un cameo fermo sulla camicetta bianca, bella e regale, mentre guarda il paese che respira e si muove sotto di lei. La tenuta fu la sua eredità d’amore: la lasciò all’Istituto per Ciechi Sant’Alessio perché rimanesse cara, mantenuta, viva. Ma il tempo è beffardo e la bellezza, se non accudita, si fa malinconia. Così Presciano fu dimenticata, anche se lei, forse, passeggia ancora tra queste pietre, fiera e silenziosa, dentro il vento che scivola fra gli ontani alti.

Alla fine del paese, quando ormai credi di aver visto tutto, arrivi a un boschetto che sembra irreale. Non un bosco qualunque, ma un cerchio perfetto di lecci e querce, come disegnato da un bambino preciso su un foglio stropicciato in una giornata uggiosa di pioggia. È come se custodisse ciò che resta, con grazia. Qui ci si può sedere. Meglio ancora: stendersi. Sentire il profumo delle foglie, il suono delle storie che si dissolvono piano. Ed è proprio qui che apro la mia prescrizione.

Una bottiglia di Boulé, la bollicina di Fattoria Carpineto. Boulé: un Metodo Classico che incanta e racconta una storia al primo sorso. Elegante, regala al naso e al palato note calde di crosta di pane e burro, intrecciate a sfumature delicate di pesca matura e mela fresca. Il suo perlage è sottile e accarezza il palato. Boulé è un sorso di poesia vestito di luce, un rimedio dorato per preziosi attimi di meditazione. Dovrete portargli rispetto e berlo freddo tra i 4 e i 6 gradi al massimo.
Dallo zaino, senza troppa fretta, tirate fuori un panino che non ha bisogno di spiegazioni. Pane toscano, tonno sott’olio, capperi e un velo di maionese fatta in casa. È una merenda che evoca immediatamente certi pomeriggi lunghi passati tra cortili e ginocchia sbucciate e richiama alla mente l’immagine di cucine tiepide dove il tempo si fermava solo per un morso. Non c’è niente di speciale in questo panino e proprio per questo c’è tutto: è il panino delle nonne, delle gite improvvisate, delle mani unte e frementi di tornare a giocare in un cortile. E qui, tra queste case abbandonate anche questo boccone diventa un piccolo rito del ricordo.
Presciano è un paese che sembra scomparso e invece è solo tornato al suo silenzio originario. Un luogo dove l’abbandono non si piange, si attraversa. Le mie prescrizioni vorrei che servissero anche a questo: a ricordarci, con dolce fermezza, che per stare bene a volte bisogna imparare a lasciar andare ciò che è stato. Non per dimenticare, né per cancellare. Al contrario. Bisogna saper deporre certi ricordi con cura, come si fa con le cose preziose, in un cassetto ben nascosto della memoria. Un angolo tutto nostro, dove ciò che è accaduto non pesa più sul presente, ma resta lì, intatto, a ricordarci chi siamo stati. E ogni tanto, quando ne sentiamo il bisogno, possiamo aprire quel cassetto, dare una sbirciatina, sorridere — o commuoverci — e poi tornare al presente con il cuore un po’ più leggero.
Prescrivo vino: Boulè di Fattoria Carpineto.
Dose consigliata: una bottiglia da bere in due, su un plaid nel bosco, mentre le foglie si muovono piano e la contessa sorride, da lontano, col suo colletto alto e il tempo si ferma.
Coordinate 43°18’46.2″N 11°23’55.0″E
